Lo scienziato del Cmcc esperto di oceanografia: «Il Mediterraneo mai così caldo con picchi fino a 8 gradi in più»
Ronan MacAdam mette in guardia sulle temperature estreme superficiali del Mare Nostrum: «Toccati
i 30° C. Sta diventando la normalità»

Dopo tre ondate di calore, da fine maggio ad oggi ad allarmare una parte della scienza è anche la temperatura del mare. Mai così caldo come in queste ultime settimane. In particolare il Mediterraneo. «Noi studiamo gli eventi estremi climatici e anche le ondate di calore marine. Il caldo estremo diventa ondata di calore anche in mare quando dura per più giorni o anche settimane cioè il tempo necessario per avere un impatto sulla vita marina e sui pesci» conferma Ronan MacAdam, scienziato e ricercatore climatico specializzato in oceanografia fisica e cambiamenti climatici della Fondazione Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici).
Sulla terra abbiamo avuto tre ondate di calore, mentre nel mare?
Anche in mare ci sono state tre ondate di calore. Spesso le ondate di calore nell’atmosfera corrispondono a quelle in mare. Il mese di giugno, ad esempio, è stato il giugno più caldo di sempre per il Mediterraneo, almeno per quanto riguarda gli ultimi 50 anni. Si sono registrate temperature record.
Mi può dare un dato?
Nel Mediterraneo, per esempio, in alcune aree abbiamo temperature sopra i 30 gradi, che vuol dire quasi 8 gradi sopra la media.
È tantissimo.
Si, è tantissimo. Ma il punto più importante non è questo. È che ormai si sono viste temperature così elevate quasi ogni anno, negli ultimi cinque anni. Anche l’anno scorso possiamo dire che è stato un anno da record, e anche il 2022. Quindi il punto è che queste temperature estreme stanno certamente diventando la normalità.
Vuol dire che anche la vita nel Mediterraneo è destinata a cambiare?
Sì, cambia il mare e cambiano anche gli ecosistemi. Ovviamente ci sono delle specie nuove, che. arrivano nel Mediterraneo anche a causa dei cambiamenti climatici e con l’aumento più stabile delle temperature degli ultimi 20-30 anni. E poi ci sono anche questi eventi più brevi, ma comunque intensi, come le ondate di calore, che adesso sono diventate più frequenti e più intense.
Ma nel Mediterraneo ci sono aree più calde e altre meno?
In generale la parte ovest del Mediterraneo è leggermente più fresca dell’est. E per est più dell’Adriatico si intende Medio Oriente. Ma diciamo anche che la variabilità della temperatura è più alta invece nella parte ovest, cioè nei mari italiani. È qui infatti che vediamo oscillazioni importanti con queste temperature di 8 gradi sopra la media.
Parliamo di temperatura superficiale, e più in profondità?
È molto importante studiare anche le ondate di calore sottomarine, per esempio nei primi 100 metri di profondità, un range vitale per la sopravvivenza degli ecosistemi costieri, della pesca e dell’acquacoltura. Perché tutto questo ha impatti importanti per l’ecosistema ma anche per l’uomo. In questo ambito stiamo mappando la struttura tridimensionale dell’acqua. Lo facciamo con stime su modelli perché è molto difficile avere dati osservativi perché i satelliti non vedono sotto la superficie del mare, ma ovviamente la maggior parte degli impatti che i pesci e gli esseri viventi subiscono avvengono sotto la superficie. Per poter studiare gli abissi e i fondali stiamo quindi usando simulazioni. In questo momento stiamo cercando di capire proprio come questo caldo e le ondate di calore marino si muovono sotto la superficie.
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