Alla fine i pm hanno chiesto che Andrea Sempio vada a processo per il delitto di Garlasco

La Procura di Pavia ribadisce: «Ha agito con crudeltà e odio». Per il delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni Alberto Stasi (che ora punta alla revisione)
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November 3, 2026
Andrea Sempio in caserma per effettuare il test del dna per il delitto di Garlasco
Andrea Sempio in caserma per effettuare il test del dna per il delitto di Garlasco
Andrea Sempio da indagato potrebbe diventare imputato: la richiesta di rinvio a giudizio a carico del commesso 38enne accusato dalla Procura di Pavia di essere stato lui, e non Alberto Stasi, ad uccidere Chiara Poggi, era attesa e scontata ed è arrivata oggi. A chiudere il cerchio della nuova indagine, che tra colpi di scena, polemiche e un costante martellamento dei media con salotti tv andati in onda per un anno e mezzo a ciclo continuo, è stato un comunicato inviato a metà pomeriggio dal procuratore Fabio Napoleone. Nel quale il capo dei pm dava conto che era stata appena inoltrata la richiesta di processo per Sempio.
Immediata la replica dell’amico del fratello di Chiara: sono «pronto ad affrontare anche questa fase del procedimento davanti al gup», sono «convinto che sarà dimostrata la mia innocenza». I pm pavesi, dopo aver valutato anche le ultime consulenze depositate dai legali del commesso di un negozio di telefonia, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, non sono arretrati di un passo. Non hanno modificato l’incolpazione già formulata con la prima e la seconda chiusura dell’inchiesta: omicidio volontario pluriaggravato. Sempio avrebbe «agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte», di cui «almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto». E avrebbe «commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio» per la giovane, che aveva 26 anni, a causa di un «rifiuto» a un suo approccio. La Procura non ha nemmeno cambiato la ricostruzione dell’aggressione: Sempio, allora poco più che maggiorenne e spesso ospite a casa Poggi, quella mattina di piena estate, mentre l’amico Marco e i genitori erano in vacanza in Trentino, non si sa come sarebbe entrato nella villetta di via Pascoli.
Dopo una «iniziale colluttazione - è scritto nel capo di imputazione - colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima» sulla fronte e poi sullo zigomo destro «facendola cadere a terra». Poi, «la trascinava» fino alla «porta di accesso alla cantina e, dopo che provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi» alla testa ed al volto, «facendole perdere i sensi». Infine, spingeva il corpo della ragazza facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina». Là sebbene la 26enne «fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi» sulla parte posteriore del cranio, causandone la morte. Un’accusa di omicidio che si basa su una ventina di elementi raccolti e riletti da inquirenti e investigatori, tra cui il Dna estrapolato dalle unghie della vittima, compatibile con la linea paterna della famiglia Sempio, e l’impronta palmare di lui, secondo le consulenze degli esperti dei pm, su una parete vicina a dove è stato rinvenuto il corpo senza vita di Chiara. Un quadro che scagiona l’allora fidanzato e unico condannato per il delitto. Con la riscrittura del caso, Stasi, che sta finendo di espiare 16 anni di reclusione, ora punta di nuovo su un’istanza di revisione del processo, dopo che la Corte d’Appello di Brescia ne ha rigettate due. Dovrebbe essere presentata entro metà novembre. La Procura Generale di Milano, invece, non ha sciolto la riserva sul punto.
Mentre i Poggi, convinti che la verità sia quella scritta nella sentenza passata in giudicato, anche per motivi tecnici non si costituiranno parti civili. I legali di Andrea Sempio, ha spiegato Cataliotti, sono «assolutamente pronti a fronteggiare queste imputazioni a partire dalle questioni processuali per passare attraverso le richieste di prova e infine il merito». La richiesta di rinvio a giudizio, ha aggiunto, «non ci sorprende né dal punto di vista della tempistica, né dal punto di vista della qualificazione giuridico-penale dei fatti», già contenuta nell’atto di conclusione indagini. Ora la parola passerà al gup e ci sarà subito uno scoglio da superare: la richiesta della difesa di sospensione del procedimento e, nel caso, la proposta di una questione di legittimità costituzionale alla Consulta, in quanto, per i difensori, tutto deve rimanere fermo in attesa che venga definito il giudizio di revisione su Alberto Stasi.

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