Lodi, l'umanità in uno scatto: torna il Festival della Fotografia Etica
Cinque weekend, dal 26 settembre al 25 ottobre, per puntare un faro su conflitti, cambiamento climatico, testimonianze di resilienza con i più grandi fotogiornalisti. Il direttore Prina: "In un tempo in cui le immagini possono essere fabbricate in pochi secondi, scegliamo storie che qualcuno è andato a vedere davvero"

Conflitti, povertà, disastri ambientali, operazioni di soccorso. Sono parole che siamo così abituati a sentire che a volte facciamo fatica a ricordarci che riguardano persone in carne ed ossa, situazioni vere e drammatiche. È ciò che ci aiuta a fare la fotografia etica: dare volti, colori ed emozioni alle notizie che sentiamo ogni giorno e ai contesti che pensiamo lontani da noi. Questo approccio trova la sua massima espressione al Festival della Fotografia Etica a Lodi.
"Vogliamo offrire uno spazio in cui la fotografia diventi strumento di conoscenza, capace di farci sentire nostre le storie altrui e di spingerci a pensare con senso critico a ciò che accade vicino e lontano da noi" così il direttore Alberto Prina riassume perfettamente l'anima del Festival che da diciassette anni ospita per cinque weekend i più grandi fotogiornalisti da tutto il mondo e le loro opere. Questa edizione, dal 26 settembre al 25 ottobre, non sarà da meno: 30 mostre, 14 spazi, un ricco calendario di eventi e visite guidate . Il Festival ospiterà anche l'unica tappa lombarda della mostra itinerante del World Press Photo, il concorso di fotogiornalismo più conosciuto al mondo. Nei sinuosi spazi del centro direzionale Bipielle progettato da Renzo Piano, le quasi 150 immagini selezionate, tra cui spicca lo scatto di Carol Guzy, World Press Photo of the Year 2026, che mostra la disperazione di due figlie che si aggrappano alla maglietta del padre mentre gli agenti dell'ICE lo arrestano. "In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente", aveva commentato Joumana El Zein Khoury, direttrice esecutiva del World Press Photo., quando era stato annunciato il vincitore.







Un'istantanea talmente significativa e potente che ha vinto anche la sezione MASTER del World Report Award, il concorso internazionale del Festival che supporta l'impegno sociale dei fotografi nel documentare l'umanità nei suoi aspetti più intimi e profondi. Sempre a palazzo Barni i vincitori delle altre sezioni, che raccontano storie da ogni parte del mondo: la resilienza delle comunità indiane ai test nucleari, il devastante conflitto in Sudan, le mutazioni della Galizia, le insurrezioni studentesche e l'urbanizzazione a Dakha in Bangladesh.
"In un tempo in cui le immagini possono essere fabbricate in pochi secondi, scegliamo storie che qualcuno è andato a vedere davvero" continua Prina: è la filosofia che accompagna tutte le foto in mostra al Festival. La fotografia come presenza e come strumento, come nel caso dello Spazio Non profit, in cui si punta l'obiettivo su progetti di denuncia sociale, umanitaria, femminista, ambientale, portati avanti da organizzazioni non governative internazionali come SOS Humanity che si occupa di operazioni di soccorso nel Mediterraneo documentate da Max Cavallari con il reportage "Acquaintance - search and rescue in the Mediterranean sea” e Pinkishe Foundation che si occupa di povertà mestruale in India, con cui ha collaborato Ginevra Bonina in “Out for blood”. I temi toccati sono numerosi e variegati, dai conflitti più devastanti alle affascinanti geometrie del mondo naturale, dagli ampi reportage di respiro internazionale a fotografie che sanno racchiudere complicate storie in scatti singoli.
Il Festival innerva tutta la città, colorando di arancione gli spazi culturali più conosciuti e quelli che vengono aperti per l'occasione, sino ad includere bar e ristoranti con il circuito OFF, che permette anche ai fotografi emergenti di esporre i propri lavori.
Un appuntamento imperdibile, che trasforma Lodi in una grande finestra aperta sulle urgenze del nostro tempo. Visitare il Festival della Fotografia Etica significa, oggi più che mai, scegliere di non voltare lo sguardo e riappropriarsi del valore dell'empatia.
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