L'economia sommersa non si vede e non si tassa: vale il 9,2% del Pil
di Cinzia Arena
Il rapporto Censis-Confcooperative: è trainata dall'evasione dei radditi di imprese e autonomi. 2,7 milioni di lavoratori irregolari. Gardini: moltiplica le diseguaglianze

Non si vede e non si tassa: è l’economia sommersa che ogni anno sottrae risorse alla scuola, alla sanità alle pensioni. Un buco nero che vale il 9,2% del Pil del paese e sfiora i 200 miliardi di euro (197,6 miliardi) e nel quale scompaiono 2,7 milioni di lavoratori irregolari sfruttati. Sono numeri che raccontano una realtà inaccettabile quelli del Focus Censis Confcooperative “L'economia sommersa. Il costo dell'irregolarità per l'economia italiana” diffuso oggi.
«Il sommerso è un moltiplicatore di diseguaglianze, che colpisce prima di tutto chi lavora senza tutele. Ogni euro che sfugge alla fiscalità generale – sottolinea il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini – è un euro in meno i servizi che tengono insieme il Paese: un macigno che si scarica sul debito pubblico e sulle prossime generazioni». A conti fatti sottrae ad ogni italiano dai neonati agli anziani 3.350 euro l’anno.
Il sommerso italiano si compone di tre ingranaggi, e non pesano tutti allo stesso modo.
La voce più importante riguarda i 108,2 miliardi di euro (+21,6% dal 2019) da sottodichiarazione: imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero. Tra il 2019 e il 2023 l'evasione tributaria e contributiva si è attestata fra 99 e 103 miliardi di euro l'anno, per circa il 90% legata a mancati versamenti fiscali, in particolare Iva (30 miliardi) e Irpef di autonomi e imprese (oltre 36 miliardi). La propensione media all'evasione sul totale delle entrate tributarie è pari al 17,4%: in pratica, ogni 100 euro di gettito atteso, quasi 17 non arrivano mai allo Stato.
Ci sono poi i 77,2 miliardi di euro (+4% dal 2019) da lavoro irregolare, cioè rapporti di lavoro non registrati o solo in parte dichiarati. Chi lavora in nero guadagna quasi la metà dei colleghi assunti. In media 9,2 euro l'ora, contro i 17,8 euro di chi lavora regolarmente. Una differenza di 8,6 euro l'ora, pari a una perdita del 48,3%. Il divario più ampio si registra nell'industria in senso stretto, dove si sfiora una perdita del 53,5%.
Infine i altri 12,2 miliardi di euro che arrivano da affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona. Un tipo di sommerso sostanzialmente stabile negli ultimi cinque anni.
Secondo il governo la lotta all'evasione in Italia sta dando buoni frutti. Nel triennio 2023-2025 nelle casse dello Stato sono entrati 101 miliardi "recuperati". A fornire la cifra è stato giovedì il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria. L'anno scorso sono stati incassati 36,2 miliardi, 2,8 miliardi in più rispetto al 2024.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





