Il Papa in Francia: «Il riarmo, soluzione errata. È l’ora del dialogo e della diplomazia»
di Giacomo Gambassi, inviato a Parigi
All’Eliseo il richiamo contro le «derive autoritarie»; no all’«offerta di una morte programmata». La tutela del diritto alla vita è «irrinunciabile». La «giusta laicità» non considera il credente «una minaccia all’unità della patria» e non espelle «la religione dalla sfera pubblica»

Suonano a festa le campane delle chiese in tutto il Paese quando Leone XIV scende dall’aereo allo scalo di Orly nella periferia sud di Parigi. Un Papa torna a visitare l’intera Francia, come non accadeva dai tempi di Benedetto XVI che qui si era fermato nel settembre 2008. Stesso mese scelto da Leone XIV. E stessa durata del viaggio: quattro giorni, stavolta fra la capitale, Lourdes e Metz. La Francia “laica” lo accoglie con un popolo che scende per strada. A partire da Parigi che non vedeva un Pontefice da diciotto anni, anche quando avrebbe voluto che papa Francesco riaprisse nel 2024 la Cattedrale di Notre-Dame ricostruita dopo l’incendio del 2019. In 300mila accompagnano Leone XIV lungo tutti i chilometri che percorre in città: per arrivare all’Eliseo e incontrare il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron; per raggiungere la sede dell’Unesco in occasione degli 80 anni di attività, in cui un Pontefice mancava dal 1980, ossia dalla visita di Giovanni Paolo II; per essere a Notre-Dame; per entrare nello “Stade de France” di Saint-Denis, la banlieue a nord-est della metropoli con uno dei più alti tassi di povertà del Paese, e guidare la veglia di preghiera davanti a 80mila giovani. Una festa che dice non solo l’orgoglio di ricevere un Papa che «non dimentica le sue origini familiari normanne e bearnesi», spiega lo stesso Prevost all’inizio del quinto viaggio del pontificato; ma anche una «terra dalle ricche radici cristiane», sottolinea nel Palazzo presidenziale Leone XIV, terra dove si assiste a un risveglio spirituale che, soltanto nella scorsa Pasqua, si è tradotto in 13mila battesimi di adulti e giovani.

Il Papa si presenta come «testimone di pace» nella sua prima giornata parigina, secondo la definizione che dà di sé all’Unesco. Una giornata che, per metà, ha un risvolto politico. Perché all’Eliseo parla davanti a Macron, alle autorità nazionali, al corpo diplomatico che, al termine, lo salutano con un lungo applauso e una standing ovation; e nella cittadella che accoglie l’agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura tiene il suo discorso fra i rappresentanti degli Stati che aderiscono all’organismo: oggi 194. Interventi pronunciati in francese e inglese. Proprio all’Unesco, dove nel parco d’ingresso annaffia un ulivo come segno di pace, spiega che «in questo particolare momento dobbiamo riconoscere che la più terribile delle “opere umane” è la guerra» e che il mondo fa i conti con «forme di barbarie che fomentano rivalità e conflitti», anche se, «come insegna la storia, molti imperi hanno celebrato la loro prepotenza, prima di consumarsi e crollare come una torre»; denuncia «la tentazione di Babele», ossia del dominio, che «si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternità, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei contatti senza legami che riducono la vita umana al commercio»; fa sentire la sua voce contro la «volontà di sfruttamento e di rapina che mira a spremere quanto più possibile da ogni essere vivente, consumando senza custodire e distruggendo senza coltivare»; mette in guardia dalla logica «arbitraria dei potenti» secondo cui «gli altri vengono esclusi nel nome del profitto e gli innocenti uccisi nel nome della libertà». Da qui l’appello che lancia all’Eliseo, riferendosi in particolare alle popolazioni colpite dal «flagello della guerra»: «Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio. La gravità di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, là dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento». Di fronte alle autorità di una delle maggiori potenze automiche del mondo, cita san Giovanni XXIII, che a Parigi era stato nunzio, per riaffermare che oggi «si sta diffondendo sempre più la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile». Invece «la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia». Ecco perché serve «promuovere senza sosta la diplomazia». Compito che spetta anche alle istituzioni internazionali, chiarisce all’Unesco, ma esse «sperimentano una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all’azione anziché una risorsa per la pace, come una forma d’ipocrisia anziché un’opportunità per cercare insieme il bene». E compito che il Papa indica alla Francia, Paese che «ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa». Una bacchettata alla politica nazionale che preme su guerra, riarmo e atomica.

Nel quartier generale targato Nazioni Unite, poco distante dalla Torre Eiffel, Leone XIV ricorda la lezione dimenticata della Seconda guerra mondiale per dire che è il tempo di ritessere relazioni di fiducia: fiducia che «le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia; fiducia che il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da sé». «Dialogo» è anche la chiave di volta in ogni Stato, «tanto più urgente nel contesto odierno» dove «persone di diverse appartenenze culturali e religiose sono chiamate a convivere e a dare il proprio contributo alla costruzione della società». All’Eliseo ricorda che «una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze prevenendo derive autoritarie». E nell’organismo dell’Onu ribadisce l’importanza dell’educazione che è «lo strumento per superare reciproche paure», rilanciando il “Patto educativo globale” di papa Francesco. Un ruolo «necessario e insostituibile» viene svolto dalle tradizioni religiose chiamate «a coltivare la pace attraverso un’alleanza tra popoli che si riconoscono come figli dello stesso Padre». Sempre all’Unesco chiede di farsi accanto ai poveri perché «tutti nasciamo nudi» e, se lo dimentichiamo, «delle conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanità viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata».

Leone XIV giunge nella nazione che ha elevato la laicità a baluardo. E, a fianco di Macron, indica i canoni perché sia «giusta». «Il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselito o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune “affinché il mondo abbia la vita”», evidenzia richiamando il motto della visita. La storia del Paese è anche quella della conquista del «riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana». Tema caro al Papa quello della difesa della dignità umana, al centro dell’enciclica Magnifica humanitas. Occorre «imparare ad accogliere la vita senza condizioni, a sostenere la fragilità con tenerezza, ad accompagnare ogni tappa dell’esistenza», dice al mondo politico. E, di fronte a leggi che minano l’umano, come quella approvata di recente dal Parlamento francese sul suicidio assistito, rimarca «con forza che la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano». Del resto, «la nostra dignità non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace». Quindi il monito contro «l’illusione» di «aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze». E fa sapere: «A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata».

A mettere a rischio la persona è anche il «paradiso delle macchine», spiega Leone XIV alle autorità riprendendo un’immagine di Georges Bernanos. All’Unesco, i cui vertici confermano una sintonia di vedute fra il loro impegno sull’etica dell’Intelligenza artificiale e Magnifica humanitas, il Papa propone nuovi «sforzi» perché le tecnologie non diventino «un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia». Soprattutto incoraggia a prendersi «cura della persona umana e del creato insieme». Partendo dai «bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra», dalle «persone con disabilità fisiche e intellettuali», da «anziani, migranti e rifugiati, e tutti coloro che la superbia esclude come non produttivi». Sono loro «il banco di prova delle nostre affermazioni sul rispetto della dignità umana», è la consegna che dalla Francia il Pontefice affida al mondo.
Sul volo papale: sono un Papa felice nonostante le difficoltà
Leone XIV comincia il suo viaggio in Francia, il quinto dall’inizio del pontificato. «Visiterò il Paese, e accade per ogni altra parte del pianeta, come testimone di Cristo che vuole annunciare la pace del Signore nel mondo. È un messaggio che in questo momento storico è particolarmente necessario», spiega sul volo papale incontrando i giornalisti. Nel dialogo con la stampa, confida di essere un Pontefice «felice a parte le difficoltà». E aggiunge riferendosi alla sua vocazione: «Sono contento della scelta fatta anni fa». Non sente il peso del governo della Chiesa? «Sì, qualche volta – sorride Leone XIV – ma Dio è grande».

Sono le dieci quando il Papa atterra a Parigi, prima delle tre tappe del viaggio che lo porterà anche a Lourdes e Metz fino a lunedì. Prevost arriva nella “laica” Francia che sta conoscendo un risveglio ecclesiale come dimostrano i 13mila battesimi di adulti e giovani la scorsa Pasqua. «Ci sono molte ragioni – dice sul volo –. Ma questo credo che quanto sta avvenendo indichi, tra l’altro, un’autentica ricerca di qualcosa di più profondo: definirei tutto ciò una sete spirituale. A volta si riesce a riconoscerla e a intercettare le persone che cercano un nutrimento. Ritengo che la Parola di Dio abbia molto da dire a chiunque». Sull’aereo risponde ai colleghi della Cnn che gli ricordano di essere stati esclusi da Donald Trump dalla Casa Bianca. «Sono contento che tutti voi siate qui. Penso che sia molto importante una buona copertura mediatica ovunque e per tutti». Poi racconta di aver «seguito fin dall’inizio» l’emergenza di Ceuta, l’enclave spagnola in territorio africano dove sono stati respinti 70mila migranti che nella città si erano riversati. «E’ una vicenda che ha diverse cause – afferma il Papa –. E dobbiamo cercare soluzioni a questa che costituisce una vera e propria crisi umanitaria».

Tema caro al Papa è quello dell’intelligenza artificiale e della dignità umana da proteggere, questione che è al centro dell’invito alla sede Unesco dove si reca questo pomeriggio. «La nostra Commissione vaticana è in contatto con molti leader del mondo dell’IA. Stiamo portando avanti un dialogo che l’enciclica ha stimolato». Alcune aziende lanciano l’allarme e chiedono di rallentare la corsa tecnologica. «Molti – chiarisce Leone XIV – sono aperti a individuare modi per garantire che l’IA non sostituisca o addirittura distrugga l’umanità, ma diventi piuttosto uno strumento a servizio della persona». Poi una curiosità: definisce una «fake news» il fatto che usi ancora Duolingo, l’applicazione per imparare nuove lingue.
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