Andreoli: «Vecchiaia, il tempo del saper vivere»
Il peso degli anni deve promuovere condizioni di benessere, non di abbandono: il nuovo saggio dello psichiatra

Anticipiamo in queste colonne alcuni stralci del nuovo libro di Vittorino Andreoli, Brevi lezioni di resistenza. Per vivere nel nuovo mondo, in uscita oggi per Solferino (pagine 144, euro 15,50).
Che il tempo abbia una dimensione variabile lo dimostra la percezione che ciascuno di noi ne ha, sentendosi triste o gioioso. Nel primo caso si allunga, nel secondo si accorcia. E occorre considerare che si può passare dalla tristezza alla gioia in modo improvviso. Cercando di inserire la percezione del tempo lungo l’arco dell’esistenza, si può dire che nella fase della crescita si fa correre il tempo più rapidamente, rispetto a quella dell’invecchiamento, in cui si è portati a rallentarne la corsa. Questa percezione definisce il tempo psicologico, ed è una dimensione che non esisteva nell’antica distinzione greca tra chrònos, kairòs e aion. Il primo si riferiva al tempo lineare, che si sussegue regolarmente e batte come in un oro-logio meccanico. Il secondo definiva il tempo che ritorna e il riferimento è alle stagioni ma anche al ripetersi di gesti, da quando ci si alza dal letto a quando vi si ritorna la sera, in attesa del nuovo giorno. Il terzo rimanda all’eterno, a un tempo che quindi si ferma, poiché ha una dimensione che non può essere allungata. Il tempo psicologico non è nemmeno quello della fisica newtoniana né di quella di Einstein, che ha legato il tempo allo spazio. Un tempo quest’ultimo non del singolo individuo, ma dell’universo. Il tempo psicologico, invece, appartiene al vissuto, alla percezione che deriva da una elaborazione esistenziale e dipende dall’io di ciascuno. Si potrebbe dire che esiste una unità io-tempo come fondamento per definire l’esperienza nella attività temporale. Lo si può dividere in alcune categorie: la prima riguarda l’infanzia in cui il tempo è inconsapevole anche se ritmato dai bisogni, di cui il primo è dato dalla nutrizione [...]. Il tempo diventa poi consapevole in quella che possiamo chiamare la seconda infanzia, quando il bambino incomincia a muoversi autonomamente e a usare il linguaggio. Si tratta ancora di un tempo ritmato dai bisogni che aumentano di numero, a quelli primari si aggiungono il gioco e il bisogno, oltre della presenza materna, di altre figure. Si arriva a un tempo fatto di minuti, scandito meccanicamente dentro un orologio e che si colora di riferimenti sociali.
Questo preambolo serve per riportarci all’interno delle diverse età, riferendoci in particolare alla vecchiaia, con caratteristiche nuove nell’epoca attuale. Forse è quella che identifica meglio la società contemporanea. La prima novità è che il periodo che va oltre i 65 anni – quando incomincia la vecchiaia – ha una rappresentazione che riguarda il 25% della popolazione e che dura almeno vent’anni. Il periodo della crescita parte dalla nascita, comprende l’infanzia fino alla pubertà (12-13 anni), l’adolescenza fino ai 20-21 anni, quando inizia l’età del giovane adulto, e curiosamente mostra la stessa durata della vecchiaia, che descrive una decrescita. E, sempre giocando sul significato delle parole, il tempo per saper vivere dura esattamente quanto quello che è necessario per saper morire.
Un’ulteriore novità della vecchiaia è che trascorre in relativa buona salute. E per convincersi basta pensare che, sino al secondo dopoguerra, l’attesa di vita si poneva tra i 45 e i 50 anni, e il grado di salute era invece all’insegna delle malattie. Oggi è resa possibile una vita attiva, sia fisicamente che psichicamente. L’unica variabile, a questo proposito, è l’abbandono: la diminuzione del numero dei figli, l’accelerazione sociale, i problemi di sopravvivenza che gravano sulle famiglie, rendono spesso difficile dedicarsi ai bisogni della vecchiaia [...].
Il peso degli anni, con il tempo psicologico che si rallenta nella vecchiaia, deve promuovere condizioni di benessere, non di abbandono, sulla considerazione anche di aver lavorato molto nella ricerca per prolungarla. Una condizione che promuova il desiderio dei vecchi di essere utili, e di uscire da una condizione di inutilità. C’è una funzione che è denaro-indipendente e che può svolgersi da parte di una longevità dedicata ai giovani, a testimoniare gli errori del pas-sato, a dare indicazioni sulla visione del mondo e sulle scelte più adeguate. Che, in un momento storico in cui si sentono venti di guerra, vengano dimenticati i vecchi è un peccato, poiché è certo che non vorrebbero rivedere la guerra, ma dedicarsi a descriverne la brutalità e a urlare che essa nega la dimensione umana.
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