Il Papa “conquista” la Spagna: siate costruttori di comunione, fraternità e concordia
di Giacomo Gambassi, inviato a Madrid
Ancora bagno di folla per Leone XIV a Madrid con migliaia di persone lungo le strade per accompagnarlo nella terza giornata del suo viaggio apostolico. In 80mila allo stadio Bernabéu. Davanti alla Vergine dell’Almudena la denuncia dei muri che «non proteggono, ma dividono, allontanano e isolano»

Ancora un bagno di folla. Ancora migliaia di persone lungo le strade di Madrid per accompagnare il Papa nella terza giornata del suo viaggio apostolico in Spagna. Chilometri e chilometri di gente comune che, con bandiere, striscioni e persino sciarpe nonostante l’afa, rende omaggio a Leone XIV e lo abbraccia. La capitale spagnola mostra un calore particolare verso il Pontefice. E lui risponde manifestando una particolare sintonia e «una gioia contagiosa». Gioia che Leone XIV chiede alla comunità ecclesiale nello stadio Bernabéu. Intorno a sé ha 80mila “spettatori” che riempiono gli spalti e il campo: tutti espressione delle tre diocesi che formano la provincia ecclesiastica di Madrid. Lo accolgono come si fa in una partita: con il coro “Olé, olé, olé”. E lui scherza: «Oggi la Chiesa di Madrid ha fatto un grande gol che dura per sempre». È l’incontro di festa con la Chiesa locale nella serata di oggi durante il quale sprona a «non disperderci e non chiuderci ciascuno nel gruppo o nella realtà in cui già si sente sicuro» e sollecita a «imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione, senza la quale persino l’annuncio del Vangelo rischia di diventare impersonale ripetizione».

Leone XIV è consapevole che la comunità ecclesiale attraversa un periodo complesso. «Nulla vi turbi, allora, nulla vi spaventi», è l’incoraggiamento prendendo a prestito le parole della santa spagnola Teresa d’Avila. Poi l’accenno al fenomeno che dalla Francia agli Stati Uniti, passando per la Spagna, sta sorprendendo la Chiesa e la società: il boom di battesimi di giovani e adulti. «Abbiate fiducia nel fatto, sempre più evidente, che si può tornare alla fede o conoscerla per la prima volta in età adulta. Disponetevi ad accogliere i nuovi inizi non come eccezione, ma come regola della missione», sottolinea. E nell’incontro del mattino con la Conferenza episcopale spagnola aggiunge che anche in un «mondo secolarizzato molti uomini e donne non rifiutano semplicemente Dio, ma spesso portano nel cuore una profonda sete di senso, di verità, di appartenenza e di speranza. E la Chiesa è chiamata a riconoscere questi desideri».


Altro compito che Leone XIV affida alla Chiesa è quello di offrire «una testimonianza di unità nella pluralità in questo tempo di polarizzazioni e contrapposizioni sempre più dure». Per questo c’è bisogno di «favorire il dialogo, sanare le fratture e accompagnare il cammino del popolo» in modo che «la comunione, vissuta in questo modo, possa essere anche una forza missionaria». Indispensabile diventa «comunicare con l’altro», esperienza che «possiamo calare nell’annuncio del Vangelo, nell’accoglienza dell’altro, nella capacità di rispondere ai quesiti del mondo che ci circonda o nella necessità di attivare la corresponsabilità dei membri della comunità nelle nostre azioni pastorali». Al Bernabéu propone di «investire» sui consigli parrocchiali e diocesani: «È un peccato ridurli ad adempimenti burocratici». E ai vescovi dice che «dipende da noi che i laici arrivino a percepire la loro partecipazione al servizio ecclesiale come una chiamata che Dio rivolge ad assumere responsabilità come cristiani».

Davanti alla Vergine dell’Almudena, nella Cattedrale di Madrid, Leone XIV denuncia i muri che «nelle nostre società ancora esistono» e «che non proteggono, ma dividono, allontanano e isolano». Quindi il monito: «A volte, pensando che abbatterli significhi dover affrontare ciò che non ci piace, preferiamo la comodità di puntellarli e, più frequentemente, di ignorarli». No all’indifferenza, riafferma il Papa che lascia una rosa d’oro ai piedi della statua della Madonna. E Leone XIV riassume le sfide ecclesiali in una missione: «Essere costruttori di legami che restaurino il linguaggio universale della comunione, dell’amore fraterno e della concordia».
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