«Pace, dialogo, laicità, Europa: così la Francia accoglie il Papa»
di Giacomo Gambassi, Roma
Da venerdì il viaggio di Leone XIV fra Parigi, Lourdes e Metz. L'intervista all'ambasciatore Personnaz, rappresentante dell'Eliseo presso la Santa Sede, sui temi del fine vita, del boom di battezzati e sulle radici francesi di Leone

«È un viaggio di grande importanza». L’ambasciatore francese presso la Santa Sede, Charles Personnaz, racconta l’attesa che Oltralpe si tocca con mano per la visita del Papa in programma da venerdì 25 settembre a lunedì 28 settembre. Quattro giorni di appuntamenti pastorali ma anche di incontri “politici”, nati dai vescovi francesi con un invito caldeggiato anche dal presidente Emmanuel Macron. «Era da molto tempo che un Papa non veniva a Parigi», spiega ad Avvenire il diplomatico che ha iniziato il suo mandato “romano” a giugno. L’ultimo era stato Benedetto XVI nel 2008.

«Inoltre - prosegue il diplomatico - le tappe a Lourdes e a Metz testimoniano la volontà di rivolgere un messaggio persino oltre i nostri confini: Lourdes è un luogo di pellegrinaggio di respiro internazionale; Metz è una località che esercita la propria influenza in rete con altre città al di là delle frontiere e permetterà di ricordare la riconciliazione franco-tedesca ma anche il ruolo dell’Europa oggi». E ricorda: «Papa Francesco era venuto tre volte in Francia, per visite di breve durata incentrate su temi specifici: le istituzioni europee a Strasburgo, il Mediterraneo a Marsiglia, la pietà popolare in Corsica. Leone XIV riprende la tradizione dei precedenti viaggi apostolici». È già un evento la visita alla Cattedrale di Notre-Dame: Leone XIV sarà il primo Papa a entrare nella chiesa ricostruita dopo l’incendio che l’aveva devastata nel 2019. «Ci riempie di gioia la sua presenza in un luogo di concordia nazionale che mostra la storia cristiana e che rimanda a un dibattito politico», afferma Personnaz. L’ambasciatore seguirà ogni momento della visita in Francia e rientrerà a Roma con il volo papale.
“Affinché il mondo abbia la vita” è il motto del viaggio. Davanti al Parlamento spagnolo e nell’enciclica Magnifica humanitas il Papa ha ribadito la necessità di difendere la dignità della vita. Nuove leggi in Francia preoccupano la Chiesa: l’ultima è quella sul suicido assistito.
«In modo costante il Papa richiama la dottrina cattolica secondo la quale la vita deve essere tutelata dal concepimento fino alla sua fine naturale e le persone più fragili devono essere protette. Nelle società pluraliste occidentali i dibattiti sulla bioetica sono numerosi. È così in Francia, in Spagna, in Gran Bretagna, in Italia, negli Stati Uniti, ovunque. Dibattiti che mettono a confronto visioni diverse, talvolta profondamente contrapposte, e concezioni antagoniste del mondo e della persona. In questo contesto il lavoro legislativo rappresenta un difficile esercizio di equilibrio. In Francia la legge sul fine vita è stata oggetto di una precisazione da parte del Consiglio costituzionale che ha riconosciuto una clausola di coscienza per le strutture che ritengano che la propria missione non consenta loro di applicare la legge e ha ampliato la clausola di coscienza individuale. Il Consiglio costituzionale ha inoltre indicato che, nel caso delle persone sottoposte a tutela, devono essere prese in considerazione le osservazioni del tutore. Se si parla di dignità umana, la posizione della Francia può anche convergere con quella della Santa Sede, come quando il Parlamento francese ha adottato all’unanimità, parallelamente alla legge sul fine vita, una legge sulle cure palliative ribadendo come l’accompagnamento di ogni persona costituisca una priorità».
Il Papa sarà a Metz per riflettere su radici dell’Europa, pace e unità. Macron ha invitato i presidenti dei 27 Paesi dell’Unione. Leone XIV renderà omaggio a uno dei padri fondatori dell’Ue, il cattolico Robert Schuman.
«Come Alcide de Gasperi o Konrad Adenauer, Schuman scelse di percorrere una via di pace. In un’Europa lacerata da due guerre mondiali, optò per la riconciliazione attraverso azioni concrete. Questa memoria deve essere preservata. È utile come bussola in quanto ci ricorda che l’Europa, per assolvere alla propria missione di pacificazione del continente, deve tradursi in realizzazioni che i cittadini possono vedere e riconoscere. Ci ricorda anche che, alle radici del movimento europeo, c’è una speranza che si realizza nell’azione politica».
Il Papa visiterà a Parigi la sede Unesco, organismo impegnato a favorire la pace. Ma l’Europa si riarma: una scelta condannata dal Pontefice.
«La visita all’Unesco rappresenta un forte sostegno al lavoro della diplomazia multilaterale e costituisce un importante punto di convergenza con la Francia. L’appuntamento avrà l’occasione di ricordare che l’educazione, la conoscenza e la cultura sono al cuore della costruzione della pace. Era questa l’intuizione di coloro che fondarono l’Unesco, tra i quali figurano due grandi personalità intellettuali cattoliche francesi: Étienne Gilson e Jacques Maritain».
Il Papa invita ad aprire negoziati per fermare la guerra in Ucraina e chiede all’Europa di essere presente.
«Le nazioni europee sono le prime a essere direttamente interessate da questo conflitto nel cuore stesso dell’Europa. Il Papa cerca di mantenere aperti tutti i possibili canali di dialogo tra le parti belligeranti, sia sul piano politico sia, come primo passo, su quello umanitario. Come Leone XIV, anche l’Europa cerca una via che possa far cessare le ostilità. Tuttavia, è necessario constatare che, dall’inizio dell’aggressione condotta dalla Russia, quest’ultima ha respinto ogni serio tentativo di mediazione. Tutti auspichiamo che questa situazione possa evolvere verso una pace duratura, ma ciò potrà avvenire soltanto nel rispetto della giustizia».
Leone XIV, ricevendo un gruppo di politici francesi, ha parlato di «una laicità a volte fraintesa». Come non espellere la dimensione religiosa dalla vita sociale e pubblica?
«È piuttosto semplice. La legge del 1905 sulla separazione tra le Chiese e lo Stato non impedisce affatto, anzi garantisce alle persone di manifestare e praticare la propria religione, anche pubblicamente; nei limiti del rispetto dell’ordine pubblico. Inoltre, le persone e le associazioni di ispirazione cattolica possono contribuire, al pari delle altre, all’interesse generale e alla ricerca del bene comune, come del resto già fanno in numerosi ambiti: educazione, sanità, azione sociale, attività intellettuale, arti ed economia».
Sorprende che la Francia “laica” abbia migliaia di catecumeni e battesimi di giovani e adulti: 13mila i battesimi solo la scorsa Pasqua. Il Papa incontrerà i catecumeni a Parigi. Soffia un nuovo vento spirituale nel Paese?
«Non è sorprendente, perché la laicità è una legge di libertà. Non ha mai impedito alla Chiesa cattolica in Francia di manifestare la propria vitalità, nonostante il processo di secolarizzazione che attraversa tutta l’Europa e le numerose crisi. La Francia vanta una grande tradizione spirituale. Paolo VI diceva che era “il forno nel quale cuoce il pane della Chiesa”. Da decenni essa vive e affronta il dialogo tra la modernità e la Chiesa. Quello che lei definisce un “vento spirituale” è effettivamente un fenomeno che si può osservare. È il risultato di numerosi fattori, individuali e collettivi, alcuni propri della Francia, altri di portata più ampia. Dal punto di vista pubblico, si tratta anche di una notizia incoraggiante: la dottrina sociale della Chiesa insiste sulla responsabilità sociale dei cristiani, sull’amicizia civile e sulla fraternità. I nuovi battezzati sono quindi chiamati anche a diventare cittadini impegnati nello sviluppo delle società in cui vivono e attori di concordia».
A Metz il Papa incontrerà i rappresentanti di altre fedi e sarà firmata una dichiarazione congiunta. La Francia ha una consistente comunità islamica. Come favorire la convivenza?
«La sfida della convivenza tra cristiani e musulmani è una questione di lunga data in Francia, poiché il nostro Paese ha sviluppato, in contesti storici diversi, legami con numerosi Paesi di tradizione musulmana. Da diversi decenni, la presenza in Francia di numerose comunità musulmane ci ha portato a tenere conto di questa nuova realtà nel quadro delle leggi che disciplinano l’espressione religiosa nel nostro Paese. Nella grande maggioranza dei casi, questa convivenza si svolge in buone condizioni e il dialogo interreligioso vi contribuisce, un impegno che le autorità pubbliche apprezzano e incoraggiano. Permangono tuttavia alcune tensioni. Da un lato, l’islamismo cerca di estendere la propria influenza e lo Stato presta particolare attenzione a contrastare le manifestazioni di violenza e di separatismo. Dall’altro, la presenza dell’islam in Francia suscita preoccupazioni in una parte dell’opinione pubblica, che le autorità ascoltano, pur contrastando al tempo stesso con fermezza ogni espressione di violenza. Da questo punto di vista, la laicità ci offre un quadro particolarmente adeguato, poiché lo Stato non considera alcun cittadino in funzione della sua appartenenza religiosa».
E le radici francesi di Leone XIV?
«Dall’elezione del Papa, è un tema che appassiona i genealogisti in Francia: le radici normanne, mediterranee, parigine e caraibiche del Pontefice. In effetti, sia da parte materna sia da parte paterna, sono numerosi i legami familiari che uniscono Leone XIV a diverse regioni e luoghi del nostro Paese. A mio avviso, ciò mette in luce anche il rapporto, talvolta dimenticato, tra la Francia e l’America del Nord. A partire dal XVII secolo, molti francesi attraversarono l’Atlantico e si stabilirono nel continente americano. È anche una pagina importante della storia del cattolicesimo, poiché numerosi missionari francesi operarono negli Stati Uniti e in Canada, esercitando un’influenza duratura, in particolare nel XIX secolo, nel Sud degli Stati Uniti ma non soltanto. Questa storia è proseguita fino ai nostri giorni attraverso i numerosi scambi intellettuali tra le due sponde dell’Atlantico, emblematicamente rappresentati dalla figura già citata di Jacques Maritain. Il Papa ha inoltre una sorta di genealogia spirituale che lo unisce alla Francia. La sua vita spirituale ne porta l’impronta: ha citato, in particolare, la figura di fratel Lorenzo della Resurrezione, che rimanda al “Grand siècle” della spiritualità francese, al quale anche papa Francesco era profondamente legato».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





