Leone XIV incontra le vittime di abusi. Ai vescovi spagnoli: «Serve riparazione»

Oggi pomeriggio il Papa, dopo aver esortato i presuli di Spagna all'ascolto e all'accoglienza dei sopravvissuti, ha incontrato nella nunziatura apostolica di Madrid sei persone abusate in ambiente ecclesiale.
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June 8, 2026
Leone XIV incontra le vittime di abusi. Ai vescovi spagnoli: «Serve riparazione»
Papa Leone XIV durante il suo intervento al Congresso spagnolo, 8 giugno 2026 - (Ansa)
Leone XIV chiede di «rispondere con l’ascolto» alle vittime degli abusi, dice ai vescovi spagnoli ieri mattina. È il terzo giorno del suo viaggio apostolico in terra iberica. E lui in prima persona dà l’esempio: a poche ore di distanza dalle parole affidate alla Conferenza episcopale che celebra i suoi 60 anni, incontra nella nunziatura apostolica di Madrid un gruppo di sopravvissuti. Appuntamento atteso in un Paese come la Spagna dove il fenomeno ha inciso molto sull’opinione pubblica spagnola ed è ancora al centro di una massiccia campagna mediatica. Il Papa lo definisce una «piaga» di fronte all’episcopato spagnolo. E spiega che la comunità ecclesiale è chiamata alla «verità», alla «giustizia, alla «riparazione» e a «un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura». Perché, aggiunge, «ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione».
Nel suo intervento Leone XIV ricorda che «il nostro cammino è fatto di incontri: in essi non mancheranno coloro che vivono momenti di oscurità e ci chiedono di diventare per loro samaritani». Come appunto quello di ieri a Madrid, durante il quale il Papa ha avuto un intenso colloquio di circa un’ora con sei persone vittime di abusi da parte di membri del clero e della Chiesa in Spagna. All’incontro in nunziatura, fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede, hanno partecipato anche operatori pastorali impegnati quotidianamente nell’opera di vicinanza a chi ha subito abusi. Il Pontefice «ha ascoltato con affetto e attenzione» le testimonianze delle vittime che, partendo dalle «proprie dolorose vicende personali», hanno offerto «alcune proposte per rendere più efficace la risposta della Chiesa a casi così drammatici». Oltre ad assicurare la sua vicinanza e quella di tutta la comunità ecclesiale, dopo aver accolto il racconto dei presenti Leone XIV ha ribadito il suo impegno «perché le proposte ricevute siano un fondamento per ulteriori sforzi». E, soprattutto, affinché la Chiesa «possa realmente essere luogo sicuro e spiritualmente sano, dove le ferite trovino conforto e guarigione». Un incontro sincero, sottolineano ancora fonti vaticane, in cui il Papa si è fatto carico del dolore degli abusati.
Le vittime stesse e i familiari avevano chiesto un colloquio con Leone XIV nel corso della visita. Iniziativa che non era prevista nel programma ufficiale. Ma alla vigilia della partenza il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, aveva annunciato l’appuntamento in forma privata, organizzato con la Chiesa spagnola. Poi sul volo papale da Roma il Pontefice aveva confermato: «Incontrerò alcune persone che hanno subito abusi ma purtroppo è impossibile ricevere tutte quelle che lo vorrebbero». Anche il re Felipe VI aveva fatto riferimento a quanto accaduto negli anni durante il suo saluto di benvenuto di sabato: i casi rilevati «non sono né possono essere rappresentativi della vasta comunità ecclesiale» e «la chiarezza e la fermezza» della Chiesa «sono essenziali nel processo di guarigione». Ieri, nella visita al Parlamento, il richiamo del Papa anche al rispetto del segreto della Confessione che, spiega, «riveste un’importanza speciale per la Chiesa cattolica» e «si inserisce nel contesto più ampio della libertà religiosa, che garantisce alle comunità credenti uno spazio proprio di vita, di organizzazione e di disciplina interna». Risposta a chi, soprattutto nei casi di abusi, pretende che le indagini delle autorità civili entrino anche nel confessionale e un procedimento penale possa partire dalla denuncia che infranga il sigillo sacramentale. «Tutelarlo giuridicamente, come avviene in modo analogo in alcune professioni, significa – avverte Leone XIV – preservare uno spazio sacro di libertà interiore, dove il credente può aprire la propria anima a Dio senza timore di pressioni esterne, come riconoscono anche le norme internazionali».

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