Notre Dame-Villanova a Roma, il basket Ncaa fa tappa in Vaticano
I due storici atenei cattolici aprono al PalaEur la stagione universitaria americana. Una sfida che racconta il ruolo della pallacanestro come strumento di educazione ed evangelizzazione negli Usa

Dagli States a Roma nel nome del basket. Domani al PalaEur la sfida Notre Dame-Villanova aprirà la stagione 2026-27 del campionato universitario americano (Ncaa) con due partite ufficiali, prima gli uomini e poi le donne. Un doppio confronto che porta per la prima volta fuori dagli Stati Uniti l’apertura della stagione del college basket maschile. Oggi le quattro squadre parteciperanno a una Messa nella basilica di San Pietro, a cui dovrebbe seguire l’incontro con Leone XIV.
Per il Papa americano non sarà proprio una sfida come le altre. Robert Francis Prevost si è laureato in matematica a Villanova nel 1977, ventiduenne, prima di entrare nel noviziato degli agostiniani. L’ateneo della Pennsylvania è una delle due università cattoliche agostiniane degli Stati Uniti e l’elezione del primo Papa statunitense, e primo agostiniano sul soglio di Pietro, ha reso improvvisamente mondiale un legame che Villanova custodiva da quasi mezzo secolo.
Per il Papa americano non sarà proprio una sfida come le altre. Robert Francis Prevost si è laureato in matematica a Villanova nel 1977, ventiduenne, prima di entrare nel noviziato degli agostiniani. L’ateneo della Pennsylvania è una delle due università cattoliche agostiniane degli Stati Uniti e l’elezione del primo Papa statunitense, e primo agostiniano sul soglio di Pietro, ha reso improvvisamente mondiale un legame che Villanova custodiva da quasi mezzo secolo.
Di fronte ci sarà probabilmente l’università cattolica americana più famosa: Notre Dame, a South Bend, nell’Indiana. Curiosamente i due atenei sono coetanei. Villanova fu fondata dagli agostiniani nel 1842 alle porte di Philadelphia e prese il nome da Tommaso da Villanova, santo agostiniano spagnolo; nello stesso anno il sacerdote francese Edward Sorin fondò Notre Dame nell’Indiana con la Congregazione di Santa Croce. Due storie diverse: l’eredità agostiniana di Villanova, riassunta nei tre principi Veritas, Unitas, Caritas, e quella di Santa Croce di Notre Dame, diventata nel tempo uno dei punti di riferimento del cattolicesimo americano. E lo sport ha contribuito non poco a renderle famose. Notre Dame è identificata soprattutto con il football americano, ma anche il suo basket ha scritto pagine di storia soprattutto al femminile: ha conquistato due titoli Ncaa, nel 2001 e nel 2018, e raggiunto complessivamente sette finali.
Villanova risponde soprattutto con la sua leggendaria tradizione maschile. Ha vinto tre titoli Ncaa: 1985, 2016 e 2018.. E quella scuola continua oggi nella Nba: Brunson, Josh Hart e Mikal Bridges, i “Nova Knicks”, giocano insieme a New York e nel 2026 hanno conquistato il titolo Nba, diventando il primo trio di compagni capace di vincere insieme sia il campionato Ncaa sia quello professionistico. Quest’anno tra i Wildcats c’è anche un italiano, il 19enne Luigi Suigo, centro di 221 centimetri originario di Tradate e già convocato dalla Nazionale maggiore.
Villanova risponde soprattutto con la sua leggendaria tradizione maschile. Ha vinto tre titoli Ncaa: 1985, 2016 e 2018.. E quella scuola continua oggi nella Nba: Brunson, Josh Hart e Mikal Bridges, i “Nova Knicks”, giocano insieme a New York e nel 2026 hanno conquistato il titolo Nba, diventando il primo trio di compagni capace di vincere insieme sia il campionato Ncaa sia quello professionistico. Quest’anno tra i Wildcats c’è anche un italiano, il 19enne Luigi Suigo, centro di 221 centimetri originario di Tradate e già convocato dalla Nazionale maggiore.
Anche il basket femminile di Villanova conserva una storia singolare. La sua grande stella degli anni Ottanta, Shelly Pennefather, vinse nel 1987 il Wade Trophy come migliore giocatrice universitaria d’America, giocò da professionista in Giappone e poi lasciò il basket per entrare tra le clarisse, assumendo il nome di suor Rose Marie. Non stupisce allora che per i ragazzi e le ragazze che domani scenderanno in campo Roma rappresenti qualcosa di più di una trasferta. A Osv News Ethan Roberts, guardia di Notre Dame e cattolico, ha definito la possibilità di giocare contro l’università del Papa nella sua città quasi un intervento della Provvidenza. Attende soprattutto la visita alla basilica e al Vaticano, dove, ha spiegato, potrà incontrare «la nostra storia come religione». Kelsey Joens, guardia della squadra femminile di Villanova, è cresciuta in una famiglia cattolica: «La fede è sempre stata una parte importante della mia vita». E il basket, ha aggiunto, le sta offrendo qualcosa che non avrebbe mai immaginato: giocare a Roma con la possibilità di incontrare il Papa.
La rivalità, però, resta rivalità. Tanto che è arrivata fino ai vertici delle due congregazioni religiose. Fra Paul Bednarczyk, superiore generale della Congregazione di Santa Croce, e padre Joseph Farrell, priore generale degli Agostiniani, si conoscono da anni e hanno deciso di mettere qualcosa in palio. Si sommeranno i punti segnati dalle rispettive università nelle due partite, maschile e femminile: la congregazione che avrà totalizzato meno punti dovrà invitare l’altra nella propria casa generalizia di Roma per una Messa e una cena. Una scommessa nella quale, in fondo, perdere non sembra poi così spiacevole. «Non importa quale sarà il risultato – ha osservato padre Farrell –: potremo condividere una serata di dialogo fraterno e buon cibo».
È forse l’immagine migliore per raccontare perché queste due partite siano state portate proprio a Roma. Perché Notre Dame e Villanova appartengono a una storia molto più grande. Il basket trovò presto un terreno privilegiato nelle scuole e nelle parrocchie delle comunità cattoliche americane, popolate allora soprattutto dagli immigrati irlandesi, italiani e polacchi. Ordini religiosi, università e associazioni giovanili fecero della pallacanestro uno strumento di educazione, integrazione e anche di evangelizzazione. Da quella storia sono nate alcune delle grandi scuole del basket universitario, da Georgetown a Gonzaga, da Loyola Chicago a San Francisco, fino appunto a Villanova e Notre Dame. Domenica a Roma quella lunga storia tornerà in qualche modo alle sue radici. Sul parquet ci saranno quattro squadre che giocheranno per vincere e due università che da quasi due secoli provano a tenere insieme studio, sport e fede. Perché anche un pallone e un canestro possono diventare strumenti per educare ed evangelizzare. Per alzare lo sguardo oltre il tabellone, in una partita che non finisce con l’ultima sirena.
È forse l’immagine migliore per raccontare perché queste due partite siano state portate proprio a Roma. Perché Notre Dame e Villanova appartengono a una storia molto più grande. Il basket trovò presto un terreno privilegiato nelle scuole e nelle parrocchie delle comunità cattoliche americane, popolate allora soprattutto dagli immigrati irlandesi, italiani e polacchi. Ordini religiosi, università e associazioni giovanili fecero della pallacanestro uno strumento di educazione, integrazione e anche di evangelizzazione. Da quella storia sono nate alcune delle grandi scuole del basket universitario, da Georgetown a Gonzaga, da Loyola Chicago a San Francisco, fino appunto a Villanova e Notre Dame. Domenica a Roma quella lunga storia tornerà in qualche modo alle sue radici. Sul parquet ci saranno quattro squadre che giocheranno per vincere e due università che da quasi due secoli provano a tenere insieme studio, sport e fede. Perché anche un pallone e un canestro possono diventare strumenti per educare ed evangelizzare. Per alzare lo sguardo oltre il tabellone, in una partita che non finisce con l’ultima sirena.
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