Con relazioni sociali e prossimità le imprese potenziano l’impatto

Dal Rapporto sul BenVivere 2026, due ricerche su cooperative della ristorazione e Pmi torinesi mostrano che le reti relazionali sociali emergono come leva decisiva per la generatività dei territori
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September 25, 2026
Con relazioni sociali e prossimità le imprese potenziano l’impatto
Le persone, nel compiere le loro scelte quotidiane, contrariamente a quanto ipotizzato dalla visione riduzionista dell’homo oeconomicus, non sono mosse unicamente dalla ricerca del profitto personale e da una razionalità perfetta. Le persone per essere felici devono essere generative. Allo stesso modo le imprese non sono solo strumenti di creazione di valore economico monetario (worth), ma sono istituzioni sociali che contribuiscono a creare valore multidimensionale (value), a plasmare comportamenti e cultura, dentro e fuori l’impresa stessa. La loro attività è un contributo al progresso civile della società e, come recita l’aggiornato articolo 41 della Costituzione, pur libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Una prospettiva ampiamente sottolineata dal presidente della Repubblica nel suo discorso all’Assemblea Generale di Confindustria del 2023: «Le imprese sono veicoli di crescita, di innovazione, di formazione, di cultura, di integrazione, di moltiplicazione di influenza, fattore di soft-power».
Anche il paragrafo 338 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (Cdsc) insiste su questa multifunzionalità: accanto alla funzione tipicamente economica, «l’impresa svolge anche una funzione sociale creando opportunità d’incontro, di collaborazione, di valorizzazione delle capacità delle persone coinvolte». In questa direzione, l’imprenditore è un innovatore, un creativo, qualcuno/a che vede oltre la superficie, capace di trasformare criticità in opportunità. L’imprenditore è un narratore e un artigiano del senso, che dà vita a un’azione collettiva generativa: l’impresa.
L’impresa generativa ricompone interesse (funzione economica) e interessamento (funzione sociale) e, nel servizio al bene comune, diventa essa stessa valore comune per il territorio, nel territorio, in quanto si riconosce ed è riconosciuta come particella del bene comune. Una particella di innovazione e sostenibilità poiché, come sottolinea Cappelletti, «la generatività ricombina le categorie dell’innovazione (genialità) e della sostenibilità (eccedenza, gratuità, generosità)». L’impresa generativa è un’impresa che si realizza all’interno di una Comunità che abita, ha una visione, perché ha il coraggio di pensare oltre l’esistente in una logica non di re-azione, ma di gener-azione. Le organizzazioni generative sono quei soggetti economici (formazioni sociali ove si svolge la personalità) che attuano la Costituzione in quanto luoghi dove far fiorire le persone e i territori in cui operano.
Il concetto di generatività delle organizzazioni è un elemento centrale dell’economia Sociale e Civile, perché consente di identificare quelle imprese che, con le loro scelte, contribuiscono al cambio di paradigma da un modello estrattivo di valore a un modello generativo di Bene Comune.
Per queste ragioni il Rapporto sul BenVivere 2026 ha scelto di valorizzare due casi studio sulla generatività delle organizzazioni. Il primo, condotto su 37 cooperative della ristorazione evidenzia come questo settore sia un modello vincente per investire in capitale sociale, rappresentando un’esperienza diffusa di generatività. Le cooperative coinvolte mostrano punteggi eccellenti nella responsabilità per l’inclusione sociale (9,49/10) e nel rapporto con i lavoratori (8/10). Dall’analisi emerge anche la possibilità di tradurre questa generatività in processi moltiplicatori territoriali, per esempio attivando distretti di economia sociale e civile cooperativi strutturati e/o modelli di filiera 100% cooperativi. Quello che emerge dai numeri e dalle parole è la forte natura delle cooperative nel settore della ristorazione come luoghi di prossimità e progettazione sociale e civile partecipata, luoghi che nascono per andare incontro all’altro. Un andare incontro che non è finalizzato alla sola vendita di qualcosa, ma al prendersi cura di qualcuno.
Il secondo caso studio riguarda l’analisi di 564 imprese del territorio della Città Metropolitana di Torino, condotto nell’ambito del progetto Focus Manifattura. Dalle evidenze emerge che l’essere inseriti in un network relazionale abbia un’influenza totale sulla sostenibilità dell’impresa quasi doppia rispetto alla sola conoscenza tecnica degli strumenti Esg. Questo significa che una Pmi isolata, anche se formata, difficilmente riesce a implementare prassi sostenibili. L’altro elemento di rilievo è dato dal fatto che il capitale sociale (l’essere in rete) e umano (la conoscenza degli strumenti) consente di espandere la capacità generativa delle imprese, rendendole maggiormente in grado di agire con responsabilità nei confronti di ambiente e società, orientando le loro scelte economiche verso l’impatto positivo sul bene comune e, dunque, determinando un loro effettivo funzionamento sostenibile.
La transizione ecologica e sociale, dunque, non è un adempimento burocratico, ma un processo di maturazione culturale che avviene più velocemente ed efficacemente attraverso la dimensione della comunità (la rete) che consente di rendere effettivo il potenziale generativo delle organizzazioni.

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