Il Papa in Angola: «Sull’Africa le mani di prepotenti interessi. La vita ridotta a merce di scambio»
di Giacomo Gambassi, inviato a Luanda (Angola)
Leone XIV arriva a Luanda, capitale del Paese “serbatoio” di petrolio, gas e diamanti, segnato da disparità e corruzione. Nel primo incontro pubblico il grido contro lo sfruttamento. «Si pretende di imporre un modello di sviluppo che discrimina ed esclude». E l’appello: speriamo e lottiamo insieme a coloro che il mondo scarta

È una terra a cui «si è guardato e si guarda per dare o, più spesso, per prendere qualcosa». Leone XIV parla dell’Angola dove arriva ieri pomeriggio. Ma le sue parole valgono per l’Africa intera. Continente che vanta «ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani», denuncia. E subito aggiunge: «Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica». Il suo grido contro lo sfruttamento di Paesi e popoli viene lanciato dal paglione presidenziale della capitale Luanda, durante il primo incontro pubblico nello Stato che conta 35 milioni di abitanti e che è “serbatoio” di tesori sotterranei: in testa, il gas e il petrolio di cui l’Angola è il secondo produttore del continente, ma la pesante dipendenza dalle esportazioni viene chiamata la “maledizione delle risorse naturali”; e poi i diamanti, il “nuovo petrolio”, che si portano dietro anche l’aggettivo “insanguinati” perché finanziano guerre e lotta armata, vengono estratti in condizioni disamane nelle miniera dove sono vessati adulti e bambini, hanno un impatto devastante sull’ambiente con deforestazioni massicce, inquinamento delle acque e distruzione degli ecosistemi locali. Una terra segnata da divari sociali e povertà, quindi da spremere dove «l’armonia è stata violata dalla prepotenza di alcuni», tuona il Papa. Da qui il monito: «Occorre rompere questa catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a merce di scambio».

Come cornice della sua “invettiva” sceglie l’appuntamento con le autorità politiche, la società civile e il corpo diplomatico che inaugura la terza tappa in Africa del suo viaggio apostolico. Undici giorni nel continente fra quattro Paesi. A Luanda arriva dopo un volo di due ore dal Camerun. E in Angola resterà fino a martedì. Migliaia di persone lo accompagnano lungo le strade che il Pontefice percorre in papamobile scoperta. Sui manifesti che riempiono la città affacciata sull’oceano Atlantico, il volto di Leone XIV ha dietro di sé il simbolo nazionale del passato marxista: il machete, la mezza ruota dentata e la stella a cinque punte. Al palazzo presidenziale l’incontro con il capo dello Stato (e generale), Joao Lourenco, 72 anni, al potere da 2017 e terzo presidente nella storia della Repubblica popolare. Poi l’evento pubblico che comincia con l’omaggio del Pontefice alle «vittime delle forti piogge e delle inondazioni che hanno colpito la provincia di Benguela». Poi Leone XIV punta l’indice contro «un modello di sviluppo che discrimina ed esclude» e che «ancora pretende di imporsi come l’unico possibile». Cita Paolo VI, primo Papa che ha visitato l’Africa, per smascherare l’«illusione» di «una civiltà commerciale, edonistica, materialistica, che tenta ancora di spacciarsi come portatrice d’avvenire». La Chiesa cattolica, tiene a rimarcare, sarà a fianco di quanti intendono «favorire la crescita di un modello giusto di convivenza, libero dalle schiavitù imposte da élite con molti denari e false gioie». La comunità ecclesiale si schiera e non su chiude nelle sacrestie, lascia intendere il Papa. E indica la rotta: «Eliminiamo gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, lottando e sperando insieme a coloro che il mondo ha scartato, ma Dio ha scelto».

L’intervento è in portoghese, lingua ufficiale dell’Angola. E Leone XIV richiama le «cicatrici sia dello sfruttamento materiale, sia della pretesa di imporre un’idea sulle altre». Quindi fa sapere: «L’Africa ha un urgente bisogno di superare situazioni e fenomeni di conflittualità e inimicizia, che lacerano il tessuto sociale e politico di tanti Paesi, fomentando la povertà e l’esclusione. Solo nell’incontro la vita fiorisce. In principio è il dialogo». E, prosegue, il continente «è per il mondo intero una riserva di gioia e di speranza, che non esiterei a definire virtù “politiche”, perché i suoi giovani e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora».

Il Papa torna a chiedere di non cedere alla «rassegnazione» e alla «tentazione di chiudersi». «Despoti e tiranni del corpo e dello spirito – spiega – vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere. Nella tristezza siamo in balìa delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario». Invece è il tempo di «rialzarsi». E di non «avere timore del dissenso», ricorda ai governanti che proprio a Luanda hanno represso le manifestazioni popolari contro il caro-vita. Leone XIV abbraccia un Paese che porta su di sé i segni del passato marxista e della guerra civile cominciata mezzo secolo fa, nel periodo dell’indipendenza. «Il desiderio di infinito che abita il cuore umano è un principio di trasformazione sociale più profondo di qualsiasi programma politico o culturale», sottolinea, e «la saggezza di un popolo non si lascia spegnere da nessuna ideologia». Quattro “bussole” che affida all’Angola: «Senza gioia non c’è rinnovamento; senza interiorità non c’è liberazione; senza incontro non c’è politica; senza l’altro non c’è giustizia».
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