"Gutenberg" nel cosmo elettronico: quando la musica è presenza

Tra club e cattedrali, paesaggi industriali e nuove tecnologie, il nuovo numero di “Gutenberg” esplora la musica elettronica come esperienza di ascolto, appartenenza e trasformazione, capace di ridefinire spazi, rituali e comunità
Google preferred source
September 24, 2026
"Gutenberg" nel cosmo elettronico: quando la musica è presenza
La copertina di "Gutenberg" n. 84, 25 settembre 2026
La musica entra nei corpi, attraversa le città, trasforma gli spazi e riaccende forme antiche di appartenenza e ritualità. Tra club e cattedrali, paesaggi industriali e nuove tecnologie, suoni e relazioni si intrecciano in un universo in continua trasformazione. In questo modo il ritmo sospende la distanza tra individuo e collettività. La musica è una forma di presenza nel nuovo numero di “Gutenberg”, in edicola con “Avvenire” venerdì 25 settembre 2026.
Il numero si apre con l’intervista di Alessandro Beltrami a Caterina Barbieri, direttrice della 70ª Biennale Musica di Venezia. Attorno al tema A Child of Sound, la musicista riflette sulla musica come esperienza di presenza, vulnerabilità e trasformazione, capace di precedere il linguaggio e di aprire uno spazio collettivo in cui le emozioni vengono convertite in bellezza. Al centro del suo progetto emerge l’idea di un ascolto radicalmente aperto, in cui sperimentazione sonora, spiritualità e partecipazione si intrecciano. Antonio Pileggi ricostruisce invece la lunga storia musicale della chiesa milanese di San Fedele, dalle liturgie del tardo Cinquecento alle esperienze contemporanee della rassegna Inner_Spaces. La tradizione della musica sacra e la ricerca elettronica vengono lette come parti di una stessa storia dell’ascolto, nella quale il suono continua a svolgere una funzione rituale e comunitaria, capace di mettere in relazione il patrimonio del passato con i linguaggi del presente.
Le pagine successive ospitano il contributo di Gianni Sibilla, dedicato ai Daft Punk e alla loro influenza sulla cultura contemporanea. Dal primo album Homework fino a Random Access Memories, il duo francese viene raccontato come uno dei protagonisti della trasformazione dell’elettronica in fenomeno pop globale, capace di costruire un immaginario in cui musica, immagine e identità artistica procedono inseparabilmente. Massimo Dezzani conduce il lettore nella scena elettronica torinese, mostrando come la città abbia trasformato il proprio passato industriale in una piattaforma culturale fondata su festival, club e pratiche musicali innovative. Dai grandi eventi internazionali ai collettivi indipendenti, Torino emerge come uno dei principali laboratori europei della musica elettronica contemporanea. Il monografico prosegue con il contributo di Massimiliano Padula, che affronta il fenomeno del rave come esperienza collettiva e rituale. Attraverso il confronto con categorie provenienti dall’antropologia e dalla sociologia, il rave viene interpretato come uno spazio in cui la musica e il corpo permettono di costruire appartenenza, trasformando una moltitudine di individui in una comunità temporanea.
La sezione dei Percorsi si apre con un itinerario dedicato a letteratura e identità tra Europa e America: Alessandro Zaccuri presenta Viaggi in America di Israel Joshua Singer (Giuntina), raccolta di reportage che restituisce uno sguardo originale sugli Stati Uniti degli anni Trenta. Attraverso l’esperienza dell’emigrazione ebraica e il confronto con la modernità americana, emerge un Paese attraversato da contraddizioni profonde, sospeso tra integrazione, trasformazione culturale e memoria delle proprie origini. Il percorso successivo è dedicato a memoria, psichiatria e trasformazione delle istituzioni. Da un lato, Francesca Orsi racconta la mostra "Manicomi italici" di Silvia Camporesi e Luca Marianaccio, allestita al Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia, che indaga gli spazi degli ex manicomi italiani e il rapporto tra memoria dei luoghi e nuove forme di cura. Dall’altro, Laura Badaracchi presenta la mostra "Cose di pazzi. Memorie di vite poi recluse", all’Archivio di Stato di Salerno, costruita a partire dagli oggetti personali conservati nei fagotti dei pazienti dell’ex ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore, testimonianze materiali di esistenze rimaste a lungo invisibili.
Nel Percorso su radici, appartenenza e memoria Angela Calvini intervista la protagonista del recital La signora meraviglia, Saba Anglana, al festival "Genius Loci" a Firenze, in cui autobiografia, migrazione e identità si intrecciano in un percorso che attraversa lingue, culture e appartenenze multiple; Anna Pozzi ha intervistato invece l'autore di Memorie del diluvio, Saleem Haddad (Edizioni e/o), romanzo che segue le vicende di una famiglia irachena tra esilio, arte e ricerca delle proprie radici, trasformando la memoria in uno strumento per interrogare il presente. Chiude il numero il Percorso dedicato a letteratura e ideologie del Novecento europeo. Da un lato, Michele Brancale presenta La sentenza di Anna Achmatova (Mucchi Editore), pubblicato in dieci diverse traduzioni italiane e accompagnato da un’ampia riflessione sulla trasmissione della poesia oltre la censura e la repressione politica. Dall’altro, Roberto Carnero analizza Leggere Céline di Iacopo Leoni (Carocci), affrontando il rapporto problematico tra grandezza letteraria, compromissione ideologica e memoria storica nella figura dello scrittore francese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire