Un prete è stato ucciso in un'abbazia, quattro persone sono state ferite: la Polonia è sotto choc

L'omicida è di origine ucraina e si è presentato all'abbazia di Jaroslaw: ora è in stato di fermo. Il racconto dei testimoni: panico totale, tutti gridavano. L’appello dell’arcivescovo Szal: «No all’odio e all’animosità». Sui fatti è intervenuto anche Zelensky: «Giustizia sia fatta». Il rischio di ricadute politiche tra Varsavia e Kiev però c'è
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September 24, 2026
Un prete è stato ucciso in un'abbazia, quattro persone sono state ferite: la Polonia è sotto choc
Il convento delle suore benedettine di Jaroslaw, teatro dell’attacco: l'area è stata blindata dalla polizia polacca / Ansa
Un sacerdote ucciso a coltellate, altre quattro persone (tra cui due preti) ferite in modo grave. La Polonia è sotto choc per un gravissimo fatto di sangue sul cui movente ieri restava fitto il mistero. Siamo a Jaroslaw, una cittadina di 35mila abitanti a una trentina di chilometri dal confine ucraino. Una località tranquilla, raccontano i residenti: fatti di sangue da queste parti sono rarissimi. L’incubo inizia intorno alle nove e trenta del mattino. Un ucraino di trentun anni penetra nell’abbazia che ospita un convento di suore benedettine. Il cancello viene aperto per far uscire un gruppo di scolari, l’uomo sfrutta l’occasione per entrare.
Secondo vari testimoni, il giovane entra dapprima nella mensa, afferra un lungo coltello da cucina. Padre Adrian, che sta facendo colazione, vede il giovane, gli rivolge la parola, l’ucraino lo accoltella. Poi entra in chiesa, dove sta affluendo una ventina di fedeli per la Messa delle dieci. Se la prende con padre Stanislaw, che era al confessionale: il coltello gli fora il polmone, il sacerdote morirà poco dopo. Butta a terra padre Marek, e poi lo colpisce alla gola. Ora è gravissimo. Accoltellate altre due persone (secondo i media sono laici, un uomo e una donna).
Una donna, citata solo come Urszula, racconta alla testata Polsat News di urla, scene di panico, con i fedeli che cercano rifugio nei confessionali. «Quando sono arrivata – dice all’emittente TVP anche la superiora, suor Barbara Dendor – c’era il panico totale, ragazzi che gridavano: “un pazzo, un pazzo”» Alla testata WP la religiosa spiega che l’uomo «aveva indosso solo un maglietta e pantaloncini corti, eppure faceva freddo. Sembrava davvero uno squilibrato».
L’ucraino è stato bloccato subito dalla polizia. Che non ne ha rivelato il nome, ma i media polacchi lo chiamano Ihor M. «Sappiamo – dice comunque la rappresentante della procura, Bozena Harasz-Woloszyn – che è arrivato nella notte dalla Germania». La funzionaria spiega che era diretto al posto di confine con l’Ucraina, a Korczowa, a 35 chilometri. L’uomo, però, trova la frontiera chiusa , e così arriva invece a Jaroslaw, dove compie il sanguinoso attacco.
Perché? Secondo testimonianze raccolte da WP, l’uomo aveva subito prima bussato all’abbazia chiedendo soldi. I religiosi che gestiscono un’associazione caritatevole lo hanno però mandato via, ritenendolo ubriaco. Chiedendogli di tornare una volta sobrio. L’attacco per vendetta? Possibile. Molti raccontano che l’ucraino ha preso di mira soprattutto sacerdoti, ignorando, fortunatamente, i bambini dell’asilo e della scuola del convento. Ieri comunque gli è stato prelevato il sangue per vedere se abbia agito sotto l’effetto di droghe. Secondo la procura ha riportato ferite alle mani, la testata Fakt parla invece di ferite ai polsi. Voleva suicidarsi? Una domanda che per ora resta tutto da chiarire.
La tragica vicenda rischia di avere una ricaduta politica, e tra un anno i polacchi sono chiamati alle urne. «L’autore dell’attacco – ha dichiarato il premier Donald Tusk – sarà punito con tutta la severità della legge polacca». La Polonia è stata finora in prima fila nel sostegno a Kiev, e ha accolto a braccia aperte oltre un milione di profughi ucraini. Solo che da qualche tempo il vento sta girando. I nazionalpopulisti del PiS e l’estrema destra chiedono l’espulsione degli ucraini senza fissa occupazione e lo stop della fornitura di armi a Kiev. L’attacco di ieri a Jaroslaw tira l’acqua al loro mulino. «I principi e i valori della nostra comunità devono esser rispettati da tutti nel Paese» avverte il presidente Karol Nawroski, molto vicino al PiS, chiedendo una «ferma risposta dello Stato» e che «siano pienamente spiegate tutte le circostanze di questa tragedia». Adesso, afferma il capo del PiS Jaroslaw Kaczynski, «non possiamo tornare alla quotidianità».
La tensione cresce, tanto che l’arcivescovo di Przemysl, da cui dipende Jaroslaw, Adam Szal, ha voluto lanciare un appello. «Questo crimine – ha detto – possa non generare né odio né animosità, ma al contrario rafforzare la nostra solidarietà e il nostro legame spirituale». Anche l’ambasciata ucraina a Varsavia ha chiesto di fare di tutto «affinché questo crimine non generi odio o violenza». In serata è intervenuto lo stesso Zelensky, che si è detto «sconvolto». «L’autore di questo gesto malvagio – ha dichiarato – deve rispondere in pieno in accordo con la legge. Attendiamo con ansia una rapida e affidabile spiegazione di tutte le circostanze. Sono sicuro che giustizia sarà fatta». La vicenda, però, non sarà dimenticata in questo difficile anno di campagna elettorale.
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