«Nessun allarme droni sull'Italia», ma nel Mediterraneo le navi da cui potrebbero partire sono tante

La Difesa smentisce il presunto alert della Cia rilanciato da El Mundo su attacchi al nostro Paese. Eppure la “flotta ombra” di Putin continua le sue strane manovre e la Marina italiana risponde con gli abbordaggi: facciamo il punto
Google preferred source
September 24, 2026
L'abbordaggio della Marina italiana alla MV Sun, avvenuto il 30 agosto / European Union Naval Force photo
L'abbordaggio della Marina italiana alla MV Sun, avvenuto il 30 agosto / European Union Naval Force photo
La Difesa è tranquilla: non c’è nessun pericolo imminente di attacchi russi sul suolo italiano. Il presunto alert (fonte Cia) del quale riferisce il quotidiano spagnolo El Mundo riguardo un’imminente incursione di droni di Putin verso Italia, Francia e Spagna non sarebbe giunto “ad alcun livello operativo, né di intelligence, né diplomatico, né tantomeno militare”. Si può star sereni, insomma, ma fino a un certo punto. Perché l’alert “fantasma” ha indicato espressamente la piattaforma di partenza dei velivoli senza pilota: il Mar Mediterraneo. Dove, effettivamente, c’è un gran traffico di navi russe. Militari, ma non solo. Una squadra della Marina di Mosca giovedì mattina ha varcato Gibilterra, diretta verso la madrepatria. Proveniva da Tartus, Siria, storica base di Mosca dai tempi dell’Urss. Un viaggio di routine in apparenza, in realtà una prova di forza per sottolineare che, nonostante a Damasco sia cambiato il regime, le fregate russe sono sempre le benvenute.
Ma è soprattutto la “flotta ombra” a turbare il sonno dei comandi europei. Non tanto le petroliere “canaglia” con cui lo zar esporta clandestinamente il suo greggio, ma piuttosto le navi da trasporto ro-ro (quelle con il portellone a poppa, per intendersi) o altri vecchi mercantili sospettati di occultare apparecchiature di guerra elettronica o peggio. I droni, secondo i timori degli 007 Usa riportati da El Mundo, potrebbero essere infilati proprio nella stiva di queste imbarcazioni. La minaccia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, viene insomma presa sul serio. Non potrebbe essere diversamente, dopo gli attacchi a infrastrutture sottomarine verificatisi nei mari del Nord. La missione europea Irini, concepita per contrastare il traffico d’armi da e verso la Libia, dalla primavera è anche impiegata nell’opera di interdizione delle navi fantasma russe. Il 30 agosto, dalla fregata italiana Thaon di Revel, un elicottero si è levato in volo per abbordare la petroliera MV Sun al largo di Malta, dopo che era transitata dal canale di Sicilia. I commandos si sono calati a bordo per ispezionare il carico e soprattutto i locali di bordo. La nave batteva bandiera del Camerun, ma in realtà sarebbe una pedina della flotta ombra.
È il sesto abbordaggio del genere nel 2026, il secondo effettuato dagli italiani: meno di un mese prima, il 2 agosto, c’era stata la stessa scena al largo di Pantelleria. Gli incursori di Marina scesero dal cielo per perquisire la Toa Payoh, in acque internazionali. Sempre più spesso – è un dato di fatto - le Marine europee preferiscono controllare fisicamente le navi dello zar, anziché limitarsi a tenerle d’occhio con satelliti e droni spia. Segno che la tensione cresce, e i timori di qualche brutta sorpresa si intensificano. Peraltro è già in atto da tempo una guerra nascosta nel Mediterraneo: la Lady Mariia, cargo Ro-Ro battente bandiera russa, è stata attaccata nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre nel Mediterraneo centrale, tra la Libia e Creta. Secondo le ricostruzioni, non del tutto chiarite, sarebbe stata bersagliata da uno stormo di droni, lanciati non si sa bene da chi. Alcuni osservatori hanno indicato la mano degli ucraini, appostati sulla costa nordafricana. Ma non ci sono certezze. Nel marzo scorso, invece, fu colpita la metaniera Artic Metagaz, che poi vagò per giorni alla deriva. Si parlò in quel caso di generiche “esplosioni” a bordo, probabilmente causate da droni navali, anche questi rimasti anonimi.
Uno scenario difficile da decifrare, che cambia di giorno in giorno. Al momento nel Mediterraneo sono segnalate altre due navi ombra, i cargo Anastasiia e la Yuriy Arshenevskiy. Il 10 settembre sono state localizzate nel canale di Sicilia. Erano in compagnia della Aleksandr Shabalin, nave da sbarco russa. Poco dopo, hanno staccato il trasponder, per dirigersi a fari spenti verso il Mediterraneo orientale. La prima è riapparsa vicino alle coste turche, la seconda rimane invisibile. Inutile interrogare i siti di tracciamento marittimo. La risposta è sempre la stessa da due settimane: “Destinazione sconosciuta”. L'ultima posizione nota è nelle acque davanti alla Spagna, a sud di Almeria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire