Anastasiya Petryshak: «A Kiev suono per la pace col violino benedetto dal Papa»

L’artista ucraina, dopo aver suonato con Bocelli da Leone XIV, domani presenterà nella capitale il concerto scritto per lei dal maestro Stankovych con la Ukrainian National Symphony Orchestra.
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September 25, 2026
Anastasiya Petryshak: «A Kiev suono per la pace col violino benedetto dal Papa»
Un violino, una benedizione e un viaggio alle radici. È questo il filo che unisce il momento vissuto dalla violinista ucraina naturalizzata italiana Anastasiya Petryshak durante il concerto Cantico di Pace a Castel Gandolfo lo scorso 5 agosto e il nuovo capitolo artistico che la vedrà protagonista domani sera a Kiev. La violinista internazionale si è esibita insieme ad Andrea Bocelli in presenza di papa Leone XIV. Al termine, il Santo Padre ha benedetto il suo violino. E proprio con quel violino domani Anastasiya Petryshak presenterà in prima mondiale al Kyiv Music Fest il nuovo Concerto n.8 per violino e orchestra scritto e dedicato a lei dal maestro Yevhen Stankovych, presso la Filarmonica Nazionale dell’Ucraina, accompagnata dalla Ukrainian National Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Volodymyr Sirenko, alla presenza del compositore. Il concerto sarà il cuore del progetto Roots, un percorso artistico più ampio e articolato che comprenderà anche una registrazione discografica. L’artista ci risponde via WhatsApp da una Kiev sotto attacco.
Signora Petrishak, come sta e come procede il lavoro?
«Sto bene grazie al cielo. Ma sto registrando ogni giorno un diario audio per ricordare tutte le cose che succedono qui. Oggi abbiamo dovuto interrompere le prove con l’orchestra perché c’era un allarme rosso a causa di un missile che era vicinissimo a noi e siamo dovuti correre nel rifugio. Quando invece ci sono i droni e l’allarme è giallo si è autorizzati a continuare a lavorare, nonostante il pericolo. L’altro giorno stavo suonando e il maestro continuava a dirigere con un occhio fuori dalla finestra mentre fuori si sentiva sparare fortissimo contro i droni russi. Ma più sono qui più ci credo fortemente a questo progetto».
L’arte contribuisce a sostenere il popolo ucraino?
«Oltre alla distruzione materiale, quello che colpisce è la stanchezza delle persone. Eppure continuo a vedere una straordinaria dignità e una grande forza interiore. Per questo ho scelto di tornare proprio adesso. Non per ignorare la sofferenza, ma per esserci. Credo che anche un concerto possa diventare un segno di vicinanza e ricordare che la cultura e la bellezza non devono mai smettere di esistere, nemmeno nei momenti più bui. Le persone sono determinate, sono forti e vanno avanti: nonostante gli altri distruggano loro cercano con ottimismo e coraggio di costruire e portare il bello, perché qui ce n’è bisogno. Le sale da concerto sono piene e il pubblico ha veramente voglia di essere portato altrove con la musica».
Lei torna ad esibirsi nel suo paese natale dopo tanto tempo.
«Non è un progetto incentrato sulla guerra. È qualcosa di più profondo: è un ritorno alle mie radici, un viaggio nella memoria e nella mia identità. Dopo oltre vent’anni vissuti in Italia e oggi in Svizzera, sentivo il bisogno di riconnettermi con la mia terra natale attraverso la musica. Il Maestro Stankovych ha scritto questa composizione in condizioni estremamente difficili, nel cuore del conflitto. Proprio per questo questa musica ha un valore ancora più grande. Ho scelto di eseguirla ora, senza aspettare che arrivi un tempo più facile, perché credo che l’arte sia ancora più necessaria nei momenti bui. Per me rappresenta una risposta alla violenza del nostro tempo: non attraverso altre parole di odio, ma attraverso la bellezza e la creazione».
Com’è stato l’incontro con Leone XIV e che importanza ha per lei la benedizione del suo violino?
«È stato uno di quei momenti che segnano una vita. Dopo il concerto a Castel Gandolfo ho avuto la possibilità di raccontare al Santo Padre il progetto che sto preparando in Ucraina. Mi ha ascoltata con grande attenzione e poi ha benedetto il mio violino. Questo momento ha avuto per me un significato ancora più profondo perché, dal 2012, quando il Maestro liutaio Roberto Regazzi ha creato questo violino appositamente per me, custodivo nel cuore un sogno: poter un giorno ricevere la benedizione del Santo Padre su questo strumento. Per me il violino non è semplicemente uno strumento: è una voce, quasi un’estensione della propria anima. Ricevere quella benedizione significa per me una responsabilità ancora più grande. Spero che, attraverso le mie mani e la voce di questo violino, la musica possa portare luce, speranza e pace».
Lei suonato con Bocelli in tanti eventi internazionali: anche per altri Papi?
«Ho la fortuna di collaborare con Andrea Bocelli dal 2010 e di essere cresciuta, musicalmente e umanamente, al suo fianco, vivendo momenti artistici e spirituali indimenticabili, tra cui concerti a Lourdes, Fatima e Loreto. Nel 2013 ho suonato nell’Aula Paolo VI in Vaticano a sostegno dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, poiho preso parte anche al progetto “Il Grande Mistero”, voluto da Papa Francesco per valorizzare la famiglia, suonando in alcune delle cattedrali e dei santuari più importanti d’Europa, come la Sagrada Família di Barcellona, il Santuario di San Giovanni Paolo II di Cracovia, il Monastero dos Jerónimos di Lisbona e la Basilica di Santo Stefano di Budapest. Credo che la musica trovi il suo significato più profondo quando diventa un dono per gli altri».
Lei vive in Svizzera con suo marito e due splendidi bambini: la sua famiglia vive ancora in Ucraina?
«Una parte vive ancora in Ucraina e sentiamo quotidianamente mia nonna e i miei cugini; purtroppo, a volte, arrivano notizie dolorose che raccontano la perdita di amici o persone care. Io ho ancora la mia casa in Ucraina: sogno il giorno in cui potrò tornarci con i miei bambini, poter mostrare loro il luogo da cui provengo e far conoscere loro quella parte di me in un momento finalmente sereno e sicuro. La guerra cambia la quotidianità delle persone, si impara a convivere con l’incertezza, ma allo stesso tempo si continua a vivere, a lavorare, ad amare e a sperare. Da madre, oggi, tutto questo lo sento ancora più profondamente. Credo che ogni bambino dovrebbe crescere ascoltando musica, sogni e speranze, non il rumore delle sirene».

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