Oratori e centri estivi sono un "bene comune": adesso lo dice anche una legge (da completare)

Dopo il via libera del Senato, inizia l'iter per attuare la legge delega sull'educazione non formale. Ora serviranno i decreti attuativi entro la fine della legislatura. Intervista con Elena Bonetti (Azione), prima firmataria del provvedimento: riconosciuto ufficialmente un pilastro delle nostre comunità
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July 23, 2026
Oratori e centri estivi sono un "bene comune": adesso lo dice anche una legge (da completare)
Con il via libera definitivo al disegno di legge numero 1766, il Parlamento ha delegato il Governo ad adottare, entro nove mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti in materia di sostegno alle attività educative e ricreative non formali per minori. Il provvedimento riconosce per la prima volta nell’ordinamento italiano il ruolo educativo di centri estivi, oratori e realtà associative impegnate nella crescita di bambini e ragazzi. I decreti delegati dovranno consentire lo svolgimento delle attività attraverso accordi tra Comuni, presso scuole, centri estivi, servizi socio-educativi territoriali e centri ricreativi. Per l’attuazione della delega è autorizzata una spesa di 3,5 milioni di euro per il 2026, 4 milioni per il 2027 e 1 milione annuo a decorrere dal 2028. Ma il vero tesoretto è quello dei 60 milioni annui destinati ai centri estivi, che, a parole, si vorrebbe rimpinguare. Essendo una legge delega, l’attuazione si interromperebbe se la legislatura finisse prima del varo dei decreti.
Con l’approvazione della legge delega sull’educazione non formale arriva un riconoscimento concreto per oratori, centri estivi, attività educative extrascolastiche. Elena Bonetti, presidente e deputata di Azione, prima firmataria del provvedimento: come si può dare continuità a questo impegno?
Fino ad oggi, per la legge italiana questi soggetti non esistevano: non era riconosciuta la loro funzione educativa. Ricordo la difficoltà da ministra nel trovare un canale legislativo per riaprire i centri estivi. Io arrivo alla politica dall’associazionismo educativo cattolico e ho sempre trovato paradossale questa situazione, pensando all’eredità della nostra tradizione educativa e al lavoro enorme che oratori, centri estivi e associazioni fanno ogni giorno in tutto il Paese, spesso in silenzio, solo con le proprie forze e anche nei contesti più difficili. Questa legge dà finalmente una risposta: riconosce questi soggetti, introduce tutele e strumenti di supporto. È l’attuazione di un pezzo del Family Act e da qui si riparte.
Dai decreti delegati cosa occorre aspettarsi? Il Parlamento sarà protagonista?
La legge è molto chiara nel definire le finalità e i metodi attraverso cui dovrà essere attuata: incentivare e sostenere le attività di educazione non formale, contrastare la povertà educativa e promuovere il protagonismo delle nuove generazioni. Sono già definiti i criteri attraverso cui i Comuni potranno trovare accordi e sostenere le realtà del Terzo settore, dell’associazionismo, degli oratori, del mondo sportivo e culturale. Si creerà una vera rete e un patto di alleanza educativa in tutto il Paese, e il Parlamento farà la sua parte per garantire che la legge sia attuata in tutto e per trovare le risorse necessarie.
I 60 milioni stanziati quest’anno possono essere considerati strutturalio ancora ballerini, considerando le varie priorità economiche del Paese? E sono sufficienti o si può misurare a un finanziamento maggiore?
I 60 milioni sono già strutturali, così come le risorse aggiunte con questa legge, ma non bastano. C’è un impegno politico condiviso anche dal Governo, a partire dalla prossima legge di bilancio, ad aumentare le risorse destinate. È fondamentale perché ai ragazzi devono essere garantite attività educative anche fuori dall’orario scolastico, nel pomeriggio e soprattutto nei mesi estivi, ed è impensabile che i costi gravino ancora sulle famiglie.
L’integrazione tra scuole, associazioni e Terzo settore può funzionare?
Certo, ha funzionato e deve essere rafforzata. Per contrastare gli effetti negativi della transizione demografica servono nuove competenze e un’educazione che non si interrompa all’uscita da scuola o in estate. Qui entra in gioco il mondo dell’educazione non formale.
Quale ruolo di Comuni e Regioni? Possono integrare risorse?
I Comuni sono fondamentali e questa legge, che è anche frutto dell’esperienza positiva dei miei anni al governo, li ha messi al centro. In quegli anni abbiamo investito più di 440 milioni per promuovere queste attività, coinvolgendo da protagonisti i Comuni. La scelta di partire dalle amministrazioni locali ha portato buoni risultati e creato le condizioni per arrivare a oggi.
La buona sinergia in Parlamento su questi temi è in netta controtendenza con il clima politico...
È vero: fatta eccezione per i Cinque Stelle, questa legge è stata sottoscritta e sostenuta da tutti i gruppi parlamentari, in un dialogo proficuo anche con il governo e la ministra Roccella. Grazie ai partiti, da Fratelli d’Italia con il capogruppo Bignami a Forza Italia e al Partito Democratico, in particolare alla segretaria Elly Schlein che, tra l’altro, mi aveva sostenuta nella riapertura dei centri estivi nel 2020. È la prova che le buone battaglie si portano avanti insieme perché sono di tutto il Paese.

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