Vannacci, stretta sull’aborto. E poi «stop alle unioni civili»
Il leader di Futuro nazionale pubblica la seconda parte del suo programma. Dal divieto di somministrazione della pillola, al giro di vite sul mondo Lgbt, alla deroga del patto Ue per la natalità, all’educazione militare a scuola

Vannacci alza i giri del motore futurista. Nel giro di nemmeno ventiquattr’ore, il leader di Futuro nazionale si gioca due jolly. Che hanno il sapore di un doppio montante al corpo dell’ala liberista del centrodestra e non solo. Pubblica la seconda e penultima parte del programma del suo partito, dopo le polemiche che aveva già scatenato la prima, per le proposte, tra le altre, di abolire il reato di femminicidio e la legge Mancino e di promuovere “il patriarcato mediterraneo” e la cosiddetta “remigrazione”. E lo fa dopo che domenica aveva annunciato la candidatura del capogruppo di Forza Italia nel consiglio calabrese, Domenico Giannetta, per le elezioni suppletive di Reggio Calabria, “scippandolo” agli azzurri.
Sul programma, anche i pilastri di questo secondo capitolo dell’Italia in salsa vannacciana non sono passati inosservati. Nel testo si legge che l’aborto non è un diritto e si chiede la presenza delle associazioni pro-vita nei consultori. Ma non è tutto. Il programma invita a ridurre i contenuti gender e omossessuali in tv e ad abrogare le unioni civili. Punti che fanno parlare la deputata Elena Boschi e la capogruppo al Senato di Italia Viva, Raffaella Paita, di un «ritorno al passato».
Per il resto, all’Europa invece si chiede una deroga al Patto di stabilità che permetta di spendere sulla natalità. Non manca poi la parte sulla difesa: Vannacci propone di far entrare l’educazione militare a scuola e di dispiegare l’esercito nelle zone più degradate delle città. Ma vediamo le proposte più nel dettaglio.
Per quanto riguarda l’aborto, oltre alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, il programma punta a vietare la somministrazione in regime ambulatoriale o domiciliare della pillola Ru-486. Inoltre, nel pacchetto entra la proposta di istituire un ministero della Vita, della famiglia naturale e dell’identità, e di fissare al 25 marzo una Giornata nazionale della vita nascente. Vannacci punta inoltre a rendere obbligatoria una “culla per la vita” in ogni ospedale dotato di un reparto maternità. E a riconoscere il concepito come «soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati» ai fini dell’accesso a bonus e agevolazioni già durante la gravidanza. Mentre sul fine vita il generale ribadisce il no a eutanasia e suicidio assistito ed esorta ad applicare la “legge 38” sulle cure palliative.
Giro di vite anche sul mondo Lgbt: stop alle unioni civili e adozioni permesse solo alle famiglie con padre e madre. «Il matrimonio - si legge nel documento - rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico». Ma la stretta si estende anche alla televisione, con la proposta di una fascia protetta in tv dalle 6 alle 23, per tenere lontani i bambini dai contenuti «genderisti» e «omosessualisti». Muso duro pure contro le transizioni di genere: il cambio di sesso dei minori viene trasformato in «reato universale». E muro alzato anche alle direttive europee considerate espressione dell'agenda Lgbt, anche a costo di andare allo scontro con le Corti internazionali.
Alla stessa Ue si chiede una deroga al Patto di stabilità che permetta di spendere sulla natalità, mettendo questa voce davanti al Green deal e al riarmo. Perché, si legge nel programma, «la crisi demografica è la principale emergenza nazionale». Il generale metterebbe così sul tavolo «un vero quoziente familiare», con un «reddito di rinascita» per le madri fino ai 12 anni ed anche fino ai 18 per le fasce più deboli. E poi il mutuo tricolore - con interessi azzerati dal terzo figlio - e le quote azzurre per i dipendenti pubblici con famiglie numerose.
Infine, la difesa: ribadendo il no all’obiettivo Nato del 5% del Pil e al Safe europeo, Fn punta a introdurre moduli scolastici di «educazione alla difesa e alla sicurezza nazionale» e campi volontari di formazione militare con «valenza civica». Nelle città, invece, i soldati potrebbero essere schierati nelle aree ad alta criminalità e degrado, con «specifici poteri e qualifiche giuridiche» per riaffermare «presenza, controllo e legalità». Un programma, secondo l’europarlamentare dem, Alessandro Zan, «ai limiti del nazismo».
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