Decreto scuola, il giorno dopo: così il “tetto” agli alunni stranieri continua a far discutere

Il sindaco di Milano, Beppe Sala: «Temo che chiuderemo alcune scuole». Il ministro Valditara rassicura: «Se un alunno straniero dovrà cambiare scuola, sarà nelle vicinanze»
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September 25, 2026
Decreto scuola, il giorno dopo: così il “tetto” agli alunni stranieri continua a far discutere
Ansa / Perruolo
Non sono bastate le correzioni finali – compreso lo stop all’allontanamento dei figli dai genitori che non vogliono imparare l’italiano – per frenare le polemiche sul decreto Scuola, sul quale si attende il via libera definitivo del Quirinale. A far rumore, il giorno dopo, è ancora il tetto del 30% agli studenti stranieri. L’accusa, da sinistra, è quella di «inseguire Vannacci», come ripete la segretaria dem Elly Schlein. «Gli unici tetti che ci interessano sono quelli delle scuole che cadono a pezzi», aggiunge la leader del Pd. Contrario al limiti degli stranieri anche il sindaco di Milano, Beppe Sala: «Sto facendo un po' di verifiche e temo che qualche classe, o addirittura scuola, dobbiamo chiuderla, non per nostra scelta». Mentre il senatore del M5s, Luca Pirondini, annuncia un’interrogazione parlamentare per il caso di uno striscione con la scritta “Qui nessun* è stranier*” davanti alla primaria Daneo di Genova rimosso da due agenti della Digos (con la Questura che si è smarcata, parlando di un’iniziativa autonoma). «È stato restituito ed è tornato al suo posto», assicura nel pomeriggio la sindaca Silvia Salis, sottolineando la gravità del fatto. Mentre ieri un gruppo di studenti ha manifestato davanti Montecitorio.
Per l’esecutivo interviene così il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ribadendo come l’obiettivo del tetto al 30% di alunni stranieri è quello di «superare le classi-ghetto e assicurare a ogni studente le stesse opportunità di apprendere e crescere». Anche perché, aggiunge Valditara, l’attuale modello «ha prodotto gravi discriminazioni e di fatto favorito la costituzione di classi-ghetto. Una situazione che contrasta anche con quanto indicato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella». Lo stesso Valditara, parlando a L’aria che tira su La7, assicura poi che se un alunno deve cambiare istituto per via del tetto, «si deve trattare di scuole di vicinato, certo il ragazzino non può andare a 20 chilometri di distanza. In caso poi non si riuscisse proprio a trovare un posto, abbiamo previsto 14 milioni di euro a regime per potenziare l’italiano dei ragazzi stranieri che non conoscono bene la lingua italiana».
Nel pomeriggio, interviene a difesa del decreto anche la premier Giorgia Meloni, scegliendo però di non parlare del contestato tetto agli studenti stranieri ma del cambio di nome agli istituti tecnici e ai professionali (ribattezzati licei). Per la leader di FdI, «c’è un pregiudizio che, in Italia, dura da decenni: chi sceglie un istituto tecnico o professionale fa una scelta di serie B rispetto a chi si iscrive al liceo. È un’ingiustizia verso centinaia di migliaia di ragazzi e i loro insegnanti, e un danno per l'Italia. Perché il nostro tessuto produttivo ottiene i risultati che ottiene grazie a chi sa fare: tecnici, meccatronici, chimici, periti agrari, geometri, cuochi, artigiani, informatici, che sono splendidamente formati».
Se le divisioni in politica rispettano tutto sommato quelle tra maggioranza e opposizione, nel mondo della scuola invece si trovano più sfumature. Così per Antonello Giannelli, a capo dell’Associazione nazionale presidi (Anp), «il tema affrontato dal decreto è delicato e reale, anche se il suo impatto numerico sarà presumibilmente limitato». Mentre per Anna Maria Catalano – che guida invece la sezione provinciale di Palermo dell’Anp – «il decreto scuola non tiene conto della realtà» perché «le scuole sono assolutamente attrezzate per ospitare gli studenti stranieri che non creano nessun problema». E ancora, per Ivana Barbacci (Cisl Scuola) «se l’obiettivo è davvero l’integrazione, servono soprattutto più strumenti per l’insegnamento dell’italiano, mediazione linguistica e culturale, organici adeguati e classi meno numerose. L’inclusione non si costruisce fissando una percentuale, ma mettendo le scuole nelle condizioni di realizzarla ogni giorno».
Contraria al nuovo testo anche l’associazione Libera di don Luigi Ciotti, secondo cui «siamo davanti a una misura che ha più un sapore di propaganda che di reale attenzione alla crescita e alla qualità dello studio di studenti e studentesse». Da Molfetta, dove è arrivato per un’ordinazione sacerdotale, interviene poi anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa. «Confesso di sapere poco» del decreto, premette il patriarca di Gerusalemme dei Latini, ma «la scuola è luogo di formazione della società ed è l'unico luogo in cui tutti si incontrano e formano. Questo è il compito principale e questo deve restare».

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