“Gutenberg” attraversa l’enigma della Cina, così antica e così moderna
La Cina resta difficile da leggere, sospesa fra una modernità che corre più veloce dell’Occidente e il bisogno di ritrovare una continuità con la propria storia

La Cina sembra tra noi, nei prodotti e nelle tecnologie. Eppure resta difficile da leggere, sospesa fra una modernità che corre più veloce dell’Occidente e il bisogno di ritrovare una continuità con la propria storia. Per capirla bisogna attraversare questa distanza, senza costringerla nelle categorie con cui siamo abituati a guardarla. Il nuovo numero di “Gutenberg” attraversa l’enigma di un Paese antico e moderno con il lungo reportage antropologico di Franco La Cecla, che da Xi’an alle grotte buddhiste dello Xinjiang racconta una Cina difficile da ridurre agli stereotipi. Accanto alle grandi infrastrutture, ai centri finanziari e alla modernizzazione accelerata, emergono forme di socialità quotidiana, pratiche comunitarie e riscoperta del passato che mostrano come la trasformazione del Paese non coincida con la cancellazione della propria storia. Dalla Via della Seta alle migliaia di grotte del Buddha di Kizil, il viaggio attraversa una civiltà che continua a ridefinire la propria identità. Simone Paliaga affronta il panorama della filosofia cinese contemporanea dopo Mao e , attraverso il confronto tra neoconfucianesimo, Nuova Sinistra e teoria del Tianxia, mostra come la Cina stia elaborando modelli di modernità alternativi a quelli occidentali: Confucio, Wang Hui e Zhao Tingyang diventano così punti di riferimento di una riflessione che prova a rispondere alle sfide del presente senza rinunciare alle proprie tradizioni culturali.
Il contributo dell’inviato Alberto Caprotti è dedicato alla rivoluzione della mobilità urbana. Dalla Pechino delle biciclette alla diffusione di scooter elettrici, e-bike e automobili a batteria, il racconto restituisce l’immagine di un Paese che ha trasformato l’elettrificazione dei trasporti in una strategia industriale e culturale. La nuova mobilità diventa così uno dei simboli più evidenti della trasformazione cinese. Toni Viola presenta la mostra "Paperwork" di Jumping He al Bröhan Museum di Berlino, dove il graphic designer cinese riflette sul rapporto tra carta, tipografia e comunicazione nell’epoca digitale, mostrando come il supporto materiale continui a svolgere un ruolo decisivo anche in un mondo dominato dalla smaterializzazione delle immagini e delle informazioni, e Alberto Fraccacreta intervista il poeta uiguro Aziz Isa Elkun, in esilio a Londra dal 1999: attraverso la sua esperienza personale emergono le questioni della repressione culturale nello Xinjiang, della difesa della lingua uigura e del valore della poesia e della traduzione come strumenti di resistenza contro la cancellazione della memoria collettiva. Chiude il monografico Carola Mariotti con il gongfu cha, l’antica arte cinese del tè: in una società lanciata verso il futuro, continuino a sopravvivere pratiche che invitano a rallentare, trasformando l’attenzione e l’attesa in una forma di conoscenza e di cura.
La sezione Percorsi si apre con un itinerario che attraversa la moda: Elena Correggia accompagna il lettore nella mostra "Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884-1961" a Torino, Palazzo Madama, ricostruendo un secolo di trasformazioni urbane, artistiche e culturali attraverso dipinti, abiti, fotografie e arti applicate; Eugenio Raimondi presenta Costume e moda. Anatomia della figura umana vestita. Metodologia e storia di Giorgio Bartoli, Gianluca Berardi e Marco Bussagli (Artemide). Il Percorso successivo è dedicato a spiritualità e filosofia antica: Roberto Mussapi presenta Le pratiche spirituali nei dialoghi socratici di Luigina Mortari (Raffaello Cortina), rileggendo Socrate come guida alla ricerca di una vita buona e di una spiritualità quotidiana; Roberto Cutaia introduce Sul Bene o l’Uno di Plotino a cura di Federico Casella (Vita e Pensiero), mostrando come il pensiero neoplatonico continui a offrire strumenti per orientarsi in un’epoca segnata da smarrimento e accelerazione. Chiude il numero un Percorso dedicato a arte, visione e modernità: nell’articolo di Eleonora Minna, la mostra "Kandinsky" a Palazzo Bonaparte di Roma diventa l’occasione per ripercorrere la nascita dell’astrattismo e la ricerca del pittore russo di un ordine capace di rispondere al disorientamento del proprio tempo. Tra colore, musica e sinestesia, l’opera di Kandinskij appare come il tentativo di trasformare l’inquietudine della modernità in una nuova forma di armonia.
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