La nicotina ha trovato nuove strade per sedurre i giovani
Il caso della campagna "Believe. Further", della Philip Morris, alla quale ha partecipato anche Andrea Bocelli, mostra come le forme della pubblicità cambiano, ma la loro capacità di influenzare i comportamenti rimane

Nelle scorse settimane ha attirato attenzione l'iniziativa promossa da Philip Morris International per il lancio della piattaforma pluriennale “Believe. Further”, alla quale ha partecipato anche Andrea Bocelli. Pur senza promuovere direttamente prodotti contenenti nicotina, l'evento offre l'occasione per riflettere sull'evoluzione della comunicazione delle aziende del tabacco. La questione non riguarda la figura di Bocelli, una delle personalità italiane più apprezzate nel mondo, ma il significato sociale dell'associazione tra celebrità autorevoli e aziende che operano nel settore della nicotina. Per gran parte del Novecento la pubblicità del tabacco era esplicita e associava il fumo, spesso attraverso attori hollywoodiani e campioni sportivi, a successo, fascino e prestigio sociale.
Oggi, dopo l'accumularsi delle conoscenze sui danni del fumo e le restrizioni introdotte in molti Paesi, le strategie sono cambiate: non si promuove più soltanto un prodotto, ma l'immagine dell'impresa attraverso temi come innovazione, sostenibilità, tecnologia e responsabilità sociale. Questa evoluzione merita attenzione perché il fumo resta un importante problema di salute pubblica: in Italia provoca oltre 93 mila decessi ogni anno ed è responsabile di numerose malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Nel frattempo si sono diffusi nuovi prodotti contenenti nicotina, come sigarette elettroniche, dispositivi a tabacco riscaldato e, più recentemente, bustine di nicotina. Pur differenti tra loro, condividono una caratteristica fondamentale: la presenza della nicotina, una sostanza che induce dipendenza.
Sebbene alcuni studi indichino che sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato possano ridurre l'esposizione ad alcune sostanze tossiche rispetto alle sigarette tradizionali, non sono privi di rischi. Possono favorire la dipendenza da nicotina e sono stati associati a effetti negativi sull'apparato respiratorio e cardiovascolare. Inoltre, molti adolescenti che iniziano con questi dispositivi passano successivamente alle sigarette tradizionali o diventano fumatori duali, utilizzando contemporaneamente sigarette convenzionali e nuovi dispositivi, mantenendo la dipendenza dalla nicotina. Proprio la dipendenza rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti. L'adolescenza è una fase vulnerabile perché il cervello continua a maturare fino a circa 20-25 anni. In questo periodo la nicotina può interferire con i meccanismi che regolano apprendimento e memoria, favorendo una dipendenza che può persistere in età adulta. Aromi gradevoli, design accattivanti, facilità d'uso e la percezione che siano prodotti innovativi e meno pericolosi possono facilitare l'avvicinamento dei giovani alla nicotina, trasformando una curiosità iniziale in un'abitudine difficile da abbandonare.
Il punto centrale non riguarda soltanto i prodotti, ma il modo in cui vengono percepiti. La comunicazione contemporanea associa spesso questi consumi a innovazione, modernità e libertà di scelta. Gli adolescenti, impegnati nella costruzione della propria identità e sensibili ai modelli sociali, sono spesso attratti più dai significati simbolici che dai prodotti stessi. Anche per questo il ruolo delle celebrità non è irrilevante. Figure pubbliche molto stimate trasmettono fiducia e credibilità e, quando vengono associate ad aziende che operano nel settore della nicotina, contribuiscono indirettamente a rafforzarne l'immagine. La dipendenza da nicotina resta il nodo centrale della questione. La prevenzione deve aiutare i giovani non solo a conoscere i rischi della nicotina e del fumo, ma anche a interpretare criticamente i messaggi che ricevono. Le forme della pubblicità cambiano nel tempo, ma la loro capacità di influenzare comportamenti e stili di vita rimane. È quindi importante interrogarsi sul significato sociale delle nuove campagne di immagine e sul loro impatto sulle nuove generazioni.
Mario De Curtis è stato Professore ordinario di Pediatria, Università di Roma La Sapienza
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