Una Serie A cacio e pepe: la Lazio di Gattuso comanda, la Roma di Malen è la fabbrica del gol
Dopo 16 anni la formazione capitolina torna in testa da sola e da imbattuta. Anche i cugini giallorossi non hanno mai perso e vantano il miglior attacco

«C’era uno che…», scrive l'amico telenarratore Furio Zara in incipit alla sua rubrica settimanale sul Foglio Sportivo. In questa Serie A invece “c’è uno che” si chiama Rino Gattuso che con la sua Lazio era partito facendosi buttare fuori al primo turno di Coppa Italia dal Mantova (serie B) e che per gli addetti ai lavori, complice anche la quasi assenza sul mercato da parte del patron laziale Claudio Lotito, a conti fatti non sarebbe andato oltre metà classifica. La diceria degli untori, che da tempo hanno bollato Gattuso come ex gloria mondiale del Milan e del calcio azzurro, e da allenatore e ct un perdente di successo (ovunque è andato con i club ha fatto il suo e ci ha messo del suo, soldi compresi, in Grecia e anche al Pisa), ora si devono inchinare al suo primato assoluto. La Lazio è capolista, a sorpresa d’accordo, ma prima in solitaria e questo non accadeva da sedici anni a questa parte.
Dopo 16 anni, 6mila giorni, lontana dalla vetta, l’aquila biancoazzurra di Gattuso spicca il volo e piazza un parziale di 9 vittorie e un pareggio nelle prime dieci gare del torneo. Il segreto di questo 1° posto conquistato dopo il successo con il Cagliari, sofferto ma grintosamente preteso dei “Ringhio Boys”? Un gruppo granitico, organizzazione di gioco perfetta, una corsa incessante nei 90 minuti e il carattere tenace schietto e sincero del suo mister. E poi, scendendo nel dettaglio dei singoli sorprendenti, allora c’è uno che si chiama Mandas ed è un portiere dal piede educato che imposta arrivando follemente fino a centrocampo. In una difesa che ha perso il perno centrale Gila, pronto è arrivato il rimpiazzo e c’è uno che si chiama Šutalo, è croato e giocava nell’Ajax. Sulla fascia sinistra i blitz alla Bolt con assist garantito di Nuno Tavares erano noti, mentre non ci si aspettava un impatto così potente sulla destra del dinamico Romano Floriani Mussolini, idolo della Curva Nord già solo per le ascendenze famigliari, che si sta rivelando un elemento importante, forse anche in chiave azzurra (il ct Roberto Mancini lo sta seguendo con attenzione). Le geometrie e le sterzate improvvise di capitan Zaccagni (con il Cagliari ha giocato nonostante la perdita dell’amato zio) unite a quelle dell’olandese pensante Taylor, oltre al dribbling ubriacante con gol dalla “mattonella” del danese Isaksen e il Noslin ritrovato che segna e lotta su ogni pallone, fanno di questa Lazio una mina vagante che potrebbe riscrivere il finale di una stagione che alla vigilia sembrava scontato dovesse riproporre un Inter bis.
Ovvero il secondo scudetto di fila dei nerazzurri sotto la gestione Chivu. Il derby sfumato, il sesto di fila contro il Milan del sornione lusitano Amorim, ha fatto suonare un campanello d’allarme in casa Inter dove le prestazioni di Champions sono parecchio altalenanti e l’assenza del suo profeta in attacco, Lautaro Martinez, generano qualche incertezza di troppo. La concorrenza per la lotta allo scudetto, in cui al momento mancano all’appello due big ballerine come Juventus e Napoli (vittoria dei bianconeri nello scontro diretto), è affollata ben oltre all’inserimento in corso d’opera della Lazio, che prima a 28 punti sorpassa la Beneamata a più 3. L’Inter per difendere il titolo sarà costretta a guardarsi alle spalle, anche dallo stesso Milan che intanto risale a quota 21. Occhio poi al Como scatenato di Fabregas che è ormai una realtà di stampo europeo e presidia il quarto posto (23 punti). Ma tutti temono il ciclone romanista, terzo a 24 punti. La Roma di Gasperini, ancora imbattuta come la Lazio, sfoggia un gioco arioso e a tratti forse il più spettacolare della kermesse italiana. I giallorossi vantano il miglior attacco: 28 reti realizzate e nell’ultima goleada di Udine (2-5) oltre al solito Malen (8 gol finora per il bomber olandese) sono andati a segno altri 4 giocatori della rosa del Gasp capitolino e fanno 12 marcatori differenti (compresi i giovani Pisilli, Lulli e Ghilardi) che fin qui hanno timbrato il cartellino dei realizzatori.
Una Serie A dunque pirotecnica sotto porta, in cui si vendemmia del buon calcio e si segnano gol a grappoli. Basti pensare che alla nona giornata si era arrivati a 43 reti realizzate e il record delle 48 marcature in un solo turno che risale alla stagione 2014-2015 molto presto potrebbe essere superato. Al festival del gol contribuisce anche lo spirito offensivo di piccole realtà in ascesa come il Frosinone di Alvini che passa anche a Torino ma purtroppo perde per infortunio il suo giovane bomber Raimondo (8 gol segnati, era in odore di convocazione in Nazionale) che a sua volta cede anche il comando della classifica dei cannonieri al portoghese del Monza Gustavo Varela: 9 centri in dieci partite, a testimonianza che questo campionato tira forte anche dal basso verso l’alto.
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