Christine Lagarde agli studenti di Milano: «Non so ancora che forma prenderà il mio impegno»
La presidente della Bce, in dialogo con i giovani radunati a Piazza Affari dall'Osservatorio for Indipendent Thinking di Andrea Ceccherini, ha fatto il punto su Usa e Ue. Ottimista sulla crescita italiana: «I Piigs di una volta oggi fanno meglio dei Paesi nordici»

La presidente della Banca centrale europea (Bce), Christine Lagarde, ha accolto con moderato ottimismo la vittoria democratica alle elezioni americane di midterm. «Ciò che è accaduto negli Stati Uniti ha probabilmente incoraggiato lo spirito di chi non punta alla protezione costante. Spero vivamente che i legami e le relazioni che si erano deteriorati possano essere riattivati». Con queste parole si è espressa ieri davanti a 600 giovani nel corso di un evento organizzato, in Piazza Affari a Milano, da Andrea Ceccherini, presidente dell'Osservatorio for Indipendent Thinking. Su una marcia indietro degli States sui dazi, però, la presidente della Bce resta cauta. «Il Congresso potrebbe decidere di modificare i poteri del presidente, ma non mi aspetto che avvenga a breve, servirà tempo».
La posizione di Lagarde sulle tariffe doganali introdotte da Donald Trump è chiara: «Sono controproducenti per l’economia mondiale e hanno costretto il mondo delle imprese a ripensare le catene di approvvigionamento, mettendo la sicurezza sopra all’efficienza», spiega la presidente della Bce. L’attenzione di Lagarde, in ogni caso, ora è concentrata sul controllo dell’inflazione. Dunque, sull’andamento delle guerre in Medio Oriente: «All’inizio della guerra Trump parlò di “settimane”. Ma era marzo – spiega –. Dobbiamo evitare che la situazione degeneri al punto da diventare incontrollabile». A dicembre, spiega, la Bce valuterà un nuovo rialzo dei tassi di interesse.
Rispondendo alle domande degli studenti italiani, venuti a Milano da ogni parte d’Italia, Lagarde si è espressa anche su innovazione e sicurezza europea. In particolare, tra le priorità della presidente c’è lo sviluppo controllato dell’intelligenza artificiale, che vede l’Ue arrancare rispetto alle grandi potenze globali. Lagarde ieri ha chiesto a Cina e Stati Uniti di sedere allo stesso tavolo per dettare regole condivise di sviluppo: «Dobbiamo proteggere il mondo – afferma –. Senza alcun interruttore di spegnimento dell’IA, i danni collettivi potrebbero essere gravi». La speranza di Lagarde è che un accordo internazionale sullo sviluppo delle reti neurali arrivi presto con il coinvolgimento delle big tech, di cui fa nome e cognome. «Perfino Anthropic e OpenAI ora ci chiedono aiuto: domandano di essere salvati da loro stessi».
Al contrario, guardando all’Italia – e, in generale, ai Paesi del Sud Europa – Lagarde appare più ottimista. «Quelli che una volta erano definiti “Piigs” (l’acronimo che definiva negativamente Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, ndr) stanno facendo meglio dei Paesi nordici – commenta la presidente della Bce –. Potrebbe esserci più crescita e meno debito, ma la tendenza va nella direzione giusta». Al destino dei Paesi europei meridionali, Lagarde contrappone le difficoltà di alcuni Stati del Nord: «Non tutti stanno andando benissimo - afferma –. Buone politiche possono invertire quello che 10 o 15 anni fa sarebbe stato considerato l'inesorabile declino della civiltà nell'Europa meridionale». Sulla causa del caro vita che colpisce Italia e altri Paesi, Lagarde ha una risposta chiara: il costo dell’energia. «L'inflazione italiana è più alta del 4% ed è principalmente colpa dell'energia. Il prezzo è aumentato del 20%».
Infine, la presidente della Bce ha commentato la sua decisione di rinunciare all’incarico con nove mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza. Ma senza sbottonarsi. Lascio «perché, date le attuali circostanze in Europa e altrove, voglio poter esprimere le opinioni in cui credo fermamente in modo più indipendente – conclude –, ma non sono ancora sicura della forma che prenderà il mio impegno».
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