Meloni: improcrastinabile che Europa parli a una voce sola su Kiev

La presidente del Consiglio ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e chiede «che si decida una volta per tutte chi siede al tavolo negoziale in rappresentanza dell'Ue»
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November 5, 2026
Meloni: improcrastinabile che Europa parli a una voce sola su Kiev
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa/ ANSA
«Caro Antonio, alla luce dei più recenti sviluppi, sono costretta a tornare su un tema che ho più volte sollevato in Consiglio Europeo. Mi riferisco alla necessità, per l'Europa, di parlare con una sola voce sulla questione ucraina. Necessità ormai improcrastinabile». Comincia così la lettera che la premier Giorgia Meloni ha inviato al presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa.
L'Unione Europea, infatti, continua a viaggiare in ordine sparso. Tanto che la presidente del Consiglio elenca le troppe voci impegnate su questo fronte: «Consentimi, al riguardo, di ripercorrere solo quanto accaduto nell'ultimo mese. A Miami un incontro "informale" tra i Consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Stati europei, Ucraina, e rappresentanti Nato e Ue è stato confermato solo successivamente, da fonti statunitensi. Poi ci siamo riuniti a Oslo. Pochi giorni dopo, a Helsinki, durante la sessione del Consiglio Nordico, il presidente Stubb e il primo ministro Støre hanno sospeso i lavori per una telefonata "a titolo nazionale" con il presidente russo Putin. Immediatamente dopo è stata convocata per il 19 novembre, a Berlino, una riunione della Coalizione dei Volenterosi, che riunisce 37 Stati. Ma, una settimana prima, cioè il 12 novembre - a margine della riunione della Comunità Politica Europea - siamo stati convocati a una riunione del cosiddetto "formato Berlino", che ha una composizione ancora diversa da tutte le altre che ho citato. Come se non bastasse, apprendo che in questi giorni hanno luogo riunioni di livello tecnico a Bruxelles, e che è prevista una non meglio precisata presenza europea ai colloqui previsti ad Abu Dhabi tra ucraini e russi con la mediazione americana. E, nel frattempo, ci saremo visti al Consiglio Europeo informale di Dublino».
Insomma una gran confusione. La presidente del Consiglio pensa anche «che sia inaccettabile, atteso che in gioco ci sono vite umane e il futuro della nostra sicurezza. Metto nero su bianco queste parole, Antonio, perché voglio che rimanga agli atti che non mi presto a questa dinamica, né intendo restare a guardare mentre si consuma. Allo stesso tempo, voglio sgombrare il campo da qualsiasi equivoco: non sto chiedendo un posto per l'Italia in questo o in quel formato. Tutt'altro: se può rendere la mia richiesta più credibile, sono pronta a dire che non chiedo questo ruolo né per me né per l'Italia».
«Quello che continuo a chiedere - conclude Meloni -  è che si decida una volta per tutte chi siede al tavolo negoziale in rappresentanza dell'Unione Europea, e con quale mandato. Perché procedere in ordine sparso, con iniziative che si rincorrono e si accavallano non ci aiuterà, né con i nostri partner, né con chi dobbiamo convincere a fermare un'aggressione insensata. Pertanto, Antonio, chiedo formalmente che nel prossimo Consiglio Europeo informale di Dublino la questione venga discussa, affinché il Consiglio Europeo di dicembre sia in grado di formalizzare una decisione sul punto, anche dopo un raccordo con Regno Unito, Norvegia e gli altri partner europei interessati. In caso contrario, temo che rischiamo di condannare l'Europa all'irrilevanza nel processo negoziale».

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