Patto Ue sui migranti, l'Italia parte in anticipo. Frontiere, trattenimenti e ricorsi: ecco cosa cambia

Per il ministro dell’Interno Piantedosi si tratta di «una rivoluzione copernicana», che vede il nostro Paese «fra i fautori»
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June 5, 2026
Patto Ue sui migranti, l'Italia parte in anticipo. Frontiere, trattenimenti e ricorsi: ecco cosa cambia
«Una rivoluzione copernicana». Così, in serata, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi presenta il pacchetto di norme appena varato dal Consiglio dei ministri. Si tratta di un decreto legge di attuazione che servirà, spiega ancora il titolare del Viminale, ad «accompagnare l’immediato ingresso e l’entrata in vigore» del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo che entrerà in vigore la prossima settimana, «anche forti del fatto che come governo riteniamo di esser stati attori principali del processo riformatore». Nel dl sono contenute le «misure più urgenti» mentre rimangono invece nel disegno di legge già al vaglio del Parlamento altre disposizioni, come «la disciplina del trattenimento nei Cpr, il cosiddetto blocco navale, le nuove ipotesi di espulsione ordinate dal giudice oppure il prosieguo amministrativo e la competenza dei prefetti per i rimpatri volontari assistiti dei minori» nonché «tutte le altre norme che comunque sono di attuazione del Patto e che faranno il loro percorso in qualche mese».
A sera, la bozza del decreto non è ancora nota. Ma i suoi contenuti filtrano da Palazzo Chigi. L’intervento legislativo dovrebbe servire appunto, viene ribadito, a rendere immediatamente operative, a decorrere dal 12 giugno prossimo (data di avvio dell’applicazione del Patto Ue) le procedure di asilo alla frontiera, che il diritto dell’Unione rende obbligatorie per determinate categorie di richiedenti. In particolare - in attuazione della decisione della Commissione europea che ha quantificato la capacità adeguata degli Stati membri e il numero massimo annuale di domande da esaminare nella procedura di frontiera - nel primo periodo di applicazione (che durerà fino al 12 giugno 2027), l’Italia dovrà esaminare fino a 16.032 domande annue. In attuazione del Patto, la procedura troverà obbligatoria applicazione nel caso di soggetti «pericolosi per la sicurezza nazionale» (per questo aspetto l’Italia ha già adottato, dice il ministro, «limitazioni della libera circolazione di Schengen al confine con la Slovenia, perché la rotta balcanica è importante per motivi di prevenzione antiterrorismo»), di persone provenienti «da Paesi che presentano un tasso di accoglimento di domande inferiore al 20 per cento» e di migranti «che abbiano presentato informazioni o documenti falsi». Per l’Ue le procedure dovranno concludersi entro dodici settimane. Per farcela, l’Italia dovrà aggiornare le norme e «apprestare i necessari rafforzamenti per gli uffici amministrativi e giudiziari». Potrebbero dunque essere implementate le quote di funzionari e impiegati che, a livello centrale e periferico, il Viminale e il ministero della Giustizia impegnano nell’esame delle domande. Con quanti ingressi e con quali coperture di bilancio, non è ancora chiaro.
Le norme del Patto prevedono poi che - per la durata della procedura - il richiedente sia tenuto a soggiornare alla frontiera esterna o in prossimità, in una zona di transito o in altri luoghi designati dallo Stato membro, senza che ciò comporti l’autorizzazione all’ingresso. Tocca a ciascun Governo individuare strutture per metterci i richiedenti in attesa. Il ministro Piantedosi parla della «possibilità che vengono inviati in luoghi sul territorio nazionale di provvisoria accoglienza e dimora, dove l’interessato deve farsi trovare reperibile per le 12 settimane di espletamento delle procedure. Alla violazione della quale scattano le regole europee». Infine, verranno introdotte disposizioni che consentono l’adozione di decisioni di rigetto di maggior rigore (per cui non opera l’effetto sospensivo automatico della presentazione del ricorso giurisdizionale), con riguardo «alle ipotesi di inammissibilità, manifesta infondatezza e ritiro implicito della domanda». E viene definita «particolarmente incisiva» la previsione del fermo del soggetto alla frontiera, che consente di tenere a disposizione lo straniero «per un massimo di 72 ore nelle more degli accertamenti sull’identità e la pericolosità dello stesso». Un rigore rispetto al quale «siamo molto soddisfatti - conclude Piantedosi -. Partiremo dal 13 giugno e sperimenteremo l’applicazione di queste norme».

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