Il gesuita argentino Yáñez: la visita di Leone XIV toccherà i luoghi del cuore di Francesco

Parla il teologo che fu allievo di Bergoglio al Collegio Massimo nella capitale argentina e oggi docente alla Gregoriana: «Fra Buenos Aires, Cordoba e Luján vedrà con i suoi occhi la fede popolare di noi argentini»
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November 5, 2026
Il gesuita argentino Yáñez: la visita di Leone XIV toccherà i luoghi del cuore di Francesco
Il teologo gesuita argentino, classe 1956, Humberto Miguel Yañez
«Papa Leone visitando il mio Paese, l’Argentina, potrà vedere con i suoi occhi la fede “semplice” e contagiosa di tipo popolare presente nei Santuari mariani come a Luján. Avvererà con questo viaggio il desiderio incompiuto del suo predecessore papa Francesco di tornare in patria: la sua amata Argentina. E infine, forte della sua precedente esperienza di vescovo “missionario” in Perù, Prevost porterà una nuova linfa di speranza e la luce del Vangelo a un popolo provato». Sono queste le prime impressioni del gesuita argentino e docente di teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana di Roma Humberto Miguel Yáñez nel descrivere il senso e la portata del prossimo viaggio apostolico di Leone XIV che, con Uruguay e Perù, tocca anche l’Argentina.
Padre Yáñez, classe 1956, ha conosciuto da “vicino” il predecessore diretto di papa Prevost, Jorge Mario Bergoglio: «Fu con lui che feci il mio ingresso nella Compagnia di Gesù quando era provinciale dei gesuiti in Argentina nel 1975 e lo ebbi come professore e formatore negli anni successivi e collega al Collegio Massimo di Buenos Aires». Dal suo osservatorio il religioso, ricorda il dato singolare che sono trascorsi quasi 40 anni dall’ultima visita di un Pontefice in Argentina: fu infatti Giovanni Paolo II nell’aprile del 1987 a recarsi pellegrino in questa terra. «Quando Karol Wojtyla visitò l’Argentina, si viveva l’entusiasmo per una democrazia appena iniziata dopo 18 anni di dittatura militare che aveva lasciato migliaia di “desaparecidos”, le vittime della guerra delle Malvinas e una pesante crisi economica. Oggi papa Leone XIV – è l’annotazione amara – troverà un’Argentina ancora ferita dalla povertà strutturale, la crisi ecologica aggravata da un’economia estrattiva, basata sul prelievo intensivo di risorse naturali, il deterioramento degli standard di welfare nel campo della sanità, della pubblica istruzione, del diritto alla casa». E aggiunge un particolare: «L’attuale governo si distacca dall’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa e propone un liberalismo senza regole e freni che, per sua natura, non tutela le fasce più deboli della società. Ed è evidente più di un tempo il divario tra ricchi e poveri. Prevost nelle tappe del suo itinerario potrà così toccare con mano la situazione reale del mio Paese e i drammi sociali che vive questo angolo del Pianeta». Un percorso, quello di papa Prevost, che lambirà i luoghi simbolo della vita del suo predecessore papa Francesco-Jorge Mario Bergoglio (1936-2025): Buenos Aires dove fu provinciale dei gesuiti, professore, formatore e arcivescovo della capitale argentina, ma anche Cordoba dove svolse il delicato ministero di confessore e direttore spirituale. E c’è pure il santuario mariano di Luján dove l’allora cardinale arcivescovo di Buenos Aires e primate di Argentina si recò spesso come pellegrino. «Sono indubbi – osserva il gesuita –i numerosi punti di incontro tra Leone e Francesco a cominciare dalla loro idea di società e di Chiesa, la comune attenzione ai poveri e alla cura della casa comune. Prevost nei prossimi giorni vedrà la nostra capitale e conoscerà “indirettamente” la città e il Paese dove è vissuto e si è formato alla fede cattolica il suo predecessore sulla Cattedra di Pietro. L’incontro e l’abbraccio – nella veste di pastore universale della Chiesa cattolica – con la gente sarà, a mio giudizio, l’aspetto più coinvolgente e interessante di tutto questo evento».
Una tappa che permetterà a Prevost di conoscere anche se in pochi giorni le contraddizioni di questo Paese sudamericano. Che, come la vecchia Europa, ha vissuto e sta vivendo il triste fenomeno della secolarizzazione: nel 1960 il 90% della popolazione si professava cattolico e ora solo il 76%. «Tanti sacerdoti, religiosi e laici sono pienamente impegnati – osserva – nel trasmettere il Vangelo. Tante qui sono le strutture delle vere comunità aperte e solidali pensate in particolare per i poveri e i dimenticati». E annota a questo proposito: «Il forte proselitismo delle sette negli ultimi sessant’anni ha fatto diminuire il numero dei cattolici nel nostro Paese: sono calati i matrimoni religiosi come purtroppo si sono verificati casi di abusi sessuali perpetrati da alcuni preti. Spesso si è sperimentata una mancanza di vera testimonianza evangelica portata avanti da alcuni sacerdoti. Si tratta di piaghe e inadempienze che hanno allontanato dalla Chiesa molte persone. Tutto questo però non ha spento e scalfito la fede genuina del resto della Chiesa che non si è arresa a tutto questo e non ha smesso di trasmettere l’annuncio del Vangelo a tutto il popolo di Dio». Una rinascita e risveglio della fede in Argentina, a giudizio di padre Yáñez, che è comunque possibile. «Bisogna puntare e investire sulla pastorale vocazionale (preti e matrimoni cristiani) e sull’impegno dei laici per una Chiesa sempre di più sinodale. Ritengo che la Chiesa in Argentina – è la riflessione finale – ancora debba rendere fruttuosa la testimonianza e il progetto pastorale di papa Francesco con una fedeltà creativa al suo successore, Leone XIV».

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