In Francesco vita e morte sono protese verso Dio. E verso gli altri
Quando sente che sta arrivando la fine, il santo chiede di essere riportato alla Porziuncola. E di poter gustare, un'ultima volta, i dolci di cui è ghiotto: i mostaccioli. Che cosa dice questo suo desiderio (vissuto in fraternità) al nostro tempo pieno di solitudine e rabbia?
Quando Francesco comprese che la sua vita era ormai agli sgoccioli, pretese – e alla fine riuscì a imporsi – che lo riportassero alla Porziuncola. In pochi giorni, tutto si concluse. Furono comunque giorni intensi, segnati da incontri ancora una volta significativi. Francesco avrebbe voluto che i frati informassero del suo stato di salute donna Jacopa dei Settesogli, che abitava a Roma, domandandole del panno grezzo per confezionare una tonaca e dei dolci di cui egli era ghiotto, quel dolce – precisano i Compagni – «che i romani chiamano mostacciolo, ed è fatto con mandorle, zucchero o miele e altri ingredienti».
Si sa come andarono le cose: mentre si stava ancora cercando qualche frate che potesse recapitarle quelle richieste, donna Jacopa si presentò alla Porziuncola recando con sé proprio ciò che Francesco le domandava. Tuttavia, quei dolci che «aveva desiderato di mangiare», egli riuscì appena ad assaggiarli, perché il suo fisico ormai non riusciva quasi più a ingerire cibo. Con grande delicatezza, il santo si ricordò però di Bernardo e «disse ai suoi compagni: “Questo dolce piacerebbe a frate Bernardo!”». Lo fece perciò chiamare e, quando questi lo raggiunse e gli chiese la sua benedizione, ne esaudì il desiderio. Con parole e gesti, anche nei suoi ultimi giorni Francesco non cessò dunque di trasmettere il proprio insegnamento ai frati. Gli agiografi che utilizzarono i ricordi dei testimoni trasformarono poi quelle parole e quei gesti in una vera e propria liturgia. Tuttavia, letti nella loro semplicità, essi ci riportano a un contesto più umano, semplice e potente insieme. E quanta umanità ne emerge!
Sul proprio capezzale, Francesco non è un asceta serioso, bensì un uomo gioioso che fa cantare i confratelli e chiede per sé dei dolci, senza peraltro dimenticarsi di condividerli fraternamente: non è allora bello pensare che, oltre l’umana mestizia per un distacco ormai imminente, intorno alla Porziuncola si diffondesse anche il profumo dei dolci preparati dalla nobildonna romana, segno di una libertà che va oltre le forme convenzionali e non teme di mostrarsi per quel che è? Un’umanità che non concentra l’attenzione unicamente su se stessi, ma si rivela invece attenta agli altri, com’è il caso di Bernardo, anch’egli ghiotto di mostaccioli.
Sicuramente, in questo nostro Occidente che in poco tempo va sempre più smarrendo la fisionomia faticosamente maturata nel corso dei secoli, uno dei maggiori problemi è rappresentato dal moltiplicarsi di esistenze intro-verse, volte esclusivamente verso sé stesse, autocentrate, quasi incapaci, ormai, di pensare agli altri, i quali finiscono spesso per essere utilizzati per i propri fini e poi gettati via come si fa con una scarpa vecchia o un vestito logoro. Esistenze sempre più arrabbiate, contro tutto e contro tutti, desiderose di vomitare il loro malessere sui social, usando le parole come fossero pietre. Esistenze condannate spesso a morire in solitudine, la stessa in cui – in definitiva – sono vissute… Francesco morì invece nel modo in cui visse, proteso verso Dio e verso gli altri, e perciò dimentico di sé e dei propri problemi. Anche per questo la sua morte fu un parto e – come ogni parto – una festa!
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