Addio a padre Felice Scalia, il gesuita "scomodo" amico degli ultimi
Classe 1931, avrebbe compiuto 94 anni a dicembre. Si è spento mercoledì nella sua Messina. Domani funerali nella chiesa di San Sebastiano ad Acireale

Messina piange uno dei preti più vicini agli ultimi, descritto spesso come il “gesuita scomodo” per le sue sferzanti analisi contro le disuguaglianze sociali, in particolare con riferimento alla sua amata Sicilia. Si tratta di padre Felice Scalia, classe 1931. Il religioso si è spento mercoledì. A dicembre avrebbe compiuto 94 anni.
Giovanissimo, nel 1947 era entrato nella Compagnia di Gesù e nel 1960 era stato ordinato presbitero. Laureato in filosofia, teologia e scienze dell’educazione, ha insegnato alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale e successivamente all’Istituto superiore di Scienze umane e religiose di Messina. Ha collaborato con diverse riviste, tra cui Vita Pastorale, per la quale ha curato anche alcuni dossier, Presbyteri, Horeb, Rivista del clero, Vita consacrata e Spirito e Vita. Tra i suoi libri, pubblicati dalle Edizioni La Meridiana, «La teologia scomoda» (2008), «Il Cristo degli uomini liberi» (2010) e «Povero Gesù» (2022).Nella sua lunga vita aveva dedicato anche una ricerca di “frontiera” al teologo latino-americano e suo confratello gesuita Jon Sobrino. Il 10 febbraio del 2022 aveva avuto il privilegio di essere ricevuto in udienza privata da papa Francesco. Ad accompagnarlo, in quel frangente, era stato l'allora prefetto della Congregazione per le cause dei santi il cardinale Marcello Semeraro. Quell'incontro rappresentò per lui il «giusto riconoscimento per un percorso di fede coerente». Il percorso pastorale di padre Scalia aveva toccato realtà diverse di Messina, dalla chiesa di Santa Maria della Scala al Movimento Eucaristico Giovanile (Meg), fino alla Piccola Comunità Nuovi Orizzonti e al gruppo Terra e Cielo. L'impegno del sacerdote non si era limitato alla sfera spirituale, ma aveva incluso una costante riflessione sui mutamenti culturali e politici del territorio.
È stato, tra l’altro, componente del Consiglio presbiterale dell'arcidiocesi di Messina- Lipari- Santa Lucia del Mela. Sulla Gazzetta del Sud l’ex direttore de La Civiltà Cattolica, il gesuita Antonio Spadaro lo ha descritto così: «A Messina è stato coscienza critica e compagno di cammino di molti, che fossero credenti e non credenti. Del resto, la sua spiritualità trovava Dio in tutte le cose e in tutte le persone». Con padre Scalia, e dopo le morti di Bartolomeo Sorge, Francesco Paolo Rizzo, Ennio Pintacuda, scompare uno degli ultimi gesuiti del Novecento capace di essere allo stesso tempo un «prete scomodo» ma anche di essere sempre un «testimone di fede» in dialogo con la società del suo tempo. I funerali sono previsti venerdì alle 10.30 nella chiesa di San Sebastiano ad Acireale.
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