Caritas italiana per l'Angola, i microprogetti per le donne e le popolazioni rurali
di Agnese Palmucci, Roma
Nel Paese che papa Leone XIV sta visitando, come terza tappa del suo viaggio apostolico in Africa, sono state finanziate cinque iniziative solidali tra il 2024 e il 2025, che ancora continuano a dare i loro frutti, dal nord al sud del territorio.

Ciotole colorate, farina, e grembiuli per iniziare una nuova vita. Nell’estremo sud dell’Angola, a Ondjiva, nel 2025 grazie a uno dei microprogetti di Caritas italiana per l’empowerment femminile, settanta donne “a rischio” come Nduva Felicina hanno imparato un mestiere che oggi le rende autonome. «Con il corso di formazione in pasticceria ho imparato a fare i bignè, lo yogurt e le torte», racconta la giovane di 36 anni, divorziata con 8 figli. Nella provincia semidesertica, in cui Caritas ha finanziato il corso, proposto e seguito dalle suore di Santa Caterina da Siena, fondate nel 1951 in Angola, la situazione delle donne sole è particolarmente complessa. L’etnia Kwanyama, preponderante nell’area di Ondjiva, al confine con la Namibia, infatti, ha l’uso di lasciare le donne, separate, divorziate o vedove, senza alcun sostentamento. Al momento della separazione o della morte del marito, tutti i beni tornano alla famiglia di provenienza e le donne perdono, quindi, casa e terra. Condizione che conduce molte donne alla prostituzione, all’alcoolismo o al consumo di droghe.
Come è accaduto a Nduva Felicina. «Credevo che la mia vita fosse perduta, ho venduto perfino il mio corpo, nonostante i rischi, pur di dar da mangiare ai miei figli», ha raccontato la beneficiaria del progetto di Caritas Italiana, che oggi lavora con la pasticceria, vendendo yogurt e dolci nella scuola più vicina a casa sua, come la maggior parte di coloro che hanno partecipato al corso. Come anche Giorgina, che ha 28 anni e cinque figli che non sapeva come far crescere. «Dopo la formazione ho ricevuto un’offerta di lavoro al ristorante Kitutes de Banda, dove ora lavoro e i miei figli mangiano! - ha raccontato a Caritas -. Il mio sogno è di aprire un giorno un mio ristorante, e spero che tante altre donne possano partecipare ancora a questi corsi, perché ce ne sono tante che come vivono per strada».
Nel Paese che papa Leone XIV sta visitando, per la terza tappa del suo lungo viaggio apostolico in Africa, Caritas italiana ha finanziato in totale cinque microprogetti tra il 2024 e il 2025, in diverse diocesi dell’entroterra. Tra questi anche Uije, capitale dell’omonima provincia al confine nord dell’Angola, dove l’ente della Cei ha realizzato nel 2024 corsi di imprenditorialità per donne migranti i cui frutti continuano a nascere. Nel territorio infatti, immerso nella foresta equatoriale e vicino al confine turbolento con la Repubblica democratica del Congo, sono presenti donne provenienti da altri distretti dell’Angola e dai Paesi confinanti. Molte di loro vivono negli ‘slums’, le baraccopoli, in condizioni di grande povertà. «Ho fatto un corso di artigianato con materiali di recupero, sono alle prime armi, ma sto migliorando! - ha spiegato Rosa, una delle 105 beneficiarie dell’iniziativa, -. Non sempre si mangiava prima a casa, ma ora riesco a pagare l’affitto e le altre spese di casa, e mangiamo tutti i giorni». Per loro, che vivono in famiglie in cui spesso non si riesce a garantire neppure un pasto al giorno, Caritas ha messo a disposizione anche lo strumento del microcredito, con cui sempre Rosa, che ha una figlia e due sorella a carico, ha potuto aprire «una piccola bancarella di alimentari e prodotti per l’igiene». Tra le esperienze proposte per le donne, non solo cattoliche ma appartenenti anche ai culti locali e all’animismo, anche corsi di portoghese, formazione imprenditoriale e medicina alternativa.
Uno degli ultimi microprogetti finanziati, invece, a fine 2025, è stata la ristrutturazione di un porcile legato alla parrocchia di Sant’Anna a Caxito, una delle 14 diocesi suffraganee dell’arcidiocesi di Luanda. In un’area rurale e molto povera dove, come sottolinea Caritas italiana, le condizioni di vita della popolazione peggiorano di giorno in giorno insieme alla resa dei raccolti, il progetto ha finanziato la sostituzione dei materiali edilizi obsoleti della struttura con altri di qualità, garantendo condizioni igieniche favorevoli per l’allevamento. Questo ha permesso alla Caritas locale di introdurre i circa 3mila abitanti, la cui principale attività di sussistenza era l'agricoltura rudimentale, all’allevamento, e di aiutare le famiglie povere a soddisfare i loro bisogni, promuovendo l’autosostentamento.
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