Affogati o bruciati: il fuoco e l'acqua, così muoiono i migranti

Le parole del Papa sulla dignità delle persone in fuga dalla propria terra e la triste realtà di cronaca degli ultimi giorni, ad Amendolara e nel Mediterraneo
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June 8, 2026
Affogati o bruciati: il fuoco e l'acqua, così muoiono i migranti
Lo sbarco delle vittime di un naufragio a Lampedusa il 1 aprile 2026. ANSA/ELIO DESIDERIO
Il fuoco e l’acqua. Comunque la morte. Lo scorso 1 giugno 4 braccianti immigrati vengono bruciati vivi dai caporali ad Amendolara. Dopo appena sei giorni, domenica scorsa, 11 migranti muoiono nell’ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Tutte vittime di un sistema che non le tratta come «persone con dignità, risorse e sogni, che hanno diritto a essere trattate con rispetto e chiedono di poter diventare parte attiva delle società che le accolgono». Così Papa Leone XIV definisce i migranti nell’Enciclica “Magnifica humanitas”, «un banco di prova decisivo per la giustizia sociale», scrive. Due prove fallite in pochi giorni. Con le quattro vittime dello sfruttamento, di caporalato e di padronato, che li considera schiavi o poco più, vite da spremere fino a negare la vita. Vite da dimenticare, da ridurre solo a mani che raccolgono per ore nei campi, senza dignità e senza diritti. Non era quello che speravano quando, sono sempre parole del Papa, sono stati «costretti a spostarsi a causa della povertà, della violenza, dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali». Come gli undici affogati tra Libia, Malta e Italia. Numeri che si aggiungono a un mortale e interminabile elenco. Il Governo rivendica il forte calo degli sbarchi.
È vero, gli arrivi in Italia sono dimezzati, passando da 23.662 del 2025 agli 11.918. Ma a che prezzo? Sia l’Oim che l’Unhcr, entrami organismi dell’Onu, segnalano che i morti nel Mediterraneo centrale nei primi cinque mesi dell’anno sono stati 821, con una crescita di più del 150% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato più alto per questo periodo dell’anno dal 2014. E si tratta di quelli ufficiali perché, come abbiamo già scritto più volte, all’appello mancano i circa mille dispersi provocati dal tifone Harry, i cui cadaveri il mare ogni tanto ci riconsegna. Questa volta, come tante altre volte, è toccato ai marinai della nostra Guardia costiera recuperare i 11 cadaveri per accompagnarli a una degna sepoltura. Già, degna, almeno questa. Perché degna non è stata certo la morte, né il viaggio che l’ha preceduta, intriso di quelle violenze e sopraffazioni che Avvenire, citando documenti dell’Onu, ha più volte denunciato. Eppure, sono sempre dati dell’Oim, nello stesso periodo, i migranti intercettati in mare e riportati in Libia sono stati 6.070, tra i quali 430 donne e109 bambini. Per finire poi nuovamente nei “lager” delle varie milizie. L’acqua e il fuoco nella tradizione cristiana accompagnano le persone nel proprio cammino, dall’iniziazione del Battesimo ai successivi sacramenti. Sono segni di vita e giustamente, perché essenziali per la nostra vita. Per i nostri fratelli migranti sono invece molto spesso strumenti di morte. Le migliaia di affogati nei viaggi della speranza. Le decine di bruciati nelle loro baracche nei ghetti di tante regioni, unica risposta che l’Italia è capace di offrire a chi, salvato dalle acque, finisce poi tra le fiamme di tuguri di plastica e cartone. Affogano uomini, donne e bambini. Bruciano uomini, donne e bambini. Ma di loro non si parla, o parla pochissimo. Mentre si parla di “remigrazione”, di deportazione di migranti in altri Paesi, di Cpr da costruire in ogni regione, spendendo decine di milioni, quando ben 200 milioni del Pnrr destinati al superamento dei ghetti sono andati persi (se ne spenderanno solo 25).
Giovedì Papa Leone sarà nelle isole Canarie, prima linea dei viaggi della speranza e delle drammatiche morti. Incontrerà i migranti e chi li accoglie e dirà parole importanti come ha fatto già più volte. Ne ricordiamo solo alcune. «Si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani”». Una “spazzatura” che può bruciare o andare a fondo in un mare in tempesta. «Tante vittime, - e fra loro quante madri, e quanti bambini! - dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori», è l’appello del Papa. «Al primo posto, sempre, la dignità umana!». Dignità che nei campi e in mare viene ogni giorno calpestata.

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