Come si paga il bollo auto nei Paesi europei. Solo in Polonia non esiste

Nel continente c’è grande diversificazione sul tributo. Italia terza per gettito
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September 18, 2026
Come si paga il bollo auto nei Paesi europei. Solo in Polonia non esiste
Abolizione del bollo auto e moto per l'anno 2027, Roma, 17 settembre 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Una vulgata che circola sui social accredita l’idea che il bollo auto sia una tassa esistente quasi solo in Italia. La realtà dice che invece non è così. Anche se proprio in questo campo, tramontato il vago progetto di un bollo europeo di cui si parlò anni fa, la diversificazione regna sovrana. Così se in Italia si considera la potenza del motore in kilowatt, in Slovacchia, Slovenia e Romania il bollo è calcolato in base alla capacità dei cilindri così come in Germania (con un valore base di 2 euro ogni 100 cc di cilindrata) e Portogallo, Paesi dove la tassa viene integrata però dal calcolo sulle emissioni di CO2. Ancor più specifico è il caso della Francia: Oltralpe innanzitutto c’è un carico concentrato soprattutto sul primo anno, quello d’immatricolazione, inoltre si paga una cifra compresa tra i 27 e i 51,2 euro per cavallo vapore sommati a una tassa regionale e a una cifra dipendente sempre dalle emissioni di CO2, calcolata in modo piuttosto complicato (di fatto gli automobilisti pagano solo per questa voce 160 euro se si superano i 190 grammi di emissioni per chilometro).
Al di là della Manica i calcoli per il pagamento del bollo auto dipendono da una serie di fattori: emissioni di CO2, tipo di alimentazione, anzianità del veicolo e prezzo. Nel primo anno di vita l’importo va da un minimo di zero (per auto elettriche e con carburanti alternativi) a un massimo di circa 2.600 sterline. In Spagna per l’ Impuesto de circulacion si considerano invece i cavalli fiscali: si va da 12,62 euro per meno di 8 cavalli ai 112 euro per più di 20, più le tasse regionali.
Solo in Polonia la tassa automobilistica non esiste affatto. Poi un po’ ovunque ci sono esenzioni e sconti in base all’uso di Gpl o all’età del veicolo, con variazioni che riguardano anche la località d’immatricolazione. La diversità di sistemi rende impervio un confronto fra i gettiti che gli automobilisti europei garantiscono alle casse del proprio Paese, anche se la tendenza generale parla di un peso assai forte in Italia, finora. Prendendo infatti il complesso dei balzelli automobilistici, noi italiani siamo al terzo posto, dato che gli automobilisti versano ogni anno 73 miliardi allo Stato. I tedeschi guidano con 90,5 miliardi, seguiti dai francesi con 73,5. Bisogna però considerare che, rispetto ai 90 miliardi dei tedeschi, i nostri in termini relativi “pesano” di più perché il gettito totale della Germania è circa il doppio rispetto a quello italiano: 1.600 miliardi circa contro i nostri oltre 800. Discorso analogo vale con la Francia: la quasi parità delle tasse automobilistiche è fittizia perché in realtà lì si raccolgono molte più tasse, circa 1.300 miliardi. Significa che i 70 miliardi italiani incidono in modo decisamente maggiore. Provengono però, per quasi la metà (35,8 miliardi), dalle accise sui carburanti. Poi c’è l’Iva, con 17,35 miliardi di gettito, e i balzelli minori come i 5,62 miliardi della revisione obbligatoria delle automobili che, in Italia, sono circa 37 milioni.

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