Oggi il decreto sul “tetto” agli stranieri a scuola: tutti i paletti del Colle

Nel pomeriggio il Consiglio dei ministri, le nuove regole saranno subito operative. Per il Quirinale la costituzionalità sarà assicurata dal rispetto del primario diritto allo studio. Salvini prova a stanare Vannacci: «Voti a favore». Ma Futuro nazionale prende tempo
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September 24, 2026
Bambini a scuola
Bambini a scuola
Oggi pomeriggio le parole diventeranno decreto. Dopo 96 ore di annunci, polemiche e messaggi indiretti tra Palazzo Chigi e Quirinale, il Governo toglierà il velo dal provvedimento che vorrebbe stabilire una proporzione, nelle classi, tra italiani e “stranieri”, con quel «tetto» del 30% che, come ha precisato di nuovo ieri il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, non sarebbe legato all’etnia ma alla debolezza delle competenze linguistiche. Un provvedimento che, per come si è compreso anche ieri durante una conferenza stampa convocata dalla Lega, prevederà deroghe laddove il «tetto» sia impraticabile. Circostanza, questa, che fa pensare ad una situazione sostanzialmente invariata rispetto a quanto accade oggi, a riprova del fatto che i primi annunci hanno rappresentato una fuga in avanti. Le norme, comprese quelle sul divieto di burqa e niqab, saranno immediatamente operative.
Nonostante ieri le colombe abbiano provato a stemperare le diverse visioni emerse nelle parole di Meloni e Mattarella — la premier ha affondato il colpo domenica alla festa dei giovani di FdI, il capo dello Stato ha tenuto lunedì un discorso sull’inclusività lunedì ad Amatrice —, il Colle è pronto ad esaminare il decreto con la massima attenzione. Il riferimento del Quirinale è il diritto primario dei giovani allo studio, che sarà il parametro per leggere le nuove norme. Non è un principio generico. Sarebbe aggirato, ad esempio, se il rispetto del 30% comportasse lo spostamento coatto di uno studente in una scuola diversa da quella scelta. E chiaramente la legge non può prevedere obblighi che non possono essere assolti in nessun modo, ad esempio laddove la presenza di “stranieri” o — per usare le riformulazioni del Governo — di studenti con scarsa capacità linguistica è strutturalmente superiore al 30% in un dato territorio. Dunque l’occhio del Quirinale, ai fini della valutazione preliminare di legittimità costituzionale, andrà a cadere con particolare attenzione sugli esoneri e sulle deroghe di cui ha parlato ancora ieri Valditara.
«Gli uffici scolastici territoriali — ha detto il ministro dell’Istruzione collegandosi da New York alla conferenza indetta da Salvini e dalla Lega — coordineranno i presidi per distribuire in maniera più equilibrata gli studenti tra le scuole di prossimità; dove ciò non sarà materialmente possibile, saranno previste deroghe e un potenziamento dell’insegnamento dell’italiano». Valditara è tra coloro che si sono fatti carico di prevenire tensioni istituzionali, e in effetti i contatti informali con il Colle saranno pienamente operativi sino all’ingresso del testo in Cdm. «Sono state strumentalizzate le parole del presidente Mattarella e del cardinale Zuppi. Il presidente ha parlato di integrazione e anche noi vogliamo l’integrazione dei ragazzi stranieri», ha provato a rassicurare il ministro, ribadendo che «il criterio» per il tetto del 30% «è puramente linguistico, chi dice il contrario mente sapendo di mentire».
Da Roma a battere il tempo della conferenza stampa è però Matteo Salvini. Non a caso l’appuntamento convocato dalla Lega ha come tema l’«islamizzazione», si prova a puntare maggiormente sulle norme riguardanti burqa e niqab, derubricando la questione del «tetto» a «norma sensata, addirittura banale», afferma il capo della Lega. «Nel Pd — dice Salvini — il tema non è reale perché molti di loro possono mandare i figli nelle scuole della Ztl». Ma la sensazione è che la conferenza stampa della Lega abbia un altro scopo: “stanare” Vannacci. «Noi questo provvedimento lo abbiamo iniziato prima, quindi adesso questa critica per cui noi inseguiamo Vannacci» non è vera, «è lui che segue noi», dice Valditara. Salvini rincara: «La nostra prima proposta» contro l’integralismo islamico «è del 2017, se altri dopo anni ci danno una mano, noi siamo felici». Il riferimento è a Vannacci. Il generale, accusa Salvini, «sta votando continuamente contro il governo, fa post contro il governo... Non dovete chiedere a me se voterà, dovete chiedere a lui di mettersi d’accordo con se stesso. Spero che votino, a differenza di tante altre volte, sul pacchetto “no all’Islam politico” portato avanti dalla Lega».
Nelle opposizioni si ragiona su questa dinamica. Oltre alle prese di posizione a difesa di Mattarella e contro il «mancato senso dello Stato» di Meloni, espresse da tutti i leader di centrosinistra, Schlein in testa, si prova a capire quale partita stia giocando il centrodestra. L’accelerazione su bollo auto, Islam, canone, con la scadenza dei primi di ottobre sulla legge elettorale, induce le minoranze a immaginare un ritorno al voto prima del previsto. E il decreto con il «tetto» e il divieto di burqa serve, è il prosieguo del ragionamento, come test finale su Vannacci, per capire se ci sono o meno i margini di un’alleanza.
Il generale sulle prime ha fatto delle aperture sul provvedimento che sarà varato oggi in Cdm, ma ieri, ora dopo ora, è come se avesse capito che il centrodestra vuole portarlo al bivio. Non a caso in serata il deputato di Fn Rossano Sasso ha iniziato a mettere dei paletti: no alle deroghe ed emendamenti che inaspriscono le norme. «Ci riserviamo», dice Sasso. Come accaduto sulla legge elettorale, i vannacciani potrebbero presentare proposte di modifica che seminerebbero zizzania nel centrodestra, soprattutto nel corpaccione di FdI e Lega. Ma attenzione anche all’azione emendativa di Forza Italia e Noi Moderati, che a loro volta proveranno a “moderare” il decreto. Tornando alle opposizioni, invece, si valutano già azioni di piazza congiunte alla legge elettorale in connessione con il mondo studentesco.

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