Il Papa nella terra rapinata dei diamanti: «Se l’ingiustizia corrompe, il pane di tutti diventa per pochi»
di Giacomo Gambassi, inviato a Saurimo (Angola)
Leone XIV vola a Saurimo, capoluogo della regione dell’Angola che esporta i gioielli nel mondo ma dove si vive in povertà estrema. «Cristo ascolta il grido dei popoli frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza». Il monito sulla fede deviata: Gesù non è un guru o un portafortuna

«Oggi vediamo che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza» Leone XIV vola per una mattina nella regione di Lunda Sul, a 900 chilometri da Luanda, capitale dell’Angola, per lanciare il suo grido di denuncia: «Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi». È l’angolo nel nord-est del Paese, vicino alla Repubblica democratica del Congo, a mille metri d’altezza, regno delle miniere angolane e paradiso degli investitori di diamanti. Perché qui si estraggono i “gioielli” che fanno il giro del mondo ma che lasciano la gente nella povertà più estrema, anche per la rapina delle terre che non vengono più coltivate per la proliferazione delle escavazioni.

Il Pontefice attraversa con l’auto e i finestrini abbassati le strade polverose di Saurimo, capoluogo della regione, circondato dalla folla e stretto dall’afa torrida. Lungo le vie anche gli sfollati della guerra civile che si combatte nelle aree anglofone del Paese. Terza giornata in Angola, uno dei quattro Stati che Leone XIV tocca nel suo viaggio apostolico in Africa. «Cristo ascolta il grido dei popoli», dice nella Messa che presiede sulla spianata fra gli altipiani dove la terra è rosso intenso. E avverte: «Ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo, dono supremo della nostra libertà. Questa liberazione dal male e dalla morte, infatti, non accade soltanto alla fine dei giorni, ma nella storia di tutti i giorni». Da qui il richiamo: il Signore «non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano». E, guardando alla comunità ecclesiale, spiega che occorre «servire il nostro popolo con una dedizione che solleva da ogni caduta, che ricostruisce quanto la violenza rovina e che condivide con gioia i legami fraterni».

Nel pomeriggio dirà al clero e agli operatori pastorali che incontra a Luanda, nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima, che serve «non smettere di denunciare le ingiustizie offrendo proposte secondo la carità cristiana» e che è necessario continuare «ad essere una Chiesa generosa che coopera allo sviluppo integrale». Ma chiederà anche di «perseverare nell’annuncio della Buona Novella della pace», una delle dimensioni al centro del viaggio nel continente. Ecco perché è essenziale avere «coraggio nel denunciare il flagello della guerra, nel sostenere le popolazioni tormentate rimanendo al loro fianco, nel costruire e ricostruire, nell’indicare vie e soluzioni per porre fine al conflitto armato», sottolinea il Pontefice. E poi è urgente anche promuovere «una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia e valorizzando la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto».

Nella mattina a Saurimo gli striscioni ufficiali che danno il benvenuto al Papa lo descrivono come “pellegrino di speranza, riconciliazione e pace”. Nella celebrazione Leone XIV ha davanti a sé 60mila persone. Con loro affronta la questione della religiosità deviata. E condanna «un commercio superstizioso nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve. Persino i più bei doni del Signore, che sempre si prende cura del suo popolo, diventano allora una pretesa, un premio o un ricatto». Guai, ammonisce il Papa, se Gesù è ridotto a «uno strumento per altro» oppure a «un erogatore di servizi» o addirittura «viene considerato un guru o un portafortuna». Storture di quanti «non cercano un maestro cui volere bene, ma un leader da riverire per tornaconto». Sotto il palco della Messa si alternano volti e storie di un comprensorio ferito e sfruttato. Ma non dimenticato. Lo testimonia anche la scelta di Leone XIV di fermarsi nella casa di accoglienza per anziani a Saurimo. «La cura delle persone fragili - afferma fra gli ospiti - è un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese».

Il rientro a Luanda è per l’appuntamento con i delegati della comunità cattolica dell’Angola in rappresentanza di 2.500 sacerdoti, 1.500 religiose e 56mila catechisti. In migliaia circondano la chiesa dell’incontro, a cominciare dai bambini. A tutti il Papa suggerisce di essere «discepoli-missionari e di «nutrire» il popolo «con la verità del Vangelo». E l’invito: «Non abbiate paura di dire “sì” a Cristo». Poi, rivolgendosi a clero e consacrati, ricorda: «Vale la pena seguirlo nell’obbedienza, nella povertà, nella castità. Egli non toglie nulla. L’unica cosa che toglie a noi e prende su di sé è il peccato». Quindi il Pontefice torna sul tema della «fedeltà» al Signore che implica anche «non cedere alla prepotenza e all’autoreferenzialità, non staccarsi dal popolo, specialmente dai poveri, rifuggire la ricerca dei privilegi». E ancora la «formazione permanente», ambito caro a Leone XIV: «Conoscere Cristo passa, senza dubbio, attraverso una buona formazione iniziale; attraverso l’adesione ai programmi delle diocesi, congregazioni e istituti; attraverso uno studio personale serio». Ma, aggiunge, riguarda anche «l’unità della vita interiore, la cura di noi stessi e del dono di Dio che abbiamo ricevuto, ricorrendo alla letteratura, alla musica, allo sport, alle arti in generale, e soprattutto alla preghiera di adorazione e contemplazione». Per certi versi, come fa Leone XIV.

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