In Ucraina qualcosa è cambiato. Perché la piazza ora detta la linea a Zelensky
di Giacomo Gambassi, inviato a Kiev
La sostituzione del capo delle forze armate Syrsky con il più popolare Drapatyiera non è bastata a riconciliare il presidente con la nazione. E Fedorov, l'ex ministro della Difesa licenziato di cui l'opinione pubblica vorrebbe il reintegro, è il secondo politico più stimato del Paese alle spalle dell'ex generale Zaluzhny

Il nome del generale Mykhailo Drapatyi era comparso più volte sui cartelli dei “ribelli” che per giorni hanno sono scesi per strada in Ucraina. Uno dei militari preferiti dai protagonisti delle proteste cominciate quando il presidente Volodymyr Zelensky ha deciso di mettere mano al governo e, soprattutto, di licenziare il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov. Proprio il comandante Drapatyi è alla fine colui che il leader ucraino ha scelto per guidare le forze armate del Paese al quarto anno di guerra. Sostituisce Oleksandr Syrsky, l’antagonista di Fedorov, con cui l’ex ministro era entrato in rotta da quando, lo scorso gennaio, si era insediato alla Difesa, come lui stesso aveva raccontato. Dissidi tra due visioni della guerra: quella innovativa del 35enne ex responsabile della comunicazione digitale di Zelensky, basata sulle nuove tecnologie, e quella più tradizionale di Syrsky, con l’impiego massiccio di fanteria e, secondo i manifestanti, meno rispettosa delle vite dei soldati.
Zelensky ha ceduto alle pressioni della piazza. Costretto a optare per il generale gradito sia alla “nuova Maidan”, secondo la definizione che i media nazionali hanno dato della rivolta di questi dieci giorni riprendendo l’appellativo della rivoluzione antirussa del 2014, sia a Fedorov che ha già appoggiato la nomina di Drapatyi definendola «una ventata di aria fresca e una nuova speranza nella lotta dei popoli liberi per la libertà e la giustizia». L’azzardo di cambiare l’esecutivo si è rivelato un boomerang per Zelensky che ha ottenuto un risultato opposto rispetto a quanto si aspettava. Forte dei suoi successi sulla scena internazionali, aveva voluto intervenire sul premier e su alcuni ministri per trasmettere ancora una volta al Paese il messaggio di avere salda la catena di comando in mano. Ne è uscito con Fedorov rafforzato, che si vede proporre dal presidente un nuovo incarico di governo legato allo sviluppo hi-tech: la stampa lo chiama già un ruolo da “zar della tecnologia militare”. È ciò che lo ha reso popolare, prima come ministro dell’Innovazione digitale e poi alla guida della Difesa dove è emerso per la campagna militare rivoluzionata dai droni che hanno rallentato l’avanzata di Mosca e che hanno permesso di colpire in territorio russo, per l’immagine di efficienza che ha impresso al ministero, per le azioni contro la logistica russa, per la lotta alla corruzione.
Oggi Fedorov è il secondo politico più stimato nel Paese, in base a un sondaggio diffuso nelle scorse ore: gode del 65% della fiducia. Al primo posto l’ex generale Valerii Zaluzhny, oggi ambasciatore in Gran Bretagna, con il 70% di gradimento, che ha condiviso la stessa sorte di Fedorov: destituito da Zelensky nel 2024 dalla carica di comandante in capo per i dissidi sulle operazioni belliche, per il nodo degli arruolamenti coatti e per l’appeal crescente. Il capo dello Stato è solo quarto nella classifica, con il 59% di consensi, superato anche dal responsabile dell’ufficio presidenziale, Kyrylo Budanov. Tutti possibili sfidanti di Zelensky in un’eventuale tornata elettorale. Molto meno apprezzato Syrsky che non supera il 23%.
Zelensky si era schierato dalla sua parte nello scontro con Fedorov. Per lui la nazione si è mobilitata in maniera inaspettata e per certi versi misteriosa, e continuerà a farlo anche domani finché non «sarà reintegrato», spiegano gli organizzatori. Una vicenda analoga era successa un anno fa ma con proporzioni meno d’impatto: le modifiche alle autorità anti-corruzione, che avevano impensierito anche l’Occidente, avevano portato in piazza gli ucraini, imponendo a Zelensky di rivedere le disposizioni. Certo, la protesta più eclatante è stata quella di inizio luglio contro l’arruolamento forzato e violento, quando militari e poliziotti “reclutatori” sono stati attaccati dalla folla a Leopoli. Tutti segnali che raccontano le difficoltà interne del presidente.
Le «riforme nell’esercito ucraino», l’«aumento della fornitura di droni militari», il «controllo dello spazio aereo» e la «revisione della mobilitazione» sono le priorità indicate dal capo dello Stato per «una strategia aggiornata della difesa ucraina», dopo la nomina della nuova guida delle forze armate e del ministro della Difesa, per adesso ad interim, Yevgeny Khmara, generale con una carriera all’interno dei servizi segreti. C’è chi definisce Drapatyi il “pompiere del fronte”: 43 anni, rappresenta la nuova generazione di ufficiali. Con Fedorov condivide non solo il nome e l’età, ma anche le necessità di un cambio di passo.
Così Zelensky tenta di far calare il sipario su una crisi politica su cui ha sempre scommesso la Russia: logorare il Paese, dividerlo nel lungo periodo, minare la leadership del presidente accusato dal Cremlino di essere illegittimo e di non volere le elezioni. Il “no” al voto unisce, comunque, l’Ucraina. Nessuno è intenzionato ad andare alle urne in mezzo a un’aggressione che è ancora senza spiragli di negoziati. Spiragli che il leader ucraino prova a riaprire attraverso un colloquio – ieri pomeriggio – con Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati del presidente statunitense Donald Trump, per «rilanciare gli sforzi diplomatici e procedere verso la pace».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





