Il Papa alla diocesi di Roma: «Seguite l'esempio di don Di Liegro». Al via la causa di beatificazione

di Agnese Palmucci, Roma
Aprendo l'anno pastorale, nella Basilica di San Giovanni, nel pomeriggio Leone XIV ha annunciato l'avvio dell'inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del fondatore di Caritas Roma. Dopo il percorso sinodale ha indicato alla comunità il cammino della “verifica pastorale” per i prossimi anni
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September 18, 2026
Il Papa alla diocesi di Roma: «Seguite l'esempio di don Di Liegro». Al via la causa di beatificazione
Papa Leone XIV durante l'assemblea di inizio anno pastorale nella Basilica di San Giovanni, 18 settembre 2026 - Andreas SOLARO / AFP
Il lavoro sulle “malattie spirituali”, il Sinodo, ora la verifica pastorale. Un cammino nuovo, quest’ultimo, che coinvolgerà la diocesi di Roma a partire da quest’anno, e che avrà il suo “ritmo”, con tappe precise, come ha spiegato oggi pomeriggio papa Leone XIV, dando il via all’anno pastorale nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Ai tanti sacerdoti, religiose, laici, presenti in rappresentanza di tutte le parrocchie romane, non ha proposto un «programma pastorale», ma una «terza dimensione». Si tratta di un passaggio ancora ulteriore nel cammino diocesano di riflessione e discernimento iniziato nel 2018, che non durerà solo il prossimo anno. «Verificare, sotto la luce dello Spirito Santo, significa fermarsi, rileggere ciò che è accaduto, riconoscere ciò che ha portato frutto, comprendere ciò che non ha funzionato e cercarne insieme le ragioni - ha detto il Pontefice -. Significa, in una parola, fare verità».
Papa Leone XIV prima dell'assemblea di inizio anno pastorale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 18 settembre 202 -  Andreas SOLARO / AFP
Papa Leone XIV prima dell'assemblea di inizio anno pastorale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 18 settembre 202 -  Andreas SOLARO / AFP
A guidare tutto, come stile e urgenza, ci saranno le domande che Gesù, nel Vangelo, ha rivolto a Maria Maddalena la mattina di Pasqua: «Perché piangi? Chi cerchi?». «Queste due domande, carissimi, vorrei che ispirassero il cammino prossimo della diocesi di Roma - ha detto Prevost, che già lo scorso anno aveva presieduto l’assemblea di inizio anno pastorale -. Credo che possiamo sentirle rivolte, oggi, alla nostra Chiesa e all’intera città». Occorre fare della città un luogo in cui ciascuno si senta chiamato e ascoltato, come Maria Maddalena, «è da qui che deve ripartire ogni azione pastorale: non tanto chiedendosi “che cosa” fare, ma piuttosto “chi” e “come” incontrare». Ad aprire l'incontro è stato il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, che ha ringraziato Prevost per i «numerosi gesti di cura e di attenzione verso la sua diocesi»: dalla scelta dei nuovi vescovi ausiliari (tutti presenti oggi in Basilica), alla revisione della Costituzione che regola il servizio del Vicariato, “In ecclesiarum communione”, e per la visita alle parrocchie romane.
I Fedeli nella Basilica di San Giovanni per l'inizio dell'anno pastorale, 18 settembre 2026 - ANSA/MASSIMO PERCOSSI
I Fedeli nella Basilica di San Giovanni per l'inizio dell'anno pastorale, 18 settembre 2026 - ANSA/MASSIMO PERCOSSI
L’invito del Papa è stato a vivere la verifica pastorarle «coinvolgendo l’intera comunità e, per quanto possibile, ascoltando anche persone che non la frequentano e vedono le cose, per così, dire “dall’esterno”». Nel cammino, infatti, non si riparte da zero, ha ricordato ancora il Pontefice, perché «Il lavoro sulle “malattie spirituali” ci ha insegnato a riconoscere ciò che, nella nostra vita ecclesiale, chiede di essere curato, corretto o convertito» e «il Cammino Sinodale ci ha insegnato come ascoltare e discernere insieme, corresponsabili dell’unica missione». Non si tratterà neppure di «programmare nuove attività», ha spiegato il Pontefice, ma di mettere in pratica un «un metodo comune di ascolto, di discernimento, di verifica e di conversione». I «contenuti e le priorità» restano «affidati alla responsabilità» delle comunità, «nei cinque ambiti che sono la catechesi e l’iniziazione cristiana, i giovani, la famiglia, la carità, le vocazioni, perché l’obiettivo è condividere uno stile pastorale, non uniformare le esperienze».
Papa Leone XIV durante l'assemblea di inizio anno pastorale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 18 settembre 202 - ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Papa Leone XIV durante l'assemblea di inizio anno pastorale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 18 settembre 202 - ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Da Vescovo di Roma, Prevost ha anche indicato quattro quattro attenzioni particolari per “esercitarsi” nella verifica pastorale. La prima, ha spiegato, è «incontrare Cristo e farlo incontrare», perché «la Chiesa non esiste per sé stessa, ma per condurre ogni persona all’incontro con il Signore; e allora non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni; occorre domandarsi se essa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo con la vita concreta delle persone». La seconda, poi, è «generare comunità». «Dalla Pasqua di Cristo nascono comunità nuove, libere, riconciliate - ha aggiunto -. Abbiamo il coraggio di curare l’essenziale, per lasciare spazio a relazioni vere, dentro le quali le persone si sentano parte di un popolo: si sentano accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili». E ancora «abitare e servire la città» perché Roma non sia solo «lo sfondo indifferente delle nostre comunità», ma «il luogo della nostra missione». Alle tre indicazioni, il Papa ne ha aggiunta una quarta: «la formazione del Popolo di Dio».
Alcuni fedeli nella Basilica di San Giovanni durante l'assemblea di inizio anno pastorale, 18 settembre 202 - ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Alcuni fedeli nella Basilica di San Giovanni durante l'assemblea di inizio anno pastorale, 18 settembre 202 - ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Perché tutto questo non resti un «metodo» astratto, che «da solo, non ha mai convertito nessuno», Leone XIV ha ricordato la figura di don Luigi di Liegro, sacerdote diocesano, fondatore della Caritas di Roma. Un forte applauso, in Basilica, ha accompagnato le parole del Papa: «Ho infatti approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro». Il sacerdote nel 1969 fece realizzare un’indagine sulla religiosità dei romani, «perché aveva imparato che non c’è incarnazione del messaggio senza ascolto della realtà».
Papa Leone XIV insieme al cardinale vicario della diocesi di Roma, Baldo Reina, prima dell'assemblea di inizio anno pastorale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 18 settembre 202 - REUTERS/Guglielmo Mangiapane
Papa Leone XIV insieme al cardinale vicario della diocesi di Roma, Baldo Reina, prima dell'assemblea di inizio anno pastorale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, 18 settembre 202 - REUTERS/Guglielmo Mangiapane
Poi si è rivolto anche ai tanti sacerdoti diocesani presenti, e li ha esortati «a non portare le fatiche da soli». Il prete «di cui la diocesi di Roma ha bisogno» dovrebbe essere «un uomo che ascolta prima di rispondere, che discerne prima di decidere». Uno che «non concentra in sé ogni responsabilità», «riiconosce i carismi, forma le coscienze, rende possibile la corresponsabilità dei laici: non per mancanza di forze, ma per fedeltà alla natura della Chiesa». Infatti una comunità «nella quale tutto dipende dal parroco è una comunità fragile, e presiedere non significa fare tutto», ma «generare comunione, valorizzare le energie degli altri, collegare persone e realtà, custodire l’unità». Il prete, infine, «si inserisce e desidera appartenere a una comunità capace di leggere il proprio quartiere, di condividerne le ferite e le speranze, responsabile della vita di tutti, anche di chi non varca la soglia della chiesa». Un posto importante, in tutto questo, è la fraternità. «Desidero che le Prefetture siano, prima che strumenti di coordinamento, luoghi effettivi di fraternità sacerdotale, dove si possa dire anche la propria fatica senza vergognarsene», ha aggiunto. L’ultimo pensiero per i seminaristi. Li ha invitati a «prendere parte, già ora, a questo cammino di verifica, imparando ad assumerlo come stile negli anni della formazione».
Il cammino della verifica pastorale, ha concluso il Papa, «chiederà pazienza, e forse anche il coraggio di lasciare andare qualcosa a cui siamo affezionati», ma «è lo stesso coraggio di Maria di Magdala, che ha dovuto lasciare andare il desiderio di trattenere il Signore per correre, invece, ad annunciarlo». Dal discernimento pastorale nascerà «una fase di condivisione delle esperienze rinnovate e poi la costruzione di un cammino comune che ci prepari, insieme, al Giubileo della Redenzione del 2033».

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