La santità di Carlo Acutis ora arriva al cinema e in televisione

A vent’anni dalla morte è protagonista del film tv “Il mio nome è Carlo” su Canale 5 il 27 settembre e del docufilm ”Carlo Acutis. Il giovane santo” in sala dal 15 al 21 ottobre
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September 23, 2026
La santità di Carlo Acutis ora arriva al cinema e in televisione
Samuele Carrino in “Il mio nome è Carlo”, film diretto da Giacomo Campiotti / Mediaset
Un bambino speciale, dalla fede istintiva, un ragazzino divertente e gioioso capace di ispirare i suoi coetanei, un adolescente impegnato nel sociale e nella divulgazione della fede in Gesù, tra gli amici come online: una “calamita” che attirava verso l’alto tutti quelli che lo hanno incontrato nella sua breve vita. È Carlo Acutis, proclamato santo il 7 settembre 2025 insieme a Pier Giorgio Frassati. E che oggi, a vent’anni dalla sua morte, continua ad attirare migliaia di persone in tutto il mondo. «La santità della porta accanto», come l’ha definita papa Leone XIV il giorno della canonizzazione, è il filo rosso di due lavori che raccontano la vita del giovane santo, tornato alla casa del Padre a soli 15 anni, il 12 ottobre 2006.
A vent’anni dalla scomparsa di Carlo Acutis prende così il via il “mese di Carlo” in cui vinema e tv raccontano la sua storia con due opere diverse ma complementari: Il mio nome è Carlo, film per la tv in onda in prima serata su Canale 5 domenica 27 settembre, e Carlo Acutis. Il giovane santo, docufilm nelle sale dal 15 al 21 ottobre. I due lavori sono stati presentati insieme stamattina a Milano, al cinema Ariosto, attiguo a Santa Maria Segreta, frequentata da Carlo e dove è custodita una reliquia del suo cuore, alla presenza della madre Antonia Salzano, che ha contribuito ai due progetti.
Il primo ad arrivare è Il mio nome è Carlo, diretto da Giacomo Campiotti, con il sedicenne Samuele Carrino, incredibilmente somigliante a Carlo, una straordinaria Lucia Mascino nel ruolo della madre Antonia Salzano e Flavio Parenti in quello del padre Andrea. Il film è una coproduzione RTI-Movie Magic International, prodotta da Movie Magic International, ed è tratto dal libro della madre, Il segreto di mio figlio, che il 6 ottobre uscirà in una nuova edizione integrata per Piemme.
È un film per la tv poetico e delicato, che ha il pregio di far conoscere Carlo attraverso tre età della sua vita. Come spiega il regista Giacomo Campiotti, vediamo il Carlo bambino, a cinque e dodici anni, immerso in una dimensione spirituale naturale, attratto da Gesù e capace di avvicinare alla fede sia la madre Antonia sia il collaboratore domestico Rajesh. Poi c’è l’adolescente, luminoso, simpatico, lontano da ogni moralismo, circondato dagli amici e capace, come sottolinea Campiotti, di «mantenere il suo essere originale e non fotocopia». Girato a Milano nei luoghi frequentati da Carlo: l’istituto delle Marcelline, il Leone XIII, la chiesa di Santa Maria Segreta, dove Maurizio Donadoni interpreta con intensità il parroco, e l’ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio. Qui avviene uno dei momenti più struggenti: il dialogo fra Carlo morente e la madre. Di fronte alla leucemia fulminante, Carlo non perde il sorriso e parla della felicità che lo attende dopo una vita breve ma piena, dedicata al bene e alla divulgazione del messaggio di Gesù. «Io sono credente – spiega Samuele Carrino -. E con Carlo, specie dopo questa scena, mi sono sentito ancora più in connessione. Ora che mio nonno non sta molto bene mi capita di pregarlo».
Le immagini della canonizzazione in piazza San Pietro, celebrata da papa Leone XIV davanti a circa 80mila persone, aprono il film di Canale 5 e chiudono invece il docufilm Carlo Acutis. Il giovane santo, che il 15 ottobre inaugurerà la nuova rassegna cinematografica I Misteri della Fede, progetto firmato da Nexo Studios e dedicato all’esplorazione della spiritualità, della relazione tra l’uomo e il divino e del senso profondo dell’esistenza. Prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films, A Mediawan Company, con il patrocinio dell’Associazione Amici di Carlo Acutis e in collaborazione con Fondazione Cariplo, il film è diretto da Luca Salmaso e racconta la vita e l’eredità spirituale di Carlo attraverso materiali inediti, fotografie, video privati, contenuti esclusivi e le immagini della canonizzazione realizzate grazie alle camere di Vatican Media.
Fondamentali e toccanti le testimonianze dirette dei genitori, Antonia Salzano Acutis e Andrea Acutis, del domestico Rajesh Mohur, degli amici d’infanzia Mattia e Jacopo Pastorelli, della maestra Elisa Tattanelli e di Momcilo Jankovic, il medico che ha seguito Carlo negli ultimi giorni di vita. Tra gli intervistati anche Dario Edoardo Viganò, studioso di cinema e comunicazione, il postulatore e giornalista Nicola Gori; mons. Poma, parroco e confidente di Carlo, don Maurizio Corbetta, parroco di Santa Maria Segreta a Milano, padre Fábio Vieira, direttore spirituale dell’associazione devoti di San Carlo Acutis in Brasile e per la prima volta la studentessa costaricana Valeria Vargas Valverde, protagonista del miracolo legato alla canonizzazione, e sua madre Liliana.
Ne nasce un viaggio che attraversa l’intera esistenza di Carlo, mostrando insieme la simpatia e l’energia della giovinezza, il carisma e la dimensione spirituale. Dall’infanzia agli ultimi giorni, il docufilm non insiste soltanto sulla figura del santo, ma prova a restituire il ragazzo: quello che giocava, scherzava, aveva amici, utilizzava internet e contemporaneamente coltivava una fede profondissima. «Il docufilm sarà distribuito in 200 sale in Italia e stiamo studiando progetti dedicati anche con le sale parrocchiali e con l’Acec – ha spiegato il ceo di Nexo Digital Franco Di Sarro -. La sua uscita è prevista in 30 Paesi del mondo per un totale di 3000 sale. Il primo sarà la Francia, con l’obiettivo di raggiungere le 450 sale, poi il resto d’Europa e, a febbraio, le Americhe con 1700 sale».
È proprio questa capacità di parlare a mondi diversi che, come spiega ad Avvenire la madre Antonia Salzano, rende ancora attuale la figura di Carlo. «Certamente Carlo è un esempio del Signore suscitato per i tempi di oggi, è un esempio di un ragazzo che ha saputo coniugare la fede con una vita comune a tutti». La sua fede, racconta, non gli impediva di vivere una vita normale: andava a Messa e all’adorazione ogni giorno, recitava il Rosario e considerava la Parola di Dio «la mia bussola per il cielo».
La madre vede nei due lavori due strumenti complementari: «Il film e il documentario sono qualcosa che uno compensa l’altro», spiega. E ciò che conta è che possano «fare tanto bene, portare tante persone alla fede, far capire che esiste la vita eterna». Carlo, ricorda, aiutava i senzatetto e le persone in difficoltà, si interessava delle vittime del bullismo e insegnava catechismo. «Come diceva madre Teresa, non c’è bisogno di andare a Calcutta a fare bene, basta scendere sotto casa». Nella sua parrocchia, nella scuola, nel piccolo mondo che viveva, Carlo «ha lasciato un segno luminoso». Perché la santità di questo ragazzo ha conquistato il cuore di tante persone, in particolare dei giovani? «Perché Carlo è un ragazzo giovane e puro, anche una santità semplice che è possibile imitare. Il Signore vuole la santità per tutti e Carlo ci ricorda che è possibile nell’ordinarietà la straordinarietà, quando si mette Cristo al centro della nostra vita». E c’è naturalmente il tema della tecnologia. Quando aveva otto anni gli fu regalata una PlayStation. Carlo decise autonomamente di non lasciarsene dominare: «Non voleva diventarne schiavo e decise da solo di giocarci un’ora a settimana, poi non ci giocò più: credo che questo possa essere un grandissimo esempio».

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