«Il Papa a Metz, la città che racconta la riconciliazione possibile»

Lunedì Leone XIV concluderà nel capoluogo al confine con Lussemburgo e Germania il viaggio in Francia. L’arcivescovo Ballot: «Così testimoniamo che l’amicizia è possibile fra nemici che per 170 anni si sono combattuti. La grandezza dell’Europa non sta nel riarmo ma nello spirito che l’ha riunita. Al mondo deve inviare un messaggio di fraternità»
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September 22, 2026
«Il Papa a Metz, la città che racconta la riconciliazione possibile»
Un cartello di benvenuto a papa Leone XIV nella Cattedrale di Metz, la città dove concluderà il suo viaggio in Francia / Reuters
Cita Isaia per raccontare la sua diocesi. «Il profeta era convinto che i popoli “forgeranno le loro spade” e “un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo”. La nostra storia lo testimonia», spiega il vescovo di Metz, Philippe Ballot. «Nemici che per 170 anni si sono combattuti - racconta ad Avvenire - hanno imboccato la via dell’amicizia sociale: quella che viene chiamata la riconciliazione franco-tedesca. E in questo angolo del continente è nata la nuova Europa con la straordinaria creazione della Ceca, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, di cui Robert Schuman è stato uno dei padri fondatori. E lui, che qui ha vissuto e qui è sepolto, ripeteva: “Ciò che ci ha spinto a ucciderci, ci aiuterà a svilupparci”». Una pausa. «Penso che il Papa abbia visto nella nostra esperienza una lezione per l’oggi e soprattutto un messaggio: la pace è davvero possibile anche in contesti segnati da conflitti e lacerazioni», afferma l’arcivescovo Ballot. Lunedì 28 settembre Leone XIV sarà nella città di frontiera nel nord della Francia che dista poco più di cinquanta chilometri dalla Germania e dal Lussemburgo. Ultima sosta del suo viaggio di quattro giorni Oltralpe che, prima, lo porterà a Parigi e Lourdes.
Il vescovo di Metz, l'arcivescovo Philippe Ballot / Diocesi di Metz
Il vescovo di Metz, l'arcivescovo Philippe Ballot / Diocesi di Metz
Una tappa che è entrata a sorpresa nel programma della visita apostolica in Francia. «Perché il Pontefice ha scelto di venire proprio qui? La domanda dovrebbe essere fatta a lui», sorride Ballot che guida una Chiesa con un milione di abitanti. È una terra che lega il suo nome a Schuman, il cattolico prestato alla politica, due volte premier, fra le menti del processo di unificazione europea, di cui è in corso la sua causa di beatificazione e che dal 2021 è stato dichiarato venerabile. Alla sua scuola, come già aveva fatto Giovanni Paolo II nel 1988, Leone XIV parlerà al continente. Delle sue radici, di pace, di unità, secondo i tre filoni dell’incontro al Palazzo dei congressi “Schuman”. Un appuntamento al quale il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato i leader dei 27 Paesi Ue e i vertici delle istituzioni europee. Una sorta di summit intorno al Papa, mentre l’Unione attraversa una fase di crisi e si riarma, mentre una guerra, quella in Ucraina, si combatte alle porte del continente, mentre si impongono estremismi e polarizzazioni.
Eccellenza, Leone XIV è il secondo Papa che arriva a Metz. Sarà una visita politica?
«Sarà anzitutto una visita pastorale. Ma il discorso che il Papa pronuncerà nel Palazzo dei congressi assumerà una valenza internazionale, possiamo dire politica, a motivo della presenza sia del presidente Macron, sia di altri capi di Stato e di governo. Del resto la politica, anche come l’ha vissuta Schuman, è la più alta forma di carità. Il discorso sull’Europa che il Pontefice terrà ricorderà quanto il servizio, il bene comune, la difesa della vita, l’attenzione ai più fragili, la giustizia e la pace siano bussole della buona politica».
La visita in città inizierà con un incontro interreligioso durante il quale sarà firmata una dichiarazione congiunta. Come leggerlo?
«Direi in continuità con l’appuntamento davanti ai leader politici. A unirli il richiamo alla fraternità. Le religioni possono essere volano di pace. E l’evento del Papa con i rappresentanti di ebraismo, islam e altre espressioni religiose vorrà essere un invito al dialogo. Le fedi danno l’esempio e mostrano che tutto ciò è realizzabile. Uno sprone per chi ha in mano le sorti delle nazioni».
Il centro di Metz con la Cattedrale di Saint-Étienne dove Leone XIV concluderà il suo viaggio apostolico in Francia / Alamy
Il centro di Metz con la Cattedrale di Saint-Étienne dove Leone XIV concluderà il suo viaggio apostolico in Francia / Alamy
Soffia un vento bellicista in Europa. Quale messaggio da Metz?
«Questa zona, ossia la Mosella, ha conosciuto almeno tre guerre negli ultimi due secoli: quella nel 1870, la Grande guerra del 1914-1918, la Seconda guerra mondiale del 1940-1945. E il territorio della diocesi ha sperimentato anche due annessioni: è diventato tedesco tra il 1870 e il 1918, vale a dire per quasi cinquant’anni, e tra il 1940 e il 1945, nei cinque anni d’occupazione nazista. Tutto ciò ha generato sofferenze, separazioni delle famiglie, rancori. C’è chi è fuggito, chi si è arruolato nell’esercito avversario. Dopo il 1945, grazie a persone come il venerabile Schuman, ma anche ad Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, tutti con una profonda fede, si è assistito al miracolo della convivenza fra quelli che la geopolitica e la storia considerava nemici. E poi è arrivata la lungimirante decisione di camminare insieme. La nostra città è, quindi, un luogo-simbolo dell’incontro fra i popoli. Lo sperimentiamo anche dal punto di vista religioso: siamo sotto uno speciale regime concordatario, diverso dal resto della Francia, in cui le autorità civili e quelle religiose sono in costante contatto per il bene della società. Inoltre la comunità si riconosce nella Cattedrale che è il monumento più visitato e più apprezzato della Mosella».
Nella Cattedrale di Saint-Étienne il Papa presiederà la Messa che chiude la giornata e la visita in Francia.
«Il poeta Paul-Marie Verlaine l’ha chiamata la “lanterna di Dio”. Per un motivo: ha 6.500 metri quadrati di vetrate che ne fanno quella con la superficie vetraria più ampia al mondo. Vetrate che, dalla costruzione della chiesa intorno al 1220, ripercorrono ogni secolo: ci sono le vetrate del ventesimo secolo di Chagall, Villon e Bissière; o quelle del ventunesimo secolo dell’artista coreana Kimsooja. Ecco, la luminosità che domina fra le navate aveva colpito Verlaine. Il fatto che Leone XIV si fermi a celebrare proprio qui dice che tutti, in ogni parte del mondo, possiamo riunirci attorno al Signore che è luce per la famiglia umana e per le nazioni».
La Cattedrale di Saint-Étienne a Metz dove papa Leone XIV concluderà il suo viaggio apostolico in Francia / REUTERS
La Cattedrale di Saint-Étienne a Metz dove papa Leone XIV concluderà il suo viaggio apostolico in Francia / REUTERS
La pace è al centro della giornata.
«Come ci ricorda il Papa, la pace non è frutto soltanto di accordi tra gli Stati. Essa germoglia innanzitutto nel cuore. Significa, ad esempio, che si costruisce con processi educativi: da qui l’importanza della famiglia e della scuola che hanno il compito di formare all’ascolto e alla comunione per contrastare la logica dell’antagonismo, dell’opposizione, della supremazia. E poi guardiamo alla storia dell’Unione Europea che è stata concepita da persone come Schuman, De Gasperi, Adenauer che erano prima di tutto uomini di pace. Una pace che hanno tradotto in progetto politico. E il loro sogno è diventato un modello per il mondo. Di fronte all’attuale riarmo del continente, è bene ricordarsi che la grandezza dell’Europa non sta nei contingenti militari o negli arsenali, ma nello spirito che l’ha riunita e riconciliata. Il continente ha nella sua storia una vocazione unica: promuovere iniziative di pace. È questo appello alla collaborazione e alla negoziazione che l’Europa deve diffondere oggi nel mondo, in particolare se pensiamo a ciò che accade in Ucraina, in Medio Oriente, in Africa».
L’Europa può ripartire da Metz, almeno nella visione del Papa?
«In molti si chiedono: l’Europa ha ancora un’anima? Nel senso che l’unificazione non può ridursi alla dimensione economica. Pertanto l’Europa deve ritrovare le proprie radici. E fra di esse ci sono quelle cristiane. Perché il Vangelo l’ha unificata ben prima della politica».
I gadget per la visita del Papa a Metz / REUTERS
I gadget per la visita del Papa a Metz / REUTERS
Metz e Schuman. In città è stato avvocato e consigliere comunale. A pochi chilometri si trova la sua tomba. C’è bisogno di cristiani impegnati in politica?
«Certamente. In una dichiarazione del 1950 Schuman ricorda che “l’Europa non si costruisce tutta in una volta, né secondo un unico piano” ma “attraverso conquiste concrete che creino una solidarietà di fatto”. Basandosi anche sulla sua esperienza personale - sua madre era lussemburghese e suo padre, nato in Germania, divenne francese come lui - sostiene che i confini non dovrebbero essere muri, ma ponti. Se il punto di riferimento è il Vangelo, non c’è spazio per la divisione e lo scontro. Schuman, ma anche De Gasperi e Adenauer lo hanno mostrato con la determinazione di comprendersi, di tenere aperto il canale del dialogo, di agire in modo concorde. E oggi di tutto questo abbiamo più che mai urgenza».

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