Leone XIV: «Siamo tutti responsabili della vita dei bambini migranti»
di Agnese Palmucci, Roma
Al termine dell'udienza generale di stamattina, in piazza San Pietro, il Papa ha rivolto una preghiera speciale per gli adolescenti costretti a migrare. Loro «sono i più vulnerabili», «spesso vivono sofferenze indicibili» e «non di rado perdono la vita lungo le rotte migratorie»

Un pensiero e una preghiera per tutti «i migranti e i rifugiati», specialmente per i «minori costretti ad abbandonare la propria terra». A quattro giorni da domenica 27 settembre, in cui si celebra la 112ª Giornata mondiale dedicata a chi lascia la propria casa in cerca di un futuro migliore, spesso rischiando la vita, il Papa ha lanciato un forte «appello alla responsabilità di tutti». Ognuno «si senta coinvolto nella vita di questi ragazzi che vanno sempre tutelati e assistiti», ha detto al termine dell’udienza generale di stamattina. «I bambini e gli adolescenti sono i più vulnerabili spesso vivono sofferenze indicibili violenze torture sfruttamento condizione traumatiche e non di rado perdono la vita lungo le rotte migratorie». In piazza San Pietro oltre 22mila pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Leone XIV sta proseguendo il ciclo di catechesi sui Documenti del Concilio Vaticano II e oggi ha concentrato la sua meditazione sul terzo capitolo della Costituzione pastorale «Gaudium et Spes», e in particolare su «Il senso dell'attività umana nell'universo». «La domanda di fondo è questa: qual è il valore dell’attività umana nel mondo e quindi del progresso tecnico, sociale, scientifico?», ha detto iniziando la catechesi. Poi ha ricordato che, meno di quattro anni dopo la chiusura del Concilio, nella notte fra il 20 e il 21 luglio del 1969, «l’uomo avrebbe messo piede per la prima volta sulla Luna», grazie alla tecnologia creata attraverso il sapere scientifico. Infatti, «creato a immagine e somiglianza di Dio, l’essere umano è soggetto di progresso» e «con la libertà e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società». Questo si nota, ha proseguito il Papa, anche considerando i miglioramenti nelle condizioni di vita, e in effetti, dice il Documento, «molti beni, che un tempo l’uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa e con le sue forze». Proprio per questo, secondo alcuni il progresso tecnico-scientifico nel tempo farebbe sembrare superfluo il rapporto con Dio, o addirittura si presenterebbe «come antagonista rispetto alla fede cristiana». Questo pregiudizio, ha detto ancora Prevost, «si afferma soprattutto in quella parte della cultura occidentale che ha perso il suo riferimento alla Rivelazione cristiana»: negli «umanesimi post-cristiani», l’essere umano e Dio «vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio». È «il «dramma dell’umanesimo ateo», ben descritto da un importante teologo del Concilio Vaticano II, Henri de Lubac», ha aggiunto.

Secondo il Concilio, invece, «per i credenti una cosa è certa»: l’attività umana individuale e collettiva, «ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio». I cristiani, infatti, «non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell’ingegno e del coraggio dell’uomo alla potenza di Dio». In sostanza, «Dio ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora in statu viae, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività». L’umanità, dunque, secondo il Concilio «non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza». Per incontrare Dio, «l’essere umano non deve abbandonare le occupazioni terrene, ma può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo». La costruzione della società e del progresso, da parte dei cristiani, infatti, punta sempre «al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio».

Se il «progresso terreno va ben distinto dallo sviluppo del regno di Cristo», ha continuato Prevost, «tuttavia, il Concilio afferma che «tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio»». E per diventare «autentico progresso umano», il progresso tecnico e scientifico «dev’essere animato e orientato dalla carità», e solo così «potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati».

Saluti dopo l'udienza
Al termine della catechesi, come sempre, il Pontefice ha rivolto il suo saluto ai fedeli presenti. Accogliendo i pellegrini francesi, e in particolare quelli arrivati dalla Francia, le suore di San Paolo di Chartres e il gruppo «Réseau du Cœur» di Haiti, il Papa ha invitato tutti a sviluppare generosamente il proprio potenziale «affinché, insieme, possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore». Poi ha salutato i fedeli di lingua inglese e i turisti, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Malta, Tanzania, Australia, Hong Kong, India, Malesia, Singapore, Tailandia, Vietnam e Stati Uniti. «Domani a Saint Louis, in Missouri, il venerabile Fulton Sheen sarà beatificato. Possa l'esempio e l'intercessione del santo vescovo, conosciuto per il suo lavoro di evangelizzazione attraverso i media, ispirare molti altri allo stesso modo a trovare nuovi modi di diffondere il messaggio del Vangelo con gioioso entusiasmo», ha detto loro.

«Nell’adempimento delle vostre attività, difendete sempre la dignità umana, migliorate le condizioni di vita del prossimo e riponete solo in Dio tutta la vostra speranza, ha proseguito rivolto ai pellegrini di lingua portoghese. Poi ha accolto il fedeli italiani con un saluto particolre a quelli della diocedi di Rimini con il vescovo NicolòAnselmi, «qui convenuti ad un mese dalla mia visita pastorale nella vostra terra. Rinnovo la mia riconoscenza per l’accoglienza riservata e vi incoraggio a crescere nella fede, radicati nell’ascolto della Parola di Dio, per testimoniare a tutti l’amore del Padre celeste». Ha rivolto il suo saluto infine ai pellegrini di lingua tedesca, cinese, araba e polacca.
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