Princeton, così il cattolicesimo attira gli studenti nel cuore della Ivy League
di Andrea Galli
Presenze raddoppiate alle Messe e oltre 250 giovani nei gruppi di approfondimento del Vangelo della domenica. Alla base un metodo originale di formazione, elaborato nel campus e già richiesto da altri atenei

Le presenze alle Messe domenicali e feriali raddoppiate nel giro di pochi anni, oltre 250 studenti coinvolti ogni settimana nei gruppi biblici, numerose conversioni al cattolicesimo e una processione eucaristica annuale che nell’ultima edizione ha raccolto più di duecento persone. Accade alla Princeton University, nel New Jersey, uno degli atenei più prestigiosi degli Stati Uniti e una delle otto università d’élite che compongono la Ivy League. Qui l’Aquinas Institute, centro della pastorale cattolica dell’università, è diventato il punto di riferimento di una comunità sempre più vivace.
A raccontarlo è padre Zachary Swantek, cappellano cattolico e responsabile della pastorale universitaria a Princeton, intervistato da Michelle La Rosa per la testata statunitense The Pillar. Una crescita che si rende visibile anche nello spazio pubblico dell’università: la processione organizzata ogni anno per la festa dell’Esaltazione della Santa Croce è passata dai circa cento partecipanti di qualche anno fa agli oltre duecento di oggi.
«È una bella testimonianza: i cattolici non sono più soltanto un gruppo nascosto nel campus, ma una comunità attiva che vive pubblicamente il proprio culto», spiega il sacerdote. Ogni anno, al termine della Messa domenicale delle 16.30, la processione esce dalla cappella e raggiunge Nassau Hall, lo storico edificio settecentesco che ospita gli uffici della presidenza. Sul prato gli studenti si inginocchiano, cantano il Tantum ergo e ricevono la benedizione eucaristica. «Le persone ci vedono, scattano fotografie, girano video; alcune si uniscono alla processione e finiscono per entrare con noi nella cappella per la benedizione conclusiva».
Le cifre dei gruppi biblici mostrano le dimensioni del cambiamento. Nel 2019 erano quaranta gli studenti che vi partecipavano; oggi altrettanti sono stati formati per guidarli e i giovani coinvolti complessivamente sono, come detto prima, più di 250, riuniti ogni settimana nelle diverse residenze universitarie.
Una delle ragioni di questo sviluppo è proprio la scelta di affidare agli studenti un ruolo missionario. «Non si tratta soltanto di un evento al quale partecipano: gli studenti vengono formati, attraverso le loro amicizie, per diventare consapevolmente missionari», sottolinea padre Swantek. I responsabili dei gruppi ricevono dall’équipe dell’Aquinas Institute una preparazione articolata attorno a quattro dimensioni: preghiera e vita interiore, sacramenti, amicizie autentiche centrate su Cristo ed evangelizzazione nella vita quotidiana. Gli incontri sono dedicati all’approfondimento del Vangelo della domenica.
«Siamo felici che gli studenti vengano a Messa, ma non vogliamo che si limitino a mettere una spunta o ad assolvere un obbligo. Desideriamo che diventi normale tornare sul Vangelo durante la settimana, parlarne con gli amici e applicarlo alla propria vita», spiega ancora il cappellano. Nasce così una rete di rapporti nella quale i giovani si incoraggiano a vicenda a partecipare alla Messa, all’adorazione e alla confessione oppure a impegnarsi nel servizio agli altri.
Il metodo è stato sviluppato direttamente a Princeton e altri atenei hanno chiesto di poterlo conoscere meglio. Tiene conto anche dei ritmi di studenti molto impegnati e sottoposti a forti pressioni. A loro non si domanda di presentarsi come esperti né di tenere lezioni, ma di facilitare il confronto e soprattutto di testimoniare la fede con la propria vita.
Accanto agli incontri nelle residenze universitarie vengono proposte Via Crucis, seminari e ritiri. Ogni mese si tengono inoltre nel campus momenti di incontro e di festa, legati alle diverse ricorrenze dell’anno, dalla memoria liturgica di san Tommaso d’Aquino al Natale e alla Pasqua. Gli studenti possono così rendersi conto di quanto sia numerosa la comunità cattolica e, al tempo stesso, invitare facilmente i propri amici a un appuntamento informale che non richiede alcun impegno. Un primo contatto dal quale può nascere in seguito la partecipazione alla Messa, a un gruppo biblico o a un seminario.
In un ambiente intellettualmente esigente come Princeton, la capacità del cattolicesimo di tenere insieme fede e ragione rappresenta, secondo padre Swantek, un elemento decisivo. «Nella pastorale universitaria gli studenti trovano insieme una formazione intellettuale seria, una vita spirituale apertamente cattolica e liturgie celebrate con grande cura e raccoglimento». Non è raro che, dopo la Messa o l’adorazione, discutano tra loro di questioni teologiche.
La stessa équipe dell’Aquinas Institute presenta un alto profilo accademico: quattro suoi membri possiedono un dottorato e il responsabile del percorso di iniziazione cristiana ha conseguito un PhD in filosofia proprio a Princeton. Recentemente due dottorandi del dipartimento di filosofia si sono convertiti al cattolicesimo.
L’offerta formativa comprende inoltre incontri con figure come il vescovo Erik Varden, il cardinale Robert Sarah, il cardinale Gerhard Ludwig Müller e la giurista Mary Ann Glendon. L’obiettivo è rispondere con lo stesso rigore intellettuale che caratterizza l’università alle domande di giovani provenienti da esperienze molto diverse.
Anche l’amministrazione universitaria ha sostenuto le iniziative della comunità cattolica, mostrandosi sorpresa per la loro espansione. E il fenomeno, osserva il cappellano, non riguarda soltanto Princeton, ma è visibile in altri atenei della Ivy League e in numerosi campus americani. «Nei giovani c’è una vera ricerca della verità. L’incontro tra fede e ragione offre una risposta al loro desiderio di trascendenza: qualcosa che non possono fabbricarsi da soli, ma nel quale devono entrare e del quale devono diventare partecipi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





