Difesa della vita, famiglia, pace, migranti: le bussole per una «società giusta» secondo il Papa

di Giacomo Gambassi, inviato a Madrid
Storica visita di Leone XIV nel Parlamento della Spagna: 7 minuti di applausi e il grido “Viva il Papa” in aula. «Nessuna maggioranza può violare il bene comune». «Una nazione è grande se tutela la vita fragile. È diritto primario scegliere l’educazione dei figli». Il monito contro il riarmo dell’Europa: non è così che si costruisce la pace. La necessità di proteggere il segreto della Confessione
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June 8, 2026
Difesa della vita, famiglia, pace, migranti: le bussole per una «società giusta» secondo il Papa
Papa Leone XIV in visita al Parlamento della Spagna: il lungo applauso al termine del suo intervento / ANSA
Ci sono «beni che appartengono a tutti» e che «nessuna maggioranza può legittimamente violare». Leone XIV mette in guardia dalle derive del potere. Lo fa di fronte al Parlamento spagnolo che incontra nel terzo giorno del suo viaggio in terra iberica. Prima visita del Papa statunitense in un Parlamento dall’inizio del pontificato. E prima volta di un Papa che si rivolge a entrambe le Camere della Spagna, riunite in seduta comune nel Palacio de las Cortes, la sede del Congresso dei deputati nel cuore di Madrid. Appuntamento storico che si conclude con sette minuti di applausi “bipartisan” e il grido ripetuto più volte in aula: «Viva il Papa». Ma mancano gli esponenti di sinistra di Podemos e quelli del partito indipendentista galiziano in segno di protesta. Fra i banchi anche il governo socialista con il premier Pedro Sánchez.
La visita di papa Leone XIV nel Parlamento della Spagna / AFP
La visita di papa Leone XIV nel Parlamento della Spagna / AFP
Il Papa parla dallo scranno del presidente. Si presenta come «come Vescovo di Roma e pastore della Chiesa cattolica» e sottolinea che la Santa Sede è «in modo particolare in dialogo con i popoli e con gli Stati». Nessuna ingerenza, perché la comunità ecclesiale, «quando si rivolge alla vita pubblica, lo fa nel rispetto della missione propria delle istituzioni» ma intende anche «offre una riflessione che nasce dal desiderio di servire il bene comune e di ricordare ciò che rende veramente umana la convivenza». Da qui la «domanda decisiva» che Leone XIV pone: «Quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di società queste leggi costruiscono?».
Ne derive una seconda: quando è possibile considerare «società veramente giusta»? Interrogativo al centro del lungo intervento del Papa che sceglie il Parlamento spagnolo per parlare alla politica mondiale e soprattutto alle democrazie dei diversi continenti. La risposta arriva fin dall’inizio della sua riflessione riprendendo anche Benedetto XVI: «Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento». Sei gli ambiti che Leone XIV indica come essenziali e che non possono essere oggetto di baratti: la difesa della vita, la famiglia, l’educazione, la pace, il «tragico dramma migratorio», la libertà religiosa. Perché, spiega, «ogni società effettivamente libera richiede anche una giusta delimitazione del potere pubblico». E la storia racconta che «i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana può mai essere trattata come una merce». Da qui il monito: «Quando il bene comune cessa di essere un orizzonte condiviso, l’azione pubblica rischia di frammentarsi in interessi parziali, incapaci di custodire ciò che appartiene a tutti». Del resto, «la dignità, la giustizia e il bene comune sono la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale sia internazionale».
La visita di papa Leone XIV nel Parlamento della Spagna / AFP
La visita di papa Leone XIV nel Parlamento della Spagna / AFP
Il Papa richiama la scuola di Salamanca, laboratorio di incontro fra filosofi, teologi e giuristi che nel Seicento ha gettato le basi del moderno diritto internazionale e dei diritti umani. «Quando si aprivano nuovi mondi e immense possibilità nelle relazioni tra i popoli, alcuni maestri compresero che la ragione non poteva essere invocata per rivestire di legittimità ciò che la forza o l’interesse presentavano come conveniente. Introdussero così nel discernimento storico la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del potere». Oggi, aggiunge, «i nuovi mondi che si aprono davanti a noi non sono più tracciati sulle mappe: si dispiegano nella tecnica, nell’economia, nella biomedicina e nell’universo digitale, dove il potere umano raggiunge ambiti sempre più delicati della vita personale e sociale». Da qui la necessità di ribadire come la dignità della persona sia la bussola della «convivenza sociale».
Convivenza che «può vedersi minacciata dalla cultura dello scarto».  E ammonisce:« Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto». E ancora: «La grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità». Poi la famiglia che è «prima realtà umana e fondamento naturale della comunità», che rappresenta una «scuola di umanità» e che quindi va «sostenuta». Quindi le istituzioni educative: il Papa tiene a ribadire che è un «diritto primario e inalienabile» dei genitori quello di «scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli».
La visita di papa Leone XIV nel Parlamento della Spagna / REUTERS
La visita di papa Leone XIV nel Parlamento della Spagna / REUTERS
Leone XIV porta di fronte alla politica anche la questione migratoria che è «eminentemente morale e giuridica». La situazione dei profughi interpella «la coscienza delle nazioni e il fondamento etico dell’ordine internazionale» e richiede «una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi». Leone XIV sollecita, da una parte, «vie sicure e legali» per gli ingressi e «un’accoglienza rispettosa» ma anche «il diritto di rimanere nella propria terra». Ecco perché «nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata» ed è «indispensabile una risposta coordinata, solidale ed efficace». Quindi l’urgenza della pace che, secondo il Papa, è «una vera e propria esigenza morale» in un mondo in «profonda crisi spirituale e culturale che si manifesta in molteplici forme di violenza, polarizzazione e diffidenza reciproca». Invoca «coraggio diplomatico»; denuncia «il riarmo anche in Europa» che non potrà «mai costruire una pace autentica e duratura»; richiama l’«obbligo speciale» di chi ha responsabilità a «custodire la parola per disarmare il linguaggio perché «il pluralismo politico non dovrebbe degenerare in discredito permanente dell’avversario». Infine la dimensione religiosa. Il Pontefice condanna ogni decisione secondo cui «qualcuno debba rinunciare a contribuire alla società in cui vive a causa della propria fede». E ricorda che «la legittima autonomia dell’ordine temporale non va mai interpretata come ostilità verso il fenomeno religioso». Inoltre Leone XIV chiede il rispetto del segreto della Confessione che «riveste un’importanza speciale per la Chiesa cattolica» e «si inserisce nel contesto più ampio della libertà religiosa, che garantisce alle comunità credenti uno spazio proprio di vita, di organizzazione e di disciplina interna». Risposta a chi, soprattutto nei casi di abusi, pretende che le indagini entrino anche nel confessionale e che una denuncia arrivi anche da un sacramento.

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