Mobilità sistematica: ecco come si spostano ogni giorno 30 milioni di italiani
Il 51% della popolazione è quotidianamente in movimento per lavoro o studio, il 42% fuori dal comune di residenza: l'auto resta la scelta predominante

La mobilità sistematica in Italia coinvolge oggi oltre 30 milioni di persone, pari al 51% della popolazione residente nazionale, e oltre il 58% degli spostamenti quotidiani sono sistematici. Il dato delinea un Paese in costante movimento che segna una ripresa della mobilità rispetto ai 28,8 milioni del 2011 caratterizzata da un marcato utilizzo del mezzo privato. È quanto emerge dall’Osservatorio MOBISCO, promosso da MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile e presentato presso il Palazzo Giureconsulti a Milano. L’iniziativa si propone come una piattaforma avanzata di supporto alle decisioni (DSS), capace di integrare fonti informative eterogenee con l’obiettivo di produrre analisi integrate e orientare le politiche pubbliche verso modelli di trasporto più efficienti, efficaci e sostenibili.
Secondo Stefano Riazzola, capo dipartimento per i trasporti e la navigazione del Ministero dei Trasporti, “dopo la pandemia il dato sulla mobilità sistematica è cambiato e richiede nuove chiavi di lettura. Lo smart working e le nuove modalità di lavoro hanno modificato i comportamenti. Serve quindi aggiornare strumenti di analisi e interpretazione. Il Paese presenta forti differenze tra aree urbane efficienti e territori a domanda diffusa con minore competitività del trasporto pubblico. Mobilità scolastica e lavorativa richiedono analisi distintecon l'obiettivo di migliorare pianificazione e uso delle risorse attraverso un maggiore coordinamento con i territori.”
L'analisi restituisce la fotografia di un sistema complesso composto da circa 10 milioni di studenti e oltre 24 milioni di lavoratori che quotidianamente si spostano dal proprio luogo di residenza. La scomposizione del dato evidenzia chiare differenze geografiche: la mobilità per motivi di lavoro è più marcata al Nord (71% del totale degli spostamenti sistematici, contro il 65% del Sud), mentre il Sud Italia registra una quota maggiore di spostamenti legati allo studio (35% rispetto al 29% del Nord). Un elemento di forte pressione infrastrutturale è rappresentato dagli spostamenti fuori dal comune di residenza, che riguardano il 42,5% degli spostamenti sistematici totali. Questa tendenza è particolarmente accentuata in regioni come la Lombardia (57%) e il Veneto (54%), a fronte di valori sensibilmente inferiori in Lazio e Sicilia (27%).
L’automobile rimane la scelta predominante per circa 18 milioni di individui. Tra i lavoratori, il 73,7% utilizza esclusivamente mezzi privati, mentre solo il 7% si affida unicamente al trasporto pubblico. Il riparto modale rivela tuttavia vocazioni territoriali differenti: i mezzi pubblici trovano maggiore riscontro nel Nord e nelle grandi città, mentre la bicicletta si conferma una prerogativa quasi esclusiva del Nord-Est. Al Sud e nei centri urbani più densamente popolati si registra invece la quota più alta di mobilità a piedi. Le città del Sud di dimensione demografica inferiore, nelle quali verosimilmente è minore l’offerta di trasporto pubblico, sono il tipo di area con i più elevati tassi di uso delle autovetture private per andare a scuola e al lavoro. La mobilità quotidiana sistematica (rispetto a quella totale comprensiva anche della mobilità non sistematica), si caratterizza per una più contenuta quota di spostamenti in bicicletta (2,6% rispetto al 4,1% totale), una leggera più contenuta quota di spostamenti in auto (60% rispetto al 63% totale, sebbene con quote prossime al 75% tra i lavoratori) e per un maggior utilizzo dei trasporto pubblico (22% rispetto all’8% totale, soprattutto spiegato dagli spostamenti degli studenti, 33% rispetto all’11% dei lavoratori).
Un approfondimento specifico è dedicato al mondo della formazione. Se per la scuola dell'obbligo la mobilità attiva (a piedi) coinvolge il 28% degli studenti, la capacità di coprire le necessità di spostamento del trasporto dedicato (scuolabus) rimane modesta, attestandosi su una media del 3-4%. La sfida più complessa riguarda la popolazione universitaria: con una distanza media di spostamento di 28 km, questi utenti generano un impatto ambientale stimato in circa 5,12 kg di CO2 per un viaggio di andata e ritorno. Tra gli studenti universitari emerge una maggiore propensione all'uso del treno (scelto nel 51,4% dei casi) e del Trasporto Pubblico Locale (26,7%), evidenziando la necessità di potenziare l'integrazione modale per questa specifica categoria. Contenuta, e pari a circa l’8% degli spostamenti, la mobilità attiva (a piedi e in bicicletta) degli studenti universitari, giustificata dalla succitata elevata distanza dei percorsi casa-università ma anche dalla ancora difficile integrazione modale tra mobilità pubblica e privata e dalla precarietà dei percorsi pedonali e ciclabili in alcune aree territoriali del Paese.
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