Parte il "Mancini bis", ma il calcio italiano pensa ancora a Malagò
Il debutto della Nazionale questa sera contro il Belgio segna il ritorno dell'ex ct sulla panchina azzurra. Ma la vera partita in corso riguarda altro. Nel mirino c'è l'attuale presidente della Figc, reo di non avere una tessera. Sarebbe già pronto il suo sostituto: Adriano Galliani

È sempre azzurro tenebra. Questa sera contro il Belgio, all’Olimpico di Roma, debutto in Nations League dell’Italia, comincia il “Mancini bis”: la seconda volta del ct alla guida della Nazionale, ma attorno agli azzurri del Mancio incombe una cappa fuligginosa di indifferenza. Un caos organizzato dai soliti inciuci e vecchi dispetti dentro il Palazzo del calcio, che si indigna quando la Nazionale non si qualifica ai Mondiali e proclama rivoluzioni immediate, che poi però si risolvono in lentissime guerre fredde tra opposte fazioni politicamente ben allenate. “Fuori il calcio italiano dalle farmacie”, monito di fine secolo scorso pronunciato dal tecnico boemo Zeman, forse è stato in parte ascoltato, ma quel “fuori la politica dagli stadi” è rimasto uno slogan che fatica ad arrivare alle orecchie degli onorevoli. Perché il calcio oltre che la settima industria di Stato è la più grande cassa di risonanza, anche elettorale, a cui si aggrappano tutti gli operatori di una Repubblica che resta molto fondata sul pallone. Perciò Italia-Belgio passa in secondo piano rispetto allo scontro furioso in atto contro il presidente della Figc Giovanni Malagò.
Prima lo hanno voluto come l’uomo della provvidenza, ora ne chiedono la testa. Malagò è stato eletto con un plebiscito, quasi il 70% delle preferenze (19 club di Serie A su 20 favorevoli), numeri impensabili anche per i professionisti della politica. L’accusa nei suoi confronti è di una banalità maligna: non ha ottemperato alla norma del tesseramento Figc. Malagò nell’ultimo decennio è stato il Capo dello sport italiano, ex presidente del Coni dei record di medaglie, e il calcio italiano, quando riesce a qualificarsi, è anch’essa disciplina olimpica. Perciò, chiedere la tessera Figc a Malagò per continuare a fare il presidente della Federcalcio è come chiedere a Beppe Marotta l’abbonamento allo stadio Meazza per essere riconosciuto come presidente dell’Inter. Siamo alle comiche. La Giunta Coni su pressing del governo, vedi ministero dello Sport, chiede ad ogni costo il commissariamento della Federcalcio e quindi la messa in fuori gioco dell’irregolare Malagò. Qualcuno ha già trovato il suo sostituto nel senatore di Forza Italia Adriano Galliani che, da uomo malato di calcio che ha trascorso mezzo secolo a fare le fortune del Milan e poi del Monza di Berlusconi, a 82 anni sarebbe pronto a mettersi al servizio di questo pretestuoso rimpastone.
Tutte queste che sembrerebbero chiacchiere da bar sport sono invece le strategie della tensione in atto intorno a Coverciano alla vigilia di una gara importante come quella con il Belgio. Ma evidentemente poco importa che ci sia un gruppo di atleti che sta cercando di riprendere il filo di un discorso interrotto cinque anni fa nella magica notte di Wembley in cui l’Italia di Mancini saliva sul tetto d’Europa. Mentre in campo c’è da tentare disperatamente di far tornare un Paese ad essere orgoglioso della sua Nazionale, c’è chi gioca, anche un po’ sporco, per un ritorno al passato fatto di passaggi in ombra. Che il calcio italiano riesca a dare sempre il meglio quando è nell’occhio del ciclone è un mantra del secolo scorso: vedi Calciopoli 2006 e Italia di Marcello Lippi campione del mondo vent’anni fa a Berlino. Il calcio italiano per ripartire al meglio ha scelto Malagò che, dopo lo “scandalo Pirlo” ha virato su un altro progetto esclusivamente sportivo affidato al ct Roberto Mancini e al direttore tecnico Claudio Ranieri. Il loro problema è stato fare velocemente uno scouting adeguato per mettere insieme il meglio del vecchio e del nuovo calcio azzurro allo scopo di tornare ad essere competitivi in Europa e nel mondo. Tutto il resto è veramente noia. Ci sono 60 milioni di tifosi italiani, da sempre potenziali ct in pectore, che hanno a cuore solo il futuro degli azzurri e chiedono solo di conoscere il risultato della partita contro il Belgio e non quello delle prossime elezioni politiche.
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