Letizia Moratti: «Dentro FI comanda ancora Tajani. Marina? Ciò che fa è per amore del partito»
La presidente della Consulta nazionale forzista ragiona sulle turbolenze in seno al partito e sulla possibile discesa in campo della primogenita di Silvio Berlusconi. Mentre sul gelo calato fra Trump e Meloni, sta con la premier: ha difeso l'interesse nazionale. E rassicura: i rapporti fra Italia e Usa resisteranno.

L’iniziativa forzista di oggi a Milano, programmata nello stesso giorno dell’evento leghista sui Patrioti, non è una sfida all’interno della maggioranza, argomenta Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di Forza Italia. L’europarlamentare nel gruppo del Ppe, , in questo colloquio con Avvenire, difende il proprio partito e il lascito del fondatore Berlusconi, in una fase di turbolenza interna che potrebbe preludere a un cambio al vertice. In questo quadro, quella odierna è anzi «un’occasione di ascolto e confronto con i nuovi italiani, giovani che studiano, lavorano e contribuiscono alla crescita economica e sociale del Paese. Dico di più: la corretta integrazione è un valore storico di Forza Italia, la risposta più efficace per contrastare marginalità e insicurezza». Moratti parla al telefono da Milano, in una pausa fra gli impegni politici e le presentazioni della sua autobiografia («L’importanza di credere nei sogni», Solferino), racconto lucido e sentimentale dell’esistenza di una donna dalle mille vite: moglie e mamma, dirigente d’azienda, presidente della Rai, ministra e sindaca (come usa dire adesso) della sua città.
L’hanno turbata le scosse telluriche che hanno portato all’avvicendamento dei due capigruppo in Parlamento?
Non eccessivamente. A me pare che il nostro sia un partito vivo, vivace, dinamico. Questo non è un male...
Tuttavia l’uscente Paolo Barelli lamenta che «i partiti si dirigono dall’interno», alludendo a un’ingerenza di Marina Berlusconi nelle decisioni. Se cosi fosse, per la presidente di Fininvest non sarebbe più lineare scendere in campo?
Francamente, non vedo in questa attenzione di Marina verso le vicende di Forza Italia altro che un amore nei confronti del partito fondato da suo padre. Per il resto, non posso parlare per lei: ha una grande esperienza ed è in grado di valutare da sola cosa fare. Ciò detto, dentro FI la linea politica la dà il segretario, la dà Antonio Tajani. Una linea europeista e al fianco di famiglie e imprese: penso ad esempio alle politiche nella legge di Bilancio a favore del mondo produttivo e a favore della sanità, che nascono dall’impegno di Forza Italia.
E i valori della persona? Cosa pensa della «norma di civiltà» sul fine vita invocata da Stefania Craxi?
Lo ritengo un tema estremamente delicato, su cui ragionare con grande prudenza. Concordo sul fatto che vada affrontato, ma personalmente penso che la chiave giusta sia quella dell’assistenza alle persone e alle famiglie, dei percorsi di cure palliative. Non credo che possa essere l’assistenza al suicidio.
Come valuta l’operato del Governo Meloni in tre anni e mezzo di legislatura?
Credo che abbia ricevuto un’eredità pesante dal punto di vista del deficit e del debito, gonfiato a causa del Superbonus edilizio. Eppure, in due anni è stato capace di far scendere il rapporto deficit-Pil di 4 punti. Ora attendiamo i nuovi dati Istat, ma dovremmo essere tra il 2,8 e il 3,01%. Un operato virtuoso, quindi, nonostante il fatto che le politiche europee non stiano aiutando la crescita, con vincoli e limitazioni che continuano a incidere negativamente. Come i vincoli sulla decarbonizzazione, corretti negli obiettivi ma sbagliati nei tempi e penalizzanti per il mondo produttivo.
Da Strasburgo come vede quest’Europa, dilaniata dai nazionalismi, da tensioni provocate dai conflitti, crisi economica ed energetica. Non rischia di divenire un vaso di coccio fra quelli di ferro?
Credo che l'Europa sia a un bivio: deve decidere se portare avanti un'integrazione che le consenta di essere una potenza economica e politica o rimanere marginale. Spero davvero che i leader europei capiscano che - senza politica estera comune e difesa comune e senza il completamento del mercato unico, con l’unione bancaria e dei capitali - si rischia di non poter competere con le altre potenze e di non avere la capacità decisionale necessaria per sedere ai tavoli dei negoziati internazionali sui conflitti, dall’Ucraina al Medio Oriente.
E gli Usa? Dopo le reazioni politiche alle critiche scomposte del presidente Trump a papa Leone, le relazioni fra Washington e Roma sono ai minimi storici. Potranno risalire?
Intanto, premetto che le dichiarazioni trumpiane nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili: la Chiesa e il Papa rappresentano un'autorità religiosa, morale, che non si può misurare con il metro della politica. Riguardo invece al rapporto fra Trump e Meloni, ricordo che da principio il presidente Usa si proponeva in modo diverso, diceva che avrebbe operato per la pace nel mondo. Ora invece ha virato verso un’aggressività militare, già dal blitz in Venezuela. E il diniego al transito nella base di Sigonella ai bombardieri diretti in Iran è stato giusto: Meloni ha difeso gli interessi nazionali, non un'identità, una cultura politica comune a quella di Trump, alla “Maga” per intenderci. Chissà, forse Trump, più che il dissenso ideologico, ha maldigerito quel gesto di autonomia nazionale. Ma, tensioni di questi mesi a parte, continuo a ritenere che i rapporti fra Italia e Usa resteranno solidi: per noi gli Stati Uniti sono un alleato fondamentale per mille motivi. E lo rimarranno.
Chiudiamo con un altro nodo: le relazioni con Israele. Stante la postura bellicista del primo ministro Netanyahu, il Governo ha fatto bene a sospendere la proroga automatica dell’intesa con Tel Aviv?
Intanto, non dimentichiamo che la politica recente di Israele nasce dal violento attacco ricevuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Detto questo, personalmente ho incontrato l'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, e ho manifestato le mie forti critiche sulle modalità con cui Israele sta operando a Gaza e in Cisgiordania. E ho trovato giusto sospendere il rinnovo automatico del memorandum.
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