Il commissario Ue Brunner difende il Patto sui migranti: «Impediamo le partenze per salvare vite»
Il delegato agli Affari interni e alla Migrazione elenca le priorità di Bruxelles: combattere
i trafficanti, proteggere chi
ne ha diritto
e promuovere arrivi legali per motivi di lavoro

«Abbiamo bisogno di una politica migratoria efficace, umana e basata sui fatti…». Dal 2024, Magnus Brunner ricopre l’incarico di commissario europeo agli Affari interni e alla Migrazione nella Commissione guidata da Ursula von der Leyen. Classe 1972, con una solida formazione giuridica, è stato ministro delle Finanze nella sua Austria ed esponente di spicco dell’Ovp, uno dei più antichi partiti del Paese, di orientamento democristiano e conservatore. Perciò, quando all’aggettivo «efficace», rispetto alla gestione dei flussi migratori, abbina il concetto di «umanità», viene spontaneo domandargli se davvero ritiene che le misure introdotte dal nuovo Patto per l’asilo europeo si muovano su quelle direttrici. «Negli ultimi dieci anni, l’Ue si è assunta molte responsabilità, ma senza regole comuni e senza un sistema. Perciò stiamo attuando la nostra riforma migratoria. E il Patto ne è un elemento chiave – argomenta -. A gennaio, abbiamo presentato la nostra strategia. Le priorità sono chiare: ridurre gli arrivi illegali e combattere le reti di trafficanti di migranti, proteggere coloro che necessitano realmente di protezione internazionale, prevenendo al contempo gli abusi del sistema, e promuovere percorsi legali per la mobilità del lavoro al fine di rafforzare la competitività dell’Europa. Per raggiungere tali obiettivi, abbiamo bisogno di una diplomazia migratoria più forte e assertiva con i nostri partner internazionali. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione: politica dei visti, commercio e finanziamenti. Allo stesso tempo, stiamo mettendo ordine in casa nostra, in modo da avere un maggiore controllo su chi entra nell'Ue, chi può rimanere e chi deve andarsene».
Dal 2021, i rapporti dell’agenzia Frontex mostrano un calo costante di arrivi irregolari. Ma alcune forze politiche europee continuano a parlare di emergenza. Non è che alzare i toni serve solo a fare propaganda?
La significativa riduzione degli arrivi illegali dimostra che, quando l'Europa agisce insieme, possiamo raggiungere risultati concreti. Allo stesso tempo, comprendo le preoccupazioni che molti cittadini e Stati membri nutrono in merito alla migrazione illegale. Anche quando i numeri complessivi sono in calo, è giusto che i governi mantengano il controllo su chi entra e rimane nell'Unione. Non possiamo ignorare queste preoccupazioni, ma le affrontiamo con politiche efficaci basate sui fatti.
La significativa riduzione degli arrivi illegali dimostra che, quando l'Europa agisce insieme, possiamo raggiungere risultati concreti. Allo stesso tempo, comprendo le preoccupazioni che molti cittadini e Stati membri nutrono in merito alla migrazione illegale. Anche quando i numeri complessivi sono in calo, è giusto che i governi mantengano il controllo su chi entra e rimane nell'Unione. Non possiamo ignorare queste preoccupazioni, ma le affrontiamo con politiche efficaci basate sui fatti.
Cioè?
Affrontando le cause profonde della migrazione illegale, intensificando la lotta contro le reti criminali che si celano dietro il traffico di migranti, prevenendo viaggi pericolosi e salvando vite umane. L'obiettivo è chiaro: continuare a ridurre la migrazione illegale garantendo al contempo che l'Europa rimanga aperta a coloro che hanno realmente bisogno di protezione e a coloro che possono contribuire al nostro mercato del lavoro e alle nostre società.
Affrontando le cause profonde della migrazione illegale, intensificando la lotta contro le reti criminali che si celano dietro il traffico di migranti, prevenendo viaggi pericolosi e salvando vite umane. L'obiettivo è chiaro: continuare a ridurre la migrazione illegale garantendo al contempo che l'Europa rimanga aperta a coloro che hanno realmente bisogno di protezione e a coloro che possono contribuire al nostro mercato del lavoro e alle nostre società.
Lei accennava ai “viaggi pericolosi”. Visto l’alto numero di naufragi, non sarebbe ora di incrementare gli interventi per i salvataggi in mare?
Il nostro obiettivo non è solo quello di rispondere alle tragedie in mare, ma di prevenirle. Per farlo, il modo più efficace è impedire le partenze. Dietro la migrazione illegale, si celano reti criminali che agiscono per profitto e non si curano della vita umana. L'Ue ha lanciato l'Alleanza globale per contrastare il traffico di migranti. Le operazioni di ricerca e soccorso, la cooperazione tra le forze dell'ordine e le partnership con i Paesi terzi devono quindi procedere di pari passo. Le agenzie dell'Ue come Frontex forniscono un supporto essenziale alle autorità nazionali, tra cui la sorveglianza aerea e l'analisi dei rischi, che aiutano gli Stati membri a intervenire in mare in modo più rapido ed efficace. Proprio questa settimana, la Commissione ha proposto di aumentare del 13% i finanziamenti per gli Affari Interni nel bilancio 2027, rafforzando gli strumenti a disposizione per gestire la migrazione e salvare vite umane.
Il nostro obiettivo non è solo quello di rispondere alle tragedie in mare, ma di prevenirle. Per farlo, il modo più efficace è impedire le partenze. Dietro la migrazione illegale, si celano reti criminali che agiscono per profitto e non si curano della vita umana. L'Ue ha lanciato l'Alleanza globale per contrastare il traffico di migranti. Le operazioni di ricerca e soccorso, la cooperazione tra le forze dell'ordine e le partnership con i Paesi terzi devono quindi procedere di pari passo. Le agenzie dell'Ue come Frontex forniscono un supporto essenziale alle autorità nazionali, tra cui la sorveglianza aerea e l'analisi dei rischi, che aiutano gli Stati membri a intervenire in mare in modo più rapido ed efficace. Proprio questa settimana, la Commissione ha proposto di aumentare del 13% i finanziamenti per gli Affari Interni nel bilancio 2027, rafforzando gli strumenti a disposizione per gestire la migrazione e salvare vite umane.
In quest’ottica, non crede che l’opera di salvataggio delle navi delle Ong vada sostenuta e non osteggiata?
È fondamentale che tutti gli attori coinvolti nelle operazioni di ricerca e salvataggio rispettino il diritto internazionale e operino in modo coordinato e trasparente all'interno del quadro giuridico vigente. Ciò garantisce sia la sicurezza delle persone soccorse sia l'efficacia delle operazioni marittime. Noi manteniamo un dialogo con tutte le parti interessate impegnate nelle attività di ricerca e salvataggio in mare, comprese le Ong, gli Stati membri e le agenzie Ue competenti. Il nostro obiettivo è facilitare il coordinamento, affinché gli sforzi in mare siano sicuri, leciti e il più efficaci possibile nel salvare vite umane.
È fondamentale che tutti gli attori coinvolti nelle operazioni di ricerca e salvataggio rispettino il diritto internazionale e operino in modo coordinato e trasparente all'interno del quadro giuridico vigente. Ciò garantisce sia la sicurezza delle persone soccorse sia l'efficacia delle operazioni marittime. Noi manteniamo un dialogo con tutte le parti interessate impegnate nelle attività di ricerca e salvataggio in mare, comprese le Ong, gli Stati membri e le agenzie Ue competenti. Il nostro obiettivo è facilitare il coordinamento, affinché gli sforzi in mare siano sicuri, leciti e il più efficaci possibile nel salvare vite umane.
I centri di rimpatrio in Paesi terzi, come quelli istituiti dal Protocollo tra Italia e Albania, sono davvero un “modello” per l’Ue? Sul loro funzionamento aleggiano molti dubbi...
Gli Stati membri hanno richiesto soluzioni innovative per migliorare l'efficacia dei rimpatri e la Commissione ha fornito il quadro giuridico per esplorarle. Ora spetta ad essi cercare il modo di utilizzare quegli strumenti. Faccio notare che la proposta relativa ai centri di rimpatrio fa parte del Regolamento sui rimpatri, che rafforza anche il coordinamento tra gli Stati membri, introduce diritti e obblighi chiari nelle procedure di rimpatrio e stabilisce norme più severe per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza.
Gli Stati membri hanno richiesto soluzioni innovative per migliorare l'efficacia dei rimpatri e la Commissione ha fornito il quadro giuridico per esplorarle. Ora spetta ad essi cercare il modo di utilizzare quegli strumenti. Faccio notare che la proposta relativa ai centri di rimpatrio fa parte del Regolamento sui rimpatri, che rafforza anche il coordinamento tra gli Stati membri, introduce diritti e obblighi chiari nelle procedure di rimpatrio e stabilisce norme più severe per le persone che rappresentano un rischio per la sicurezza.
Non c'è il rischio che la logica dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri”, unita a un inasprimento delle politiche nazionali di accoglienza, possa comprimere il diritto all’asilo?
Con le nuove norme, creiamo un sistema che permetta agli Stati membri di distinguere meglio tra coloro che necessitano di protezione internazionale e coloro che non ne hanno diritto, riducendo gli abusi e concentrando le risorse su chi ha realmente bisogno di protezione. L'obiettivo è un sistema solido, equo e sostenibile, che rispetti pienamente il diritto d'asilo e lo renda più efficace nella pratica. Tutte le domande saranno sempre soggette a una verifica individuale e al controllo giurisdizionale. Il Patto introduce un sistema più coerente, che include concetti come quello di “Paesi di origine sicuri”, già utilizzati da diversi Stati membri. Rafforza inoltre le garanzie per i richiedenti, migliora gli standard di accoglienza e aumenta l'efficienza delle procedure, ad esempio consentendo un accesso più rapido al mercato del lavoro dopo un massimo di sei mesi.
Con le nuove norme, creiamo un sistema che permetta agli Stati membri di distinguere meglio tra coloro che necessitano di protezione internazionale e coloro che non ne hanno diritto, riducendo gli abusi e concentrando le risorse su chi ha realmente bisogno di protezione. L'obiettivo è un sistema solido, equo e sostenibile, che rispetti pienamente il diritto d'asilo e lo renda più efficace nella pratica. Tutte le domande saranno sempre soggette a una verifica individuale e al controllo giurisdizionale. Il Patto introduce un sistema più coerente, che include concetti come quello di “Paesi di origine sicuri”, già utilizzati da diversi Stati membri. Rafforza inoltre le garanzie per i richiedenti, migliora gli standard di accoglienza e aumenta l'efficienza delle procedure, ad esempio consentendo un accesso più rapido al mercato del lavoro dopo un massimo di sei mesi.
Considerate le incognite e le perplessità che lo accompagnano, lei è fiducioso sulla riuscita del Piano?
Abbiamo fatto molta strada. E il Piano è il risultato dello spirito di squadra che l'Ue ha sviluppato in materia di migrazione. Tutti gli Stati membri desiderano che questo Piano funzioni, è nel loro interesse. E possiamo essere fiduciosi: le basi per il funzionamento del sistema sono state gettate. Ciò detto, sull'attuazione del Patto dobbiamo essere realistici: non tutto può essere perfetto dal primo giorno. Il 12 giugno non segna la fine del processo, ma l'inizio. Il vero criterio di successo sarà un sistema migratorio equo e fermo, in grado di ripristinare la fiducia dei cittadini europei e al contempo di tutelare i nostri valori.
Abbiamo fatto molta strada. E il Piano è il risultato dello spirito di squadra che l'Ue ha sviluppato in materia di migrazione. Tutti gli Stati membri desiderano che questo Piano funzioni, è nel loro interesse. E possiamo essere fiduciosi: le basi per il funzionamento del sistema sono state gettate. Ciò detto, sull'attuazione del Patto dobbiamo essere realistici: non tutto può essere perfetto dal primo giorno. Il 12 giugno non segna la fine del processo, ma l'inizio. Il vero criterio di successo sarà un sistema migratorio equo e fermo, in grado di ripristinare la fiducia dei cittadini europei e al contempo di tutelare i nostri valori.
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