Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: ma si sta costruendo Gerusalemme o Babele?

All’istituto Sturzo un dialogo fra il cardinale Matteo Zuppi e Giuliano Amato, con la “sponda” di Gennaro Acquaviva e della rivista "Mondoperaio". L'arcivescovo di Bologna: serve una grande alleanza fra umanisti
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November 6, 2026
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: ma si sta costruendo Gerusalemme o Babele?
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei
"Sosteniamo Papa Leone": giusto un socialista “papalino” come Gennaro Acquaviva – storico fautore del concordato “craxiano” del 1984 – poteva dar vita a una riflessione sull’enciclica Magnifica Humanitas e sull’avvento dell’intelligenza artificiale contenente nel titolo un messaggio così esplicito e diretto di vicinanza al Santo Padre. Ma l’affollatissimo incontro che ne è scaturito – che ha dato vita a un dialogo fra il presidente emerito della Consulta Giuliano Amato e il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei – non nasceva dal nulla. Scaturiva da un ampio dossier a tema sulla storica rivista socialista Mondoperaio, promotrice dell’evento insieme alla Fondazione Socialismo e all’istituto Sturzo, che lo ha ospitato.
«Senza la Chiesa cattolica il mondo non va da nessuna parte», dice Acquaviva, dandole atto di aver colto per prima un rischio che incombe sull’umanità intera. E al riguardo ricorda ancora una volta l’ammonimento che Bettino Craxi – da socialista a laico – diede a Francesco Margiotta Broglio (perplesso sull’introduzione dell’8 per mille) di «non affamare i preti», avviso fatto a difendere l’importanza “pubblica” dell’opera della Chiesa. Tutti d’accordo sull’esigenza di non demonizzare questa nuova dimensione.
«Ma non è un fenomeno con conseguenze neutre», avverte il presidente dello Sturzo, Nicola Antonetti. «Si tratta di capire se si sta costruendo Gerusalemme o Babele», aggiunge il giurista Cesare Pinelli, direttore di Mondoperaio, evocando un’immagine dell’enciclica, ma confessa tutti i suoi timori che si stia andando, finora, nella seconda direzione.
Ed ecco Giuliano Amato, che evoca il concetto di «solitudine digitale», che si sostanzia nella tendenza a «cercare all’intelligenza artificiale quel che si dovrebbe trovare negli esseri umani». E avanza dei dubbi sulla perdita di posti di lavoro di cui sarebbe portatrice, tesi portata avanti da «Centri di ricerca vicini alla Ia» non a caso, perché, è il suo ragionamento, «si sa quanto gli imprenditori siano interessati al taglio dei posti di lavoro». Ma perché questo accada davvero, per Amato, «ci vorrà del tempo e molto dipenderà da noi», dalla nostra capacità, evidentemente, di non farla esondare. «Bisogna dire ai ragazzi che i compiti non si fanno con l’Ia. Perché scrivere è pensare, mentre con l’Ia si comunica restando soli. Perciò – conclude – va sostenuto Papa Leone. Perché si comunica guardandosi in faccia, anche con gli occhi».
Zuppi ricorda le conseguenze che l’IA porta nella politica, con i rischi di manipolazione, e nell’educazione, con i timori di un «analfabetismo di ritorno». Ma «le più terribili» le porta nella guerra: «Se stabilisce che in un’abitazione vive un terrorista, un drone tira giù tutta la casa, è già accaduto». Mentre si aprono grandi prospettive, sottolinea, soprattutto nella ricerca farmaceutica e nella sanità. L’enciclica quindi «ci aiuta a capire la posta in gioco e ci pone di fronte a una grande responsabilità. Non demonizza, ma ci invita a metterci in relazione». Per far prevalere la “costruzione di Gerusalemme” allora, raccomanda il presidente della Cei, «dobbiamo renderci consapevoli della sfida, coinvolgendo tutti. Si tratta – conclude – di una prospettiva molto cristiana, che richiede una grande alleanza fra umanisti per utilizzare lo strumento e non esserne utilizzati».

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