Il Papa è in Francia. «Porto la pace di Cristo: un messaggio più che mai urgente»
di Giacomo Gambassi, inviato sul volo papale
Leone XIV atterra a Parigi, prima tappa del viaggio. Nell’aereo papale racconta di essere un Pontefice «felice a parte le difficoltà». Su Ceuta e i respingimenti dei migranti: «Servono risposte a una crisi umanitaria che seguo dall’inizio». Alla Cnn cacciata da Trump dice: «E’ importante una buona copertura mediatica ovunque e per tutti».

Leone XIV comincia il suo viaggio in Francia, il quinto dall’inizio del pontificato. «Visiterò il Paese, e accade per ogni altra parte del pianeta, come testimone di Cristo che vuole annunciare la pace del Signore nel mondo. È un messaggio che in questo momento storico è particolarmente necessario», spiega sul volo papale incontrando i giornalisti. Nel dialogo con la stampa, confida di essere un Pontefice «felice a parte le difficoltà». E aggiunge riferendosi alla sua vocazione: «Sono contento della scelta fatta anni fa». Non sente il peso del governo della Chiesa? «Sì, qualche volta – sorride Leone XIV – ma Dio è grande».
Sono le dieci quando il Papa atterra a Parigi, prima delle tre tappe del viaggio che lo porterà anche a Lourdes e Metz fino a lunedì. Prevost arriva nella “laica” Francia che sta conoscendo un risveglio ecclesiale come dimostrano i 13mila battesimi di adulti e giovani la scorsa Pasqua. «Ci sono molte ragioni – dice sul volo –. Ma questo credo che quanto sta avvenendo indichi, tra l’altro, un’autentica ricerca di qualcosa di più profondo: definirei tutto ciò una sete spirituale. A volta si riesce a riconoscerla e a intercettare le persone che cercano un nutrimento. Ritengo che la Parola di Dio abbia molto da dire a chiunque». Sull’aereo risponde ai colleghi della Cnn che gli ricordano di essere stati esclusi da Donald Trump dalla Casa Bianca. «Sono contento che tutti voi siate qui. Penso che sia molto importante una buona copertura mediatica ovunque e per tutti». Poi racconta di aver «seguito fin dall’inizio» l’emergenza di Ceuta, l’enclave spagnola in territorio africano dove sono stati respinti 70mila migranti che nella città si erano riversati. «E’ una vicenda che ha diverse cause – afferma il Papa –. E dobbiamo cercare soluzioni a questa che costituisce una vera e propria crisi umanitaria». Tema caro al Papa è quello dell’intelligenza artificiale e della dignità umana da proteggere, questione che è al centro dell’invito alla sede Unesco dove si reca questo pomeriggio. «La nostra Commissione vaticana è in contatto con molti leader del mondo dell’IA. Stiamo portando avanti un dialogo che l’enciclica ha stimolato». Alcune aziende lanciano l’allarme e chiedono di rallentare la corsa tecnologica. «Molti – chiarisce Leone XIV – sono aperti a individuare modi per garantire che l’IA non sostituisca o addirittura distrugga l’umanità, ma diventi piuttosto uno strumento a servizio della persona». Poi una curiosità: definisce una «fake news» il fatto che usi ancora Duolingo, l’applicazione per imparare nuove lingue.
Suonano a festa le campane delle chiese in tutto il Paese quando Leone XIV scende dall’aereo allo scalo di Orly nella periferia sud di Parigi. A dargli il benvenuto il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron con la moglie Brigitte. E soprattutto un gruppo di ragazzi: tutti in maglietta bianca con il motto del viaggio: «Affinché il mondo abbia la vita». Un Papa torna a visitare l’intera Francia, come non accadeva dai tempi di Benedetto XVI che qui si era fermato nel settembre 2008. Stesso mese scelto da Leone XIV. E stessa durata del viaggio: quattro giorni, stavolta fra la capitale, Lourdes e Metz. La Francia “laica” lo accoglie con un popolo che scende per strada. A partire da Parigi che non vedeva un Pontefice da diciotto anni, anche quando avrebbe voluto che papa Francesco riaprisse nel 2024 la Cattedrale di Notre-Dame ricostruita dopo l’incendio del 2019. Migliaia di volti lungo tutti i chilometri che Leone XIV percorre in città: per arrivare all’Eliseo e incontrare il presidente Macron; per raggiungere la sede dell’Unesco in occasione degli 80 anni di attività, in cui un Pontefice mancava dal 1980, ossia dalla visita di Giovanni Paolo II; per essere a Notre-Dame; per entrare nello “Stade de France” di Saint-Denis, la banlieue a nord-est della metropoli con uno dei più alti tassi di povertà del Paese, e guidare la veglia di preghiera davanti a 80mila giovani.
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