Il Governo impugna la legge veneta sul fine vita. La Lega non ci sta, Salvini diserta. E Zaia rivendica
Nel Cdm Calderoli vota no, assenti pure Giorgetti e Locatelli. L’ex governatore: «Rispetto la scelta, il problema è che il Parlamento è fermo». Oggi il consiglio federale leghista, Romeo verso la rimozione da capogruppo al Senato

La decisione del Governo è maturata in serata, durante il Consiglio dei ministri, ma non è stata unanime. La linea, passata a maggioranza, è stata quella di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge sul fine vita approvata ai primi di settembre dal Veneto, prima Regione amministrata dal centrodestra a dare il via libera a «procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito».
Ma il governatore in Veneto è il leghista Alberto Stefani e la legge è stata fortemente voluta dal predecessore, Luca Zaia, cosa che ha messo in difficoltà i ministri del Carroccio presenti in Cdm: secondo quanto si è appreso, il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, non avrebbe partecipato né alla discussione né alla votazione. E il ministro per gli Affari regionali , Roberto Calderoli, avrebbe votato apertamente contro l’impugnazione, sostenendo che si tratta di una legge ordinamentale, che indica solo le linee guida e che si attiene comunque alle norme già in vigore. Non erano presenti nemmeno gli altri ministri leghisti, Giancarlo Giorgetti e Alessandra Locatelli. Assente pure il responsabile della Salute, Orazio Schillaci..
L’altro vicepremier Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, avrebbe invece fatto mettere a verbale, a nome della delegazione del suo partito, la necessità di un intervento legislativo del Parlamento, poiché una materia tanto delicata dev’essere disciplinata dalle Camere attraverso una normativa nazionale che eviti il proliferare di leggi regionali, anche in contrasto tra loro, e dia attuazione alle indicazioni della Corte costituzionale. I forzisti insistono affinché il Senato, dove il dossier legislativo è all’esame da lungo tempo, dia un segnale: il testo di maggioranza che porta la prima firma dell'azzurro Zanettin e di Zullo (FdI) è fermo in commissione e sembra destinato a finire su un binario morto.
Dal Veneto, a commentare la decisione interviene il presidente regionale Stefani, che ha osservato come la legge sia «sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre regioni» governate dal centrosinistra (e contro le quali la Lega nulla ha avuto da ridire) e che «gli emendamenti approvati nel senso del “favor vitae”» porteranno a farle superare il vaglio della Consulta. Si fa sentire l’attuale presidente del Consiglio regionale, e altro esponente di peso della Lega, Luca Zaia: «Rispetto pienamente la decisione assunta dal Consiglio dei ministri. È una prerogativa costituzionale del Governo, che ha il diritto di rivolgersi alla Consulta quando ritiene che una norma regionale presenti profili di incostituzionalità - argomenta l’ex governatore -. Come d’altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Cdm non abbiamo partecipato al voto. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato. Il vero problema resta quello che il Parlamento non legifera».
Una presa d’atto che comunque mantiene ferma la posizione leghista. E il tema potrebbe riaffiorare oggi durante il Consiglio federale, il primo dopo il congresso che ha sancito la riconferma di Salvini come segretario, convocato alle 15 nel quartier generale milanese di via Bellerio. All’ordine del giorno i nodi politici della legge di Bilancio (a partire dalle pensioni), dell’autonomia differenziata (il cui percorso in Parlamento si concluderà a gennaio) e del tesseramento, ma anche il pressing di molti senatori per l’avvicendamento fra il veneto Marco Dreosto e l’attuale capogruppo Massimiliano Romeo, “reo” di essersi schierato nel congresso per un cambio del segretario nazionale, insieme alla Lega lombarda che ora potrebbe essere commissariata. All’ordine del giorno anche il possibile stop al congresso provinciale di Varese, in calendario domenica prossima e diviso fra due candidati, nessuno dei quali è però vicino alle posizioni salviniane.
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