«Leone XIV nell’Uruguay secolarizzato, un aiuto per chi cerca speranza e senso»

Inizia dal Paese più laico dell’America Latina il settimo viaggio apostolico di papa Prevost. Il presidente dei vescovi, Milton Luis Tróccoli Cebedio: «Sfida all’annuncio del Vangelo»
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November 6, 2026
«Leone XIV nell’Uruguay secolarizzato, un aiuto per chi cerca speranza e senso»
Una donna con il foulard per dare il benvenuto a Leone XIV a Montevideo, capitale dell’Uruguay, dove il Papa arriverà nelle prossime ore / Ansa
«Sappiamo che la visita rappresenta un grande sforzo per il Papa, ma vediamo in tutto ciò un segno del Buon Pastore che vuole donarsi completamente e incontrare il suo gregge». Il vescovo Milton Luis Tróccoli Cebedio sarà ai piedi della scaletta dell’aereo papale quando nelle prossime ore atterrerà a Montevideo. E, come presidente della Conferenza episcopale dell’Uruguay, darà il benvenuto a Leone XIV nel suo Paese, il primo dei tre che il Papa abbraccerà in dodici giorni. Comincia oggi il viaggio in America Latina, il settimo del pontificato e quello che Leone XIV ha voluto confermare a meno di un mese dall’intervento al polmone per rimuovergli un tumore. Programma invariato. «Il miglioramento delle sue condizioni di salute – racconta ad Avvenire il vescovo di Maldonado-Punta del Este-Minas – è stato di grande conforto e apprezziamo molto che abbia mantenuto la visita con tutti i suoi appuntamenti». Agenda impegnativa: oltre trentunmila chilometri fra Uruguay, Argentina e il “suo” Perù; trentacinque interventi pubblici; quindici località previste. «Abbiamo cercato di garantire al Santo Padre i periodi di riposo necessari e che gli incontri si svolgano senza intoppi – spiega Tróccoli –. Ritengo che l’aspetto più impegnativo sia rappresentato dalle grandi celebrazioni all’aperto». Un Papa che, nella sua biografia, unisce il Nord del continente, dove è nato 71 anni fa negli Stati Uniti, e il Sud dell’America, che per oltre vent’anni lo ha visto missionario e poi vescovo fra i diversi angoli del Perù. «Certo – afferma il presidente dei vescovi dell’Uruguay – noi lo accogliamo non come un leader politico, ma come Pietro che viene a confermarci nella fede e a incoraggiarci nella speranza».
Il presidente della Conferenza episcopale dell'Uruguay, Milton Luis Tróccoli Cebedio
Il presidente della Conferenza episcopale dell'Uruguay, Milton Luis Tróccoli Cebedio
Eccellenza, il mondo ha seguito con preoccupazione il ricovero di Leone XIV in ospedale. Adesso il viaggio più lungo dalla sua elezione. Sorpreso?
«Partecipavo in Vaticano all’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali per il decimo anniversario di Amoris laetitia quando il Papa ha annunciato in piazza San Pietro la necessità di sottoporsi a un’operazione chirurgica. È stato un momento carico di emozione: da un lato, il pensiero per la sua salute: dall’altro, la questione della visita. C’era anche il presidente della Conferenza episcopale dell’Argentina e la conversazione che ne è seguita è stata un misto di stupore e di riflessione sui preparativi in corso. Subito dopo, ecco le chiamate dall’Uruguay che chiedevano che cosa sarebbe successo alla visita, dato che si trattava di un evento molto atteso, con grandi aspettative e diverse squadre al lavoro per la sua realizzazione. Nei giorni successivi abbiamo seguito gli aggiornamenti clinici e poi ricevuto la conferma che il viaggio non sarebbe stato annullato. Indubbiamente è stato un frangente di incertezza, ma abbiamo deciso di proseguire con i preparativi e di non arrenderci. Il tempo stringeva e non potevamo permetterci di indugiare nelle speculazioni».
Ha colpito la trasparenza con cui il Pontefice ha reso noto la sua malattia.
«L’ho trovata molto coraggiosa e in linea con gli ultimi pontificati, contrassegnati da una comunicazione aperta e sincera. Il Papa non è esente dalle difficoltà di salute che possono toccare tutti. Ed è positivo comunicare con verità. Questo ci ha dato anche, come Chiesa, l’opportunità di accompagnarlo con le nostre preghiere speciali».
Il Papa torna in Uruguay dopo quasi trent’anni. È il Paese più laicizzato dell’America Latina. Eppure è in fibrillazione per Leone XIV.
«La secolarizzazione non è un fenomeno nuovo qui. Ha plasmato la nostra identità uruguaiana. Tuttavia, questo ostacolo apparentemente insormontabile ci ha dato l’opportunità di vivere la nostra missione con libertà e gioia. Abbiamo anche imparato che la secolarizzazione non significa scomparsa del senso della trascendenza. Il popolo cerca: cerca un significato; cerca ragioni per amare e dare la propria vita; cerca legami autentici; cerca la giustizia; cerca la bellezza; cerca un appiglio capace di sostenere l’esistenza quando arrivano il dolore, la malattia, la solitudine, la morte. Perciò penso che la visita del Papa possa essere un’opportunità di slancio missionario e un aiuto nella ricerca di significato e speranza. Inoltre la centralità che Leone XIV ha dato a temi come la pace e la dignità della persona umana è un ponte di dialogo con tutta la società».
Com’è l’Uruguay che incontrerà il Pontefice?
«È una nazione in cui il 35% della popolazione si dichiara cattolica. Ciò costituisce una sfida significativa per la Chiesa in termini di evangelizzazione: occorre cercare modalità creative per diffondere il Vangelo, in particolare fra le nuove generazioni, e serve un annuncio più testimoniale. Dal punto di vista sociale, troverà un Paese con una democrazia consolidata, abbastanza omogeneo nella cultura e nello stile di vita, e alle prese con il flagello della tossicodipendenza, un problema che richiede sempre maggiore attenzione. Allo stesso tempo, vedrà un Uruguay ricettivo sia alla visita sia al messaggio del Santo Padre, desideroso di incontrarlo».
Più di dieci anni fa lo Stato ha legalizzato la cannabis e, nel 2025, l’eutanasia.
«Anzitutto, la Chiesa tiene a ribadire che la felicità si può raggiungere senza droghe. E poi offre anche un messaggio di speranza, ossia che la dipendenza si può superare. Del resto, molte realtà ecclesiali sono attive su questo versante: dalle comunità terapeutiche all’accompagnamento individuale e familiare. Riguardo alle norme sull’eutanasia, durante il dibattito pubblico sul disegno di legge, la Chiesa ha presentato argomentazioni etiche e relative alla dignità umana. Poi ha messo in guardia dal pericolo che ciò rappresenta in una società dove il tasso di suicidi è già molto elevato. Vogliamo che la vita, soprattutto quella dei più fragili e vulnerabili, sia rispettata e tutelata, e che nessuno si senta “sacrificabile”».
Leone XIV incontrerà le vittime di abusi nei tre Paesi.
«Credo sia positivo che il Papa ascolti il dolore delle vittime e che questo ascolto possa portare conforto a molte di loro. Su questo tema, la Chiesa sta compiendo progressi verso la guarigione e la riparazione, ma siamo consapevoli che dobbiamo ancora fare ulteriori passi e non considerare questi dolorosi episodi conclusi».
L’Uruguay del laicismo lega, però, la sua indipendenza alla Virgen de los Treinta y Tres, oggi patrona del Paese. Il Papa le renderà omaggio domenica, visitando il santuario nazionale di Florida.
«Si tratta di una devozione profondamente radicata nella nostra cultura perché si intreccia con la storia patria. Certo, qui i santuari mariani sono un polo di attrazione per tanti fedeli e contribuiscono a sostenere la fede attraverso la pietà popolare. La gente vede in Maria la madre e la compagna fidata nei momenti di sofferenza. E la celebrerà assieme al successore di Pietro».

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