Don Gerlando, il prete ucciso mentre confessava un uomo in fin di vita: al via la causa di beatificazione
di Marilisa Della Monica, Cianciana (Agrigento)
Il 18 giugno 1949, a Cianciana, il sacerdote intervenne per soccorrere la vittima di un'aggressione a colpi di pistola per strada. Fu colpito alla nuca dal killer. Ora la diocesi di Agrigento avvia il percorso canonico verso gli altari

«Il sacrificio di don Gerlando Re, che ha perso la vita nell’esercizio del suo ministero, rappresenta un grande esempio di come lo Spirito Santo operi nelle decisioni coraggiose del momento. L’inizio del processo diocesano costituisce un arricchimento spirituale per la comunità di Cianciana e per tutta la Chiesa agrigentina, evidenziando il bisogno urgente di testimoni capaci di incarnare concretamente il precetto evangelico del dono della vita per i fratelli». È emozionato l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano mentre pronuncia, nella chiesa madre di Cianciana, l’intervento introduttivo per l’insediamento e il giuramento del Tribunale diocesano per la causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio don Gerlando Re. Nato a Cianciana nel 1916, Re frequenta le scuole elementari con impegno, emergendo tra i compagni per la sua viva intelligenza, il comportamento esemplare e i successi conseguiti nello studio. Al termine delle elementari il padre, in conformità all’usanza del tempo, lo avvia al lavoro. Gerlando, di indole buona e remissiva, ubbidisce lavorando in campagna e come “caruso” in miniera, ma terminato il lavoro si reca in chiesa, per partecipare alle celebrazioni vespertine. L’arciprete Carmelo Chiarenza, vedendo questa sua indole, gli consiglia di entrare in seminario (riuscendo pure a convincere il padre) dove si distingue negli studi, nella disciplina e per una spiccata dote di equilibrio e giovialità. Chi lo ha conosciuto ne ricorda il carattere forte, la bontà d’animo, la profondità spirituale e una naturale allegria che emerge anche attraverso la sua abilità nelle rappresentazioni teatrali. In seminario ricopre incarichi di fiducia, dimostrandosi una guida comprensiva e preziosa per i compagni. Ordinato sacerdote il 12 giugno 1941, svolge il suo ministero come vicario cooperatore nella Matrice di Cianciana e poi come parroco nella chiesa del Carmine.
La sua vita però si interrompe tragicamente il 18 giugno 1949, a soli 33 anni. Don Gerlando sta pregando in casa quando sente un colpo di pistola e, nonostante la zia gli chieda di non uscire, va subito in strada. A terra c’è un uomo in una pozza di sangue. Gli si accosta per impartirgli l’assoluzione. Poi prova a calmare l’assassino, che ha seminato terrore tra la gente. Questi, dapprima sembra accettare i suoi consigli, ma poi, tornato indietro, gli spara alla nuca, dicendo: «Così finirai di confessare!». Don Gerlando muore poco dopo, non prima di aver perdonato l’assassino. La costituzione e l’insediamento del Tribunale diocesano si sono tenuti nella città natale di don Re e nel giorno in cui la Chiesa siciliana fa memoria di tutti i suoi santi. Un paese in festa con in testa il sindaco Francesco Martorana, l’arciprete don Nenè Casula, i membri dell’associazione “Amici di don Gerlando Re” promotori della causa di beatificazione, i quali hanno accolto i presbiteri della Chiesa agrigentina che, assieme a Damiano, hanno celebrato l’annuale giornata sacerdotale. Sono trascorsi settantasette anni dal sacrificio di don Re e ancora oggi la sua figura continua a vivere nel cuore della comunità di Cianciana e di tutto il presbiterio agrigentino.
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