Un palazzo che è un simbolo dei paradossi all'italiana

Uno straordinario esempio di inclusione e di solidarietà all’interno di un caso (stra)ordinario di illegalità tollerata (e anche di vicinanze e di simpatie politiche di turno)
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August 7, 2026
Un palazzo che è un simbolo dei paradossi all'italiana
Lo Spin Time a Roma
Uno straordinario esempio di inclusione e di solidarietà all’interno di un caso (stra)ordinario di illegalità tollerata (e anche di vicinanze e di simpatie politiche di turno). Nella storia d’Italia a volte i paradossi, che racchiudono tante cose e il loro contrario, s’incarnano in realtà precise e lo Spin Time di Roma è una di queste. Che si presta a vari livelli di lettura: il più superficiale (ma non per questo meno vero) parla di un immobile privato da 21mila mq. nel centro della capitale occupato abusivamente da ben tredici anni da circa 400 persone. Pur sempre una risposta a un’emergenza che vede lo Stato in colpevole ritardo, si dirà. E, ancora, c’è poi il piano di come vengono gestiti i soldi pubblici: il palazzo di via Santa Croce fa parte di un pacchetto di 396 immobili venduti dallo Stato nel 2004 (le famose cartolarizza-zioni del governo Berlusconi), in soli 10 giorni, per incassare subito tre miliardi; a comprare fu il fondo Investire Sgr, con forti interessi privati, che - capolavori che riescono solo a certa finanza - lo fece facendosi dare un grosso prestito da Cdp, in pratica dallo Stato stesso che, poi, ha continuato a usare quegli immobili versando ai privati ben più di quei 3 miliardi. Non certo un affare, quindi, per l’interesse pubblico, che fa rimpiangere allora diverse destinazioni. A Spin Time, però, non ci sono solo alloggi, indispensabili per chi ci vive. E il suo non si può ridurre solo a un caso di emergenza abitativa. Negli anni sono sorte tante realtà: un’osteria Slow Food, una discoteca, una falegnameria, una serigrafia, un “coworking”, un birrificio. Tutto molto positivo, ma anche libero da quei “lacci e lacciuoli” (anche sulle norme di sicurezza) con i quali convivono ogni giorno tanti artigiani. Ma possono esistere “isole” libere da quella burocrazia che opprime tanti altri connazionali? Si obietterà che è un esempio, quasi unico e perciò da tutelare, di animazione socio-culturale e anche di convivenza fra 27 etnie diverse. Vero anche questo. Non si può dimenticare, però, che la prima pietra di convivenza sta, sempre, nel rispetto delle regole (fra cui anche quelle sulle graduatorie delle case popolari). Certo, sono regole spesso calpestate da quegli interessi privati che nel caso Spin Time nemmeno ci mettono la faccia, ma la diversità non può stare nel calpestarle in un altro modo. Sta alle parti pubbliche trovare ora un modo per preservare l’esperienza di Spin, in quella o anche in un’altra area, anche in un altro modo. Evitando lo spettacolo (triste) di una pubblica via occupata da nove giorni da un accampamento. E ricordando, nel giorno dell’addio di Guccini, che per tutti «la casa è come un punto di memoria, le tue radici danno la saggezza. E proprio questa è forse la risposta».

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