La Francia voleva che si lavorasse il primo maggio (ma ha clamorosamente fallito)
di Daniele Zappalà, Parigi
Dietrofront del governo. In precedenza, il gruppo dei senatori centristi, che aveva promosso la misura, era riuscito a fare adottare il provvedimento presso la Camera alta l’estate scorsa con il sostegno del premier Lecornu. Poi il voto dell'Assemblea nazionale ha cambiato tutto: la festività non si tocca

Oltralpe, un nuovo buco nell’acqua per il governo francese in cerca di rimpinguare i conti pubblici, da anni in profondo rosso, e di rilanciare l’economia con misure di stampo liberista. Questa volta, il dietrofront è giunto dopo una proposta molto azzardata capace d’irritare il fronte sindacale, come poche altre volte in passato: “sdoganare” il lavoro, negli esercizi commerciali, il primo maggio. Per il ministro del Lavoro, Jean-Pierre Farandou, i trascorsi alla guida delle Ferrovie francesi (Sncf), fra le aziende transalpine più sindacalizzate, non sono stati di buon consiglio. Ma il copyright della bozza contestatissima, in realtà, chiama in causa pure il Parlamento, più precisamente il gruppo dei senatori centristi, che avevano promosso la misura, riuscendo pure a farla adottare presso la Camera alta l’estate scorsa, con il sostegno del premier Sébastien Lecornu. Ma attorno alla bozza, il clima è cambiato decisamente con l’arrivo del testo all’Assemblea Nazionale, dove i centristi e filogovernativi non possono contare su una superficie politica particolarmente ampia, "schiacciati" come sono fra i cospicui gruppi dell’ultradestra lepenista e, sul fronte opposto, delle diverse anime della sinistra.
Così, presso l’emiciclo che in Francia gode di una netta preminenza istituzionale rispetto al ramo alto parlamentare, il crescendo continuo di vibranti proteste sindacali ha finito per trovare ampia eco fra i deputati, inducendo l’esecutivo ad accantonare l’attuale versione del testo, ufficialmente non in modo definitivo. Anche se in realtà molti osservatori indipendenti s’interrogano già su cosa possa mai escogitare il governo per ripartire eventualmente alla carica con una bozza rivista rispetto a quella attuale. L’impresa di trovare una breccia pare tanto più proibitiva per ragioni di calendario politico, dato che a settembre si entrerà nel vivo di una nuova corsa per l’Eliseo, in una Francia in cui già oggi certi politologi presentano l’inquilino del palazzo transalpino più influente, il presidente Emmanuel Macron, come un capo di Stato ridotto, in termini effettivi, alla condizione infelice di ‘fantasma’ alla guida di un Paese già proiettato con il pensiero al futuro. Oltralpe, il Codice del Lavoro continuerà dunque a stabilire, con rare eccezioni, l’obbligo di rispettare il festivo. Si tratta di una regola fin qui applicata pedissequamente per i lavoratori dipendenti. A poter lavorare nel settore commerciale, nel rispetto di una normativa molto restrittiva, sono i titolari di esercizi in specifici mestieri, come i panettieri e i fiorai. In quest’ultimo caso, entra in gioco pure la tradizione, ancor oggi molto seguita, di offrire degli steli di mughetto profumato, divenuti un simbolo dei diritti legati al lavoro. I fiori bianchi erano portati sulle giacche nelle marce per i diritti dei lavoratori, che adottarono questo simbolo nella scia di un’usanza primaverile propiziatoria ben più antica. Le multe attualmente previste per le trasgressioni sono comprese fra 750 e 1.500 euro per ciascun dipendente indotto a lavorare.
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